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Cappella Mondovicino

Cappella Mondovicino

Avevo in archivio un altro pokestop e non lo sapevo. Distratto. Questa è quella che Pokemon Go definisce erroneamente Cappella Mondovicino. Per i puristi del monregalese è una specie di attentato al cuore della storia e alla tradizione. Certo, lo so, non è il massimo definire questa piccola e antica cappella con il nome del modernissimo outlet, ma è il prezzo che dobbiamo pagare al progresso digitale. E’ giusto? Probabilmente no. Ma non credo si possa fermare questo processo di modernizzazione che stiamo vivendo tutti i giorni sulla nostra pelle; è necessario (ma non obbligatorio) seguire la corrente ed imparare a nuotare il più velocemente possibile. Io ci provo (e faccio fatica).

Pilone nei boschi (Pokestop)

Pilone nei Boschi

In quest’ultimo periodo il mondo sembra impazzire per Pokemon Go. Su facebook e sui giornali non si parla d’altro. Sono tutti a caccia di Pikachu e dei suoi amici: e l’ironia del popolo dei social network si è scatenata. Io non sono fra coloro che criticano, anzi, trovo l’utilizzo della realtà aumentata decisamente geniale e credo che nel futuro prossimo saranno molte le applicazioni che utilizzeranno questo tipo di tecnologia. In realtà è una tesi che sostengo da tempo. Ma quello che trovo interessante e stimolante di Pokemon Go è l’utilizzo dei Pokestop in modo istruttivo e decisamente reale. I Pokestop sono molto importanti: per chi non conosce la meccanica del gioco posso dire che sono dei luoghi in cui trovare risorse per continuare a giocare; generalmente sono situati in luoghi di particolare interesse storico, geografico, toponomastico. A Mondovì, a pochi passi da dove lavoro, ho scoperto l’esistenza di un pilone religioso proprio grazie al gioco: non l’avevo mai notato prima, nascosto dalla natura selvaggia ed in totale stato di abbandono. E questo pomeriggio ho deciso di fermarmi e fare qualche foto (a mezzogiorno, chiedo venia). E’ un gioco, divertente per alcuni, stupido per altri: ma può anche insegnare qualcosa. Ed è una questione da non sottovalutare.

L’abominevole ecomostro delle nevi

Ecomostro #17

Saint Grèè è una piccola frazione di Viola, in provincia di Cuneo. E’ molto conosciuta perché negli anni settanta ebbe un rapido sviluppo economico e urbanistico; grazie alle abbondanti nevicate divenne un’importante e rinomata metà turistica. Vennerò costruiti alberghi, residence e impianti di risalita. Purtroppo negli anni le precipitazioni nevose diminuirono e si verificò un progressivo abbandono delle strutture che dal 1997 risultano abbandonate. Fra queste strutture la più conosciuta è certamente la Porta della neve.

Al suo interno racchiudeva il cinema/teatro, la sala giochi, il supermercato, la palestra, il bar dotato di piscina interna, esterna e grandissimo solarium, la farmacia, il ristorante, la pizzeria, diverse boutique, un negozio di fotografia, il noleggio attrezzature sportive, un punto di pronto soccorso, la scuola sci, un ristorante dedicato agli sciatori, accessibile direttamente dalle piste da sci, le sedi di due sci club ed una grandissima hall adatta ad organizzare spettacoli di diversa natura e serate di cabaret. In questa struttura negli anni si esibirono famosi artisti fra cui Fiordaliso, Nick Kemen, Ivana Spagna, Den Harrow, Ornella Muti, Gegia, l’illusionista El Drago, Carlo Cori, il mago Forest, le ragazze Fast Food di “Drive In”, noto programma ideato da Antonio Ricci. Nel 1981 fu addirittura sede dei mondiali di sci Alpino.

