The Big Testone

POSTED ON 2 Feb 2023 IN City & Architecture, Landmark      TAGS: art, wideaperture      

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Cosa ci fa la testa del David di Michelangelo rovesciata in un cortile del centro di Torino? No, non l’ho fatta cadere io. E’ un’opera dell’artista Andrea Salvatori, si chiama The Big Testone ed è stata inaugurata il 12 settembre 2019 all’interno del cortile di Palazzo Villa di fronte all’ingresso del negozio del lusso San Carlo 1973. La testa è vuota, al suo interno l’artista ha piazzato delle stelle, un simbolo che Andrea Salvatori utilizza spesso e i visitatori hanno buttato delle monete. Perché? Non è dato saperlo, ma la gente è strana: avranno espresso un desiderio che sicuramente si sarà realizzato. Vicino è scritta una frase di Kant, ma rovesciata: “Il cielo stellato dentro di me, la legge morale fuori di me”. Perché? Non lo so, non posso sapere tutto. :-)

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me.
– Immanuel Kant

Il rinoceronte appeso di Stefano Bombardieri

POSTED ON 24 Gen 2023 IN City & Architecture, Landmark      TAGS: art, monument      

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Quando mi è stato detto che il luogo di ritrovo sarebbe stato sotto il rinoceronte appeso mi sono immaginato un modo di dire tipicamente bresciano. E invece no, nel quadriportico (si chiama così) del centro città, a due passi da piazza della Vittoria, si può ammirare veramente un rinoceronte (a dimensioni reali) appeso sopra la testa dei passanti. È un’opera dell’artista Stefano Bombardieri, non nuovo a creazioni del genere, dal titolo “Il peso del tempo sospeso”. È stata installata all’antivigilia di Natale del 2020 e sarebbe dovuta rimanere esposta per due anni ma, sfruttando la nomina di Brescia capitale della cultura, è ancora lì, a sorprendere i passanti, in attesa di trovare un tempo definitivo. Sembra vero.

La scultura è stata ispirata da una sequenza del film “E la nave va” di Federico Fellini. In questo sceneggiato, un rinoceronte malato viene legato da cinture e issato su un piroscafo transatlantico diretto in America. Questa visione bizzarra per lungo tempo non è stata che un’idea nella mente dello scultore. Fino a che, qualche anno fa Bombardieri non si trovò in una situazione brutalmente simile a quella del povero rinoceronte malato e imprigionato. A quel punto tutto si è concretizzato.

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I colori della fede a Venezia

POSTED ON 9 Dic 2022 IN Reportage      TAGS: event, art, museum      

“L’annunciazione” di Tiziano (1563-1565)“L’ultima cena” di Tintoretto (1561-1566)

Il battesimo di Cristo del Veronese (1560-1561)“Resurrezione di Cristo” del Veronese (1560)“La Crocefissione” di Tintoretto (1560)

Al complesso monumentale di San Francesco di Cuneo sono esposte 5 meravigliose pale d’altare di tre grandi maestri del rinascimento veneto: Tiziano Vecellio, Jacopo Robusti detto il Tintoretto e Paolo Caliari detto il Veronese. La mostra, a cura di don Gianmatteo Caputo e di Giovanni Carlo Federico Villa con il supporto organizzativo di MondoMostre, è allestita in modo elegante, maestoso e completo, è un progetto espositivo di Fondazione CRC e Intesa Sanpaolo ed è completamente gratuita. Assolutamente da visitare.

Apre la mostra l’“Annunciazione” (1563-1565) di Tiziano proveniente dalla Chiesa di San Salvador. Del Veronese vengono presentate il “Battesimo di Cristo” (1560-1561) dalla Chiesa del Redentore e la “Resurrezione di Cristo” (1560 circa) dalla Chiesa di San Francesco della Vigna. Di Tintoretto vengono esposte l’“Ultima Cena” (1561-1566) dalla Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio detta San Trovaso e la “Crocifissione” (1560 circa) dalla Chiesa di Santa Maria del Rosario detta dei Gesuati.

