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Veronica

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Ex Caserma Durando

Caserma Durando #24

In questi giorni è tornata alla ribalta la Caserma Durando di Mondovì. Tutto perchè John Aimo, presidente della sezione monregalese di Italia Nostra, ha denunciato alla Stampa la situazione di degrado in cui versa l’ex caserma. A Mondovì però conoscono tutti la situazione della Durando, tristemente nota anche per il ritrovamento, nel 2010, del cadavere di Romano Ferreri; la conosce soprattutto l’amministrazione comunale visto che il comune spende annualmente cifre importanti per la gestione e la messa in sicurezza del fabbricato. Le mie foto risalgono a qualche mese fa e probabilmente la situazione da quel giorno è cambiata: il divano che si trovava in una stanza del piano inferiore credo non ci sia più, bruciato in un incendio quasi sicuramente doloso. La situazione della caserma era già difficile: il tetto crollava, le scale erano senza protezione, i calcinacci cadevano un po’ ovunque. All’interno è tutto distrutto, devastato, e si vede chiaramente il risultato dell’incuria e dell’abbandono; non credo che la struttura (a differenza del vecchio ospedale) sia ormai più recuperabile e un discorso di demolizione (non oso immaginare i costi) sarebbe forse il più appropriato per il futuro di questo stabile. Non bastano un paio di cartelli e qualche lucchetto. Ed è un peccato che un pezzo di storia così importante debba essere distrutto per colpa della poca attenzione.

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Pitturare e raccontare

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Nell’ultimo periodo il mio modo di intendere la fotografia è decisamente cambiato. Rivoluzione è una parola che si adatta bene a questa fase. Sono passato da quello che adesso definisco pitturare con la luce, a raccontare. Sono stato fulminato sulla via di Damasco dalle parole di Gianni Berengo Gardin: “il vero DNA della fotografia è la documentazione“. In rete mi capita di vedere di continuo bellissime foto di paesaggi incredibili, autentiche esplosioni di luci e di colori: tramonti, albe, cieli azzurrissimi e nuvole cariche di emozioni. E nonostante la quantità industriale di like e commenti positivi non mi entusiasmano: perché sono dipinti costruiti ad arte per imitare quello che i pittori disegnavano nei secoli scorsi. E’ cambiato il mezzo per dipingere, forse è diventato più semplice, ma il risultato non è cambiato molto. Descrivere e raccontare il mondo di oggi, il reportage, la documentazione: questa è il vero scopo della fotografia. Se voglio dipingere prendo un pennello, i colori, una tela e lascio correre la fantasia. E mi immagino il tramonto più bello di sempre sul Monviso, e disegno i riflessi di Rocca La Meja sull’omonimo lago; che se devo costruirlo con Photoshop, i tempi lunghi e con i filtri non cambia molto. Io non sono contrario al fotoritocco, la fotografia è arte, è la personale visione del fotografo tra realtà e fantasia; e al risultato finale, se non trascende la tangibilità del momento, si può arrivare con ogni mezzo. Perchè nemmeno il file raw grezzo è la realtà, ma è una realtà mediata dal fotografo, dal sensore e dall’obbiettivo. Chi vuole diventare pittore/artista con il sensore della propria macchina fotografica e con il fotoritocco è liberissimo di farlo: per un minuto, un giorno, per una vita intera, e certamente lo farò anche io, perché no? La parola fotografia però deriva dal greco e significa scrivere con luce, non dipingere con la luce (fotocromia). Credo che oggi più che mai la vera identità della fotografia sia il reportage: l’impronta dell’uomo sul pianeta. Ed è quello che lasceremo ai posteri, perchè di panorami mozzafiato finti ne abbiamo già per i prossimi 4000 anni, ma la storia come la cattura la nostra macchina fotografica non la può raccontare nessuno. E nessuno riuscirà a togliermelo dalla testa.

“Io non sono un artista. Non ci tengo assolutamente a passare per artista. Oggi i giovani fanno le cosiddette fotografia d’arte che a me non interessano perché copiano quello che hanno fatto i pittori con 50-100 anni di ritardo. A me interessa la foto di documentazione perché il vero DNA della fotografia è la documentazione. (Gianni Berengo Gardin)”

The Leaning Tower of Pisa

The Leaning Tower of Pisa #01The Leaning Tower of Pisa #01

Queste foto risalgono ad qualche tempo fa: era il 25 aprile 2014. All’inizio dell’anno mi piace ripercorrere le tappe della mia fotografia e riesco sempre a trovare qualcosa che avrei voluto pubblicare senza trovarne il tempo. Nel caso specifico cercavo una posizione un po’ diversa per ritrarre la Torre di Pisa, ma trovare qualcosa di innovativo per uno dei monumenti italiani più celebri è davvero arduo. Credo che ormai sia stata fotografata in tutte le salse disponibili e forse anche non disponibili. Ho cambiato il punto di vista abbassandomi e ho affiancato alla Torre qualcos’altro: una serie di cartelli ed un vaso (non saprei come definirlo) che passava di lì. Tuttaapertura ovviamente. Impresa disperata, certo, ma l’idea di riportare qui queste due foto mi piaceva, era quasi necessario. E poi non sono così male, dai…