Ecomostro #10Ecomostro #11Ecomostro #18

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Illuminata Street Food Truck Edition

MordiParma

In questi giorni a Cuneo si celebra l’Illuminata. Una manifestazione che definire grandiosa è probabilmente riduttivo. Io però ho trovato molto più interessante (e gustoso) l’evento che si è consumato (è proprio il caso di dirlo) in piazza Foto Boario, la celebrazione del cibo di strada: Illuminata Street Food Truck Edition. Ho assaggiato un po’ di tutto: farinata ligure (purtroppo savonese, quindi senza cipolline), patatine all’americana, arrosticini, gustoso con gamberoni, cannoli siciliani, crostone delle dolomiti, carne argentina, carne alla griglia, hamburger di tutti i tipi (potrei continuare per almeno altre quattro righe) e tanta tanta tanta tanta ottima birra (buona la birra). E ho scoperto che il cibo di strada può diventare arte: mai come in questo caso. Mi sono cimentato anche in un reportage fotografico molto divertente e ho scelto 6 foto per la pubblicazione. Tutte da gustare.;-)

La piazza Foro Boario di #Cuneo sarà invasa pacificamente dai sapori di tutta Italia e non solo: 25 cucine su ruota, selezionate per bellezza e qualità del prodotto.
Un’esplosione di #gusto e di simpatia, accompagnata da un ricco calendario di #concerti e #musica live che si svolgeranno nella piazza, da #laboratori per i più #giovani e da un’area bimbi/ragazzi a cura di Kinder +Sport

I love beerAttesa

Pizza PigGustoso con GamberoniFarinata Ligure

Paraloup

Paraloup #01

Giovedì scorso mi sono dedicato ad una veloce escursione a Paraloup. Paraloup è una piccola borgata (non saprei in che altro modo definirla) sopra Rittana. E’ una passeggiata semplice, quasi completamente su asfalto: dal Chiot Rosa sino al rifugio ci vogliono poco più di 20 minuti. Potrei tediarvi con una noiosa e minuziosa descrizione della zona e del percorso, ma non sono bravo a parlare di montagna. Preferisco utilizzare le parole di Lorena, pubblicate sul portale Nakture. Lei è molto più brava e romantica del sottoscritto. Le foto invece sono mie: sono foto turistiche, scattate nell’ora peggiore (nel primo pomeriggio) e senza la dovuta preparazione. Non sono immagini da concorso, ma credo comunque che rendano l’idea della bellezza e della tranquillità del posto. Buon viaggio.

Paraloup #08Paraloup #09

La sensazione arrivati qua è di immensa pace, non so se è solo perché la giornata che ho scelto non era molto affollata o se è veramente il luogo con questa salita fino allo stupendo punto panoramico dell’Alpe di Rittana che porta con sé una sensazione di un luogo perfetto, come ho letto in alcuni testi che ne parlano.

Si sale da Gaiola in auto verso Rittana, poi seguendo le indicazioni fino a Chiot Rosa dove si lascia la macchina e si parte zaino in spalla verso Paraloup, il cui nome vuol dire secondo la tradizione popolare locale “difesa dai lupi”, attraverso una comoda rotabile in circa venti minuti si raggiunge il gruppo di case che è stato una delle culle della resistenza partigiana. Proprio qui infatti è nata la Banda Italia Libera, in cui combatterono anche nomi conosciuti come Duccio Galiberti, Nuto Revelli e Livio Bianco.

Alcuni anni fa la fondazione Nuto Revelli ha iniziato un progetto che dal 25 aprile 2007 al 2010 ha portato al recupero della Borgata, grazie all’abile lavoro di alcuni architetti non sono state toccate le rovine delle vecchie baite ma si è ricostruito inserendo delle nuove strutture in legno con il minimo impatto. Tra le case è stato aperto anche un piccolo rifugio dalle cui finestre si può godere un’impareggiabile vista sulla Bisalta e sui monti circostanti.

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Certo non ci si arrampica tra le pietre e le rocce delle montagne cuneesi in questa escursione, ma sicuramente è uno dei posti che mi rimarrà più nel cuore per le sensazione che ho provato salendo e leggendo prima alcuni testi su questi luoghi. Ecco cosa si scrive nel libro i Sentieri della libertà: “Per Paraloup è stata coniata l’evocativa definizione di Pompei dei partigiani. Nella Borgata un gruppo di case usate solo d’estate dai pastori d’Alpeggio, il 20 settembre 1943 salirono i primi partigiani del Piemonte e probabilmente d’Italia”.

