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Ossario di Custoza

POSTED ON 6 Mag 2024 IN Landmark, Reportage     TAGS: cemetery, monument

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L’Ossario di Custoza è segnato in rosso nella mia personalissima mappa dei luoghi da visitare (in Italia). Perché è un simbolo, uno dei pochi, legato alle guerre d’indipendenza combattute nel 1848 e nel 1866, prima dall’esercito sabaudo e poi dall’esercito italiano; e il Risorgimento Italiano è da sempre un periodo storico che mi affascina. Sono arrivato alla biglietteria poco prima della chiusura (il biglietto costa pochissimo) e quindi mi sono visto costretto a fare un giro decisamente veloce: nonostante le dimensioni ridotte dell’Ossario (definire angusta la scala è riduttivo) sono riuscito a fotografare con il treppiede (senza pensare troppo) e mi sono anche permesso il lusso di cambiare obbiettivo. È un luogo che per certi versi può apparire macabro, ma è anche un monumento che permette di riflettere e, con un minimo di lucidità, comprendere cos’eravamo.

L’Ossario di Custoza è un monumento che si presenta come una torre a forma piramidale, alta quasi 40 metri. Fu inaugurato nel 1879 da Amedeo di Savoia, duca d’Aosta, per conservare le spoglie dei caduti durante la prima e terza guerra d’indipendenza italiane, nel 1848 e 1866. La storia di questo monumento è fortemente legata a quella di Don Pivatelli, parroco di Custoza, che ne promosse la costruzione. Egli nacque in una frazione di Villafranca di Verona nel 1832, e nel 1872 divenne parroco di Custoza, che fu teatro delle sanguinose battaglie d’indipendenza. Spinto dalla pietà nei confronti dei soldati che morirono per la libertà della loro patria, senza ricevere nessun tipo di riconoscimento e lasciati seppelliti nelle fosse comuni, egli decise di trovare un luogo dove raccogliere le loro spoglie.

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Angelo -prenditi cura di lei-

POSTED ON 1 Mar 2024 IN Landmark     TAGS: religion, cemetery

Angelo

Joy Division a Staglieno

POSTED ON 12 Ago 2023 IN Landmark     TAGS: cemetery, art

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All’interno del cimitero monumentale di Staglieno si trovano due tombe molto celebri, utilizzate dai Joy Division (gruppo musicale post-punk britannico) come copertine dei loro dischi. Ovviamente da appassionato di musica sono andato alla ricerca di questi luoghi di culto laico e, non senza fatica fatica, sono riuscito a trovarli. La Tomba Appiani, opera dello scultore Demetrio Paernio (1910) che rappresenta il compianto delle pie donne e utilizzata per l’album CLOSER (pubblicato postumo nel 1980 dopo il suicidio di Ian Curtis), si trova nel porticato sud. Mentre il bellissimo Angelo della Tomba Ribaudo, opera dello scultore Onorato Toso (1910) e cover del singolo LOVE WILL TEAR US APART (pubblicato nel 1980), si trova nel Portico Trasversale (porticato semicircolare). Assolutamente da non perdere.

Cimitero Monumentale di Staglieno

POSTED ON 12 Ago 2023 IN Reportage, Landmark     TAGS: cemetery, art

Cimitero Monumentale di Staglieno /52

Quando si varca la soglia del cimitero Monumentale di Staglieno si entra in mondo completamente avulso dal sistema; è un luogo che nasconde un fascino e una magia che sono impossibili da descrivere. E ammetto che anche la fotografia non riesce a spiegare l’atmosfera e l’arte che si svelano dietro ogni arco, lungo i corridoi, nei porticati, nei sotterranei. Esistono molteplici anime a Staglieno e raccontarle tutte in poche parole non è possibile: ci sarebbe da scrivere un libro (e infatti ne hanno scritti diversi). È un luogo immenso nel quale perdersi: ho girato quasi un giorno intero e non sono riuscito a visitarlo tutto. Si cammina, senza sosta, con la mappa e dietro ogni angolo c’è qualcosa da fotografare che sorprende e lascia stupefatti.