Il lato effimero

Il lato effimero

Pensavo cose, non belle a dire il vero, ripercorrevo attimi, parole dette e taciute, emozioni. Poi mi sono ritrovata a non pensare più niente, persino la preoccupazione più ostinata è scivolata via, cadendo come l’orsacchiotto che avevo appoggiato distrattamente sul ripiano. Non si direbbe, ma anche la crisi ha il suo lato effimero e per un po’ ti lascia, fugge via chissà dove, e tu ti ritrovi in un silenzio strano, ma intimo e basta ascoltarsi respirare per intuire che si cresce faticosamente, ma inesorabilmente.

Foto di/Photo by Samuele Silva – Parole di/Words by Sara Taricani.

Galà di Musical

Recital #085

Questo foto risalgono al luglio 2014, fotograficamente parlando circa un secolo fa. Erano nel cassetto delle foto da controllare e finalmente sono riuscito; mi dispiaceva lasciarle nel limbo del ‘forse potrei‘. In realtà avevo già pubblicato una foto, ma non aveva nessuna attinenza con l’evento. Si tratta dell’annuale rassegna Roccaforte in Danza, lo spettacolo è una recital di Musical celebri messo in scena dagli allievi della prestigiosa accademia di Parma ‘Professione Musica e Danza’. Lo spettacolo è stato divertente, ben recitato e mai noioso: ricordo di essermi divertito tantissimo a fotografare. Non ero molto lontano dal palco, ma ho comunque scattato quasi sempre con il 70-200 utilizzato (ovviamente) a tutta apertura. L’unica foto scattata con il 24-70 è la scena disco tratta da ‘La febbre del sabato sera’. Devo ammettere che fotografare il teatro dà sempre grandi soddisfazione (ma ci vuole qualcosa di decisamente luminoso).

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Roccaforte in Danza è una rassegna che offre ai propri ospiti danzatori giornate di studio e approfondimento nella danza accademica, ma anche una piacevole vacanza di svago in luoghi pieni di tranquillità e relax nel verde della Valle Ellero.
Night Glow

Night Glow #01

La Night Glow è uno dei numerosi appuntamenti del raduno dell’Epifania: forse il più spettacolare. E’ un’idea molto semplice, ma di grande impatto: vengono scelte alcune mongolfiere (quest’anno cinque) per essere illuminate in notturna. A ritmo di musica. E’ davvero molto coinvolgente e sono sempre tantissime le persone che, nonostante il freddo clamoroso, tutti gli anni assistono all’evento. Io sono arrivato un po’ in ritardo (ho cercato di evitare il più possibile le temperature polari di questi giorni) e ho dovuto farmi largo tra la folla. Ho scattato prima con il fish-eye, sul treppiede, con tempi lunghi e diaframma molto chiuso. Data la quantità di fotografi volevo proporre qualcosa di un po’ alternativo, ma non avevo calcolato il movimento, anche se appena percettibile, delle mongolfiere. Sono passato quindi al 24-70 a mano libera, fuoco manuale con il tempo minimo per evitare il mosso, 800 ISO e tuttaapertura. Ho lavorato davvero tanto in post-produzione: sulle luci, sui contrasti e sui colori. Bilanciamento del bianco impostato a 2000 gradi Kelvin (praticamente blu oltremare). Ho premuto il pulsante di scatto 487 volte (alcune a raffica) e, alla fine della fiera, sono riuscito a salvare 118 foto. Queste, as usual, sono le mie preferite.

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Raduno dell’Epifania 2017

Raduno dell'Epifania #010

Quando questa mattina mi sono alzato e ho visto la colonnina di mercurio segnare 8 gradi sotto lo zero la tentazione di tornare sotto le coperte è stata davvero forte. Ma quest’anno non ho ancora avuto la possibilità di fotografare ed il raduno dell’Epifania di Mondovì, giunto alla 29esima edizione, era un’occasione troppo ghiotta per lasciarmela sfuggire. E poi volevo provare il fish-eye con le mongolfiere. Sono arrivato in Piazza Europa insieme ai primi partecipanti e sono quindi riuscito a fotografare le operazioni di gonfiaggio dei palloni: ho scattato un po’ di tutto (in totale 320 foto) e mi sono divertito molto con il mio occhio di pesce. Quest’anno la partecipazione è numerosa e colorata ed i soggetti interessanti sono davvero tantissimi: ovviamente su tutti spiccano la coppia di pinguini (dall’Inghilterra) e il coniglio (dalla lontana Svezia). Ho scelto 28 foto per spiegare al meglio quanto successo a Parco Europa (nome indovinato) questa mattina. Adesso torno per l’evento del pomeriggio. :-)

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