Un luogo pieno di storia da vedere assolutamente anche per capire queste vite “lente” descritte nei libri di Nuto Revelli e conoscere meglio un pezzo importante della nostra storia come quello della Resistenza partigiana. Per chi volesse leggere qual cosina in più prima di salire fino all’Alpe inserisco un allegato a questo articolo con alcune notizia storiche trovato sul web.

Non è un itinerario ideale per una gita con dei bambini piccoli per il sentiero ripido che arriva all’Alpe, ma si può comunque organizzare una visita a Paraloup perché la distanza dal parcheggio è solo 30 minuti. Consigliatissimo per un bel pic-nic fermarsi anche nella bella area attrezzata di Chiot Rosa con tavoli all’aperto, barbecue e un piccolo punto ristoro o direttamente salire al rifugio che fa servizio bar/ristorante o anche pernottare in una delle baite ristrutturate.

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Selfie with Santiago Calatrava

Selfie with Santiago Calatrava #01Selfie with Santiago Calatrava #02

Era già diverso tempo che non pubblicavo un selfie e quindi credo sia il caso di raddoppiare. Di spalle, meglio. Queste due foto arrivano direttamente dall’estate 2012, intorno a me la bellissima Valencia disegnata dal grande Santiago Calatrava. Treppiede, autoscatto e 10 secondi per allontanarmi; diaframma molto chiuso per evitare problemi di messa a fuoco (la luce certo non mancava). Sullo sfondo si vedono la bellissima Agorà e il Pont de l’Assut de l’Or, entrambi disegnate dal grande architetto Spagnolo (naturalizzato Svizzero). Purtroppo in vacanza il tempo è sempre troppo poco, ma mi piacerebbe dedicare del tempo fotografico alla Ciutat de les Arts i les Ciències: gli spunti sono moltissimi. Magari qualche giorno, magari sperando anche in un cielo più adatto.

La casa

La casa

I Love Toret (in Sanremo)

I love Toret (in Sanremo) #01

Cosa sono i Toret? Sono delle fontane pubbliche, dal tipico colore verde bottiglia, caratterizzate da una testa di toro (appunto toret, piccolo toro) da cui sgorga l’acqua. Sono uno dei simboli di Torino e sono sparse per tutta la città: il censimento parla di circa 800 Toret. Sono tutte raccolte nella capitale sabauda (e dintorni) tranne due. Infatti due di queste fontanelle sono a Sanremo, rispettivamente in piazza dei Dolori e in via Francesco Corradi. Perché a Sanremo ci sono due Toret? Non lo so, è un mistero che non sono ancora riuscito a svelare. Nel settembre 2012 è nato un bellissimo progetto: I love Toret, che si ripropone la valorizzazione e la salvaguardia di questo bellissimo cimelio storico (i primi risalgono alla seconda metà dell’ottocento). Sul sito si possono anche adottare; io davvero non potevo rimanere insensibile alla situazione del Toret di Via Francesco Corradi (che vedete nelle foto) e ne sono diventato padre adottivo. Il colore non è il classico verde bottiglia (ma forse non lo è mai stato) e la ruggine inizia a diventare padrona della ghisa. Inoltre, attorno al basamento, c’è questo strano pentagramma (credo un’aggiunta recente) che ricorda che Sanremo è anche e soprattutto musica; una piccola licenza poetica che si può concedere alla città del teatro Ariston. Mi piace che nella mia Liguria ci sia questo simbolo di Torino, una sorta di gemellaggio. Sarebbe davvero bello ed importante se questo piccolo angolo di Piemonte non venisse disperso per l’incuria e il disinteresse. Noi ci crediamo.

I love Toret (in Sanremo) #02I love Toret (in Sanremo) #03I love Toret (in Sanremo) #04

“Anche se ha le corna, non è un buon motivo per tradirlo. Soprattutto dopo anni di dissetante carriera”.