Durante il corso della sua storia, il cimitero non è stato solo luogo di sepoltura, ma anche meta delle visite di artisti e letterati giunti da ogni dove. Tra questi, il celebre scrittore Ernest Hemingway che definì Staglieno “una delle meraviglie del mondo”.

Ho scattato un’infinità di fotografie, perché la resistenza è futile. Alcune di queste immagini sono decisamente conosciute: la Tomba Oneto, di Giulio Monteverde (1882), la statua di Caterina Campodonico, la venditrice di noccioline (1881), opera dello scultore Lorenzo Orengo, capolavoro del realismo borghese, ma anche dramma eterno (1893), altra opera meravigliosa di Giulio Monteverde, che rappresenta il drammatico contrasto tra la sensuale giovane figura femminile e l’impassibile personificazione della morte che sta per ghermirla. Potrei anche parlare di musica, magari un’altra volta: ho pubblicato 70 foto e adesso osservatele e provate ad immergervi con me nella magia meravigliosa del Cimitero di Staglieno.

Vi sono monumenti, tombe, figure scolpite squisitamente lavorate, tutte grazia e bellezza. Sono nuove, nivee; ogni lineamento è perfetto, ogni tratto esente da mutilazioni, imperfezioni o difetti.
– Mark Twain

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Fabrizio de Andrè (1940-1999)

POSTED ON 12 Ago 2023 IN Landmark     TAGS: cemetery, art

Cimitero Monumentale di Staglieno /15

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori.
– Fabrizio De André

Chiesa di San Marcello e Ossario di Paruzzaro

POSTED ON 12 Gen 2023 IN Reportage     TAGS: church, cemetery

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San Marcello è un tipico esempio di chiesa cimiteriale, ma ha assunto questa funzione solo sul finire del 1500 in seguito alla costruzione della nuova chiesa di San Siro. Si pensa che fu edificata tra il 1000 e il 1025 ed è una delle più antiche strutture romaniche presenti in Piemonte.

Dotato della tipica facciata a capanna, l’edificio presenta una navata unica che si conclude con un’abside semicircolare, ovvero l’elemento architettonico che ancora conserva segni puramente romanici. La facciata della chiesa, così come la porta d’ingresso, sono infatti fortemente rimaneggiate. La facciata era inoltre ornata da affreschi oggi pressoché scomparsi. All’interno della chiesa, a catturare immediatamente l’attenzione del visitatore sono gli affreschi dell’abside. Prima tra tutte, al centro, la figura del Cristo Pantocratore. L’immagine di notevoli dimensioni è incorniciata dalla mandorla (motivo ornamentale caratteristico dell’iconografia cristiana), sulla quale è ripetuto quattro volte il monogramma IHS, trascrizione latina dell’abbreviazione del nome greco di Gesù. Il Cristo regge sulle ginocchia un libro recante l’iscrizione Ego Sum Lux Mondi. L’affresco è incorniciato da una fascia con motivi vegetali e circondato dal Tetramorfo, cioè dai simboli dei quattro evangelisti.

A destra della chiesa si può ammirare (verbo non adatto alle persone facilmente impressionabili) un ossario con tantissimi resti umani, d’altronde siamo comunque all’interno di un cimitero. La costruzione dell’ossario, con affreschi sulle pareti, può essere datata all’inizio del seicento quando si iniziò a pensare alla zona come ad un’area cimiteriale; purtroppo è chiuso e per fotografare è necessario arrangiarsi fra le sbarre. Devo ammettere che l’ossario mancava su queste pagine. Le informazioni su Paruzzaro e sulla Chiesa di San Marcello le ho riprese da Rivista Savej. Seguite il link per leggere la storia completa di questo luogo davvero magico.

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