photosnever sleep
Veronica [Reprise]

Veronica #05Veronica #04

Come il vento che soffia

Visioni

Sorpresa. Paura ed ansia.
Aspetto una dolce verifica nel giorno che inizia.
Cosa sarà di me? Piccolo cuore.
Sei tu che scegli se diventare. Se vivere.
Come il vento che soffia.

Desaturando (ma solo parzialmente)

EliMa - 03[in your purple eyes]

La tecnica della desaturazione parziale – chiamata anche cut-out o colore selettivo – consiste nel lasciare alcuni dettagli di una foto a colori, convertendo il resto della fotografia in bianco e nero. Si ottiene così una foto desaturata, in cui un solo colore (o anche di più, a seconda del dettaglio) mantiene il suo pigmento.

Io odio la desaturazione parziale. E nel mio portfolio ho almeno un paio di foto (le vedete in alto) postprodotte con questa tecnica. Sono due foto del quale mi vergogno molto, per il quale ho chiesto scusa e che mi hanno costretto a passare molto tempo in ginocchio sui ceci. Ho imparato con il tempo e lo studio che un bravo fotografo riesce a far risaltare un soggetto con la composizione, con lo sfuocato, con la tecnica. Le desaturazioni selettive sono fatte quasi sempre da amatori alle prime armi, servono a dare l’illusione (effimera) di uno scatto artistico, di uno scatto particolare, quando poi in realtà di artistico in quello scatto non c’è proprio nulla. E’ un inutile orpello per tentare di salvare una foto che altrimenti non avrebbe niente da dire; se sei costretto a desaturare parzialmente (con un programma di fotoritocco) per evidenziare qualcosa è chiaro che da qualche parte hai sbagliato: e forse non è il caso di dirlo al mondo. Prova a cercare una foto di un grande artista (del passato o anche attuale) che abbia desaturato parzialmente una propria foto. Ti risparmio un po’ di tempo: non ne troverai.

Partire, è un po’ morire

Partire #02Partire #01

Partire, è un po’ morire, è morire rispetto a ciò che si ama: si lascia un frammento di se stessi in ogni ora e in ogni luogo. (Edmond Haraucourt)

La felicità non è perfetta

Felice

La felicità non è perfetta. E non può esserlo. La felicità ha bisogno di disperazione, di pianti, di sacrifici; perché per essere vera deve arrivare dal cuore e passare attraverso la sofferenza, una sofferenza reale. E sul momento è fottutamente difficile, da sembrare quasi impossibile: e quello è il momento di pensare solo a se stessi e di guardare avanti. Perchè la felicità più bella è quella che si conquista giorno dopo giorno, minuto dopo minuto, passo dopo passo. E quando arriva è qualcosa di meraviglioso e fa dimenticare tutto il resto.

Veronica

Veronica #01Veronica #02

Ex Caserma Durando

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In questi giorni è tornata alla ribalta la Caserma Durando di Mondovì. Tutto perchè John Aimo, presidente della sezione monregalese di Italia Nostra, ha denunciato alla Stampa la situazione di degrado in cui versa l’ex caserma. A Mondovì però conoscono tutti la situazione della Durando, tristemente nota anche per il ritrovamento, nel 2010, del cadavere di Romano Ferreri; la conosce soprattutto l’amministrazione comunale visto che il comune spende annualmente cifre importanti per la gestione e la messa in sicurezza del fabbricato. Le mie foto risalgono a qualche mese fa e probabilmente la situazione da quel giorno è cambiata: il divano che si trovava in una stanza del piano inferiore credo non ci sia più, bruciato in un incendio quasi sicuramente doloso. La situazione della caserma era già difficile: il tetto crollava, le scale erano senza protezione, i calcinacci cadevano un po’ ovunque. All’interno è tutto distrutto, devastato, e si vede chiaramente il risultato dell’incuria e dell’abbandono; non credo che la struttura (a differenza del vecchio ospedale) sia ormai più recuperabile e un discorso di demolizione (non oso immaginare i costi) sarebbe forse il più appropriato per il futuro di questo stabile. Non bastano un paio di cartelli e qualche lucchetto. Ed è un peccato che un pezzo di storia così importante debba essere distrutto per colpa della poca attenzione.

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Pitturare e raccontare

MordiParmaYoung PerformersWordpress #09Consonno #21

Nell’ultimo periodo il mio modo di intendere la fotografia è decisamente cambiato. Rivoluzione è una parola che si adatta bene a questa fase. Sono passato da quello che adesso definisco pitturare con la luce, a raccontare. Sono stato fulminato sulla via di Damasco dalle parole di Gianni Berengo Gardin: “il vero DNA della fotografia è la documentazione“. In rete mi capita di vedere di continuo bellissime foto di paesaggi incredibili, autentiche esplosioni di luci e di colori: tramonti, albe, cieli azzurrissimi e nuvole cariche di emozioni. E nonostante la quantità industriale di like e commenti positivi non mi entusiasmano: perché sono dipinti costruiti ad arte per imitare quello che i pittori disegnavano nei secoli scorsi. E’ cambiato il mezzo per dipingere, forse è diventato più semplice, ma il risultato non è cambiato molto. Descrivere e raccontare il mondo di oggi, il reportage, la documentazione: questa è il vero scopo della fotografia. Se voglio dipingere prendo un pennello, i colori, una tela e lascio correre la fantasia. E mi immagino il tramonto più bello di sempre sul Monviso, e disegno i riflessi di Rocca La Meja sull’omonimo lago; che se devo costruirlo con Photoshop, i tempi lunghi e con i filtri non cambia molto. Io non sono contrario al fotoritocco, la fotografia è arte, è la personale visione del fotografo tra realtà e fantasia; e al risultato finale, se non trascende la tangibilità del momento, si può arrivare con ogni mezzo. Perchè nemmeno il file raw grezzo è la realtà, ma è una realtà mediata dal fotografo, dal sensore e dall’obbiettivo. Chi vuole diventare pittore/artista con il sensore della propria macchina fotografica e con il fotoritocco è liberissimo di farlo: per un minuto, un giorno, per una vita intera, e certamente lo farò anche io, perché no? La parola fotografia però deriva dal greco e significa scrivere con luce, non dipingere con la luce (fotocromia). Credo che oggi più che mai la vera identità della fotografia sia il reportage: l’impronta dell’uomo sul pianeta. Ed è quello che lasceremo ai posteri, perchè di panorami mozzafiato finti ne abbiamo già per i prossimi 4000 anni, ma la storia come la cattura la nostra macchina fotografica non la può raccontare nessuno. E nessuno riuscirà a togliermelo dalla testa.

“Io non sono un artista. Non ci tengo assolutamente a passare per artista. Oggi i giovani fanno le cosiddette fotografia d’arte che a me non interessano perché copiano quello che hanno fatto i pittori con 50-100 anni di ritardo. A me interessa la foto di documentazione perché il vero DNA della fotografia è la documentazione. (Gianni Berengo Gardin)”