Fotografare è consentito, senza treppiede, ma complicato date le condizioni di luce: ho scattato in manuale a tuttaapertura (f/2.8), impostando 1/80 di secondo (forse sfruttando la stabilizzazione avrei potuto osare di più, ma ho preferito non rischiare) e 800 ISO. Non volevo riprodurre il catalogo della mostra, mi interessava però che le opere fossero ben visibili e nitide senza cercare svolazzi ed eventuali velleità artistiche.

La minaccia dell’Antropocene

POSTED ON 23 Nov 2021 IN Performing Arts      TAGS: event, night, art      

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Si è conclusa domenica, dopo un mese di spettacoli, la manifestazione Cuneo Provincia Futura. E anche io concludo con l’ultimo articolo dedicato all’evento promosso da Fondazione CRC e ideato da Alessandro Marrazzo. E credo di essere l’unico, probabilmente insieme al suo creatore, ad aver assistito a tutti le 10 proiezioni in 3D.

L’ultima che pubblico è La minaccia dell’Antropocene: non è una scelta voluta, perché per riuscire a riprendere in modo ottimale la proiezione ho dovuto assistere due volte. La prima volta non mi sono accorto del cubo che si illuminava nel centro della piazza e la posizione non mi permetteva di riprenderlo; sono quindi dovuto tornare per dedicarmi esclusivamente alla porzione di foresta amazzonica che racconta il suo ciclo vitale nel mezzo del cortile di Santa Croce.

Ho scelto di pubblicare solo 7 delle 10 proiezioni perché ritengo siano le migliori dal punto di vista fotografico: purtroppo l’evento forse più imponente, cioè quello di Piazza Galimberti, è molto interessante dal vivo, ma non garantisce un impatto visivo che potesse meritare la pubblicazione. Se dovessi fare una mia personalissima classifica direi che Un mondo sommerso è la proiezione più interessante, ma anche quelle di Piazza Risorgimento ad Alba, di Piazza Europa a Cuneo e della Torre del Belvedere a Mondovì non sono da meno. Complimenti a chi ha ideato questo progetto perché davvero mi ha emozionato non solo dal punto di vista fotografico.

Nel cortile del complesso di Santa Croce un’installazione site-specific ci parla di deforestazione. Una porzione di foresta pluviale ricreata in un caleidoscopico cubo racconta il suo ciclo vitale inserito in una suggestiva scenografia luminosa creata da ledwall, videoproiezioni e luci architetturali. All’interno del cubo è ricreata una scenografia che riproduce un “tassello” di foresta pluviale che lancia il monito di essere ormai solo un piccolo tassello a causa della deforestazione e che la dimensione infinita è affidata solo ad un effetto ottico, vediamo una grande foresta che in realtà non esiste e se ci muoviamo intorno ad essa all’interno del cubo è sempre infinita mentre l’esterno ci ricorda che è solo una piccola porzione. Un racconto realistico, magico, onirico.

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Un mondo nuovo

POSTED ON 20 Nov 2021 IN Performing Arts      TAGS: event, monuments, night, art      

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Un mondo nuovo è il titolo dell’evento di Cuneo Provincia Futura che viene proiettato (domani per l’ultima volta) sulla facciata di Palazzo Garrone a Bra. Dal punto di vista storico è certamente l’evento più interessante della serie (e l’ultimo che ho seguito) perché racconta le avventure spaziali dell’uomo, da Galileo, passando per Yuri Gagarin e lo Space Shuttle, sino ad arrivare ai progetti per la conquista di Marte. Le immagini e le didascalie si susseguono in ordine cronologico e devo ammettere che ho fatto fatica, da appassionato del genere, a concentrarmi solo sulla fotografia senza seguire la successione degli eventi; peccato solo per la bicicletta che qualche sventurato ha lasciato parcheggiata in bella mostra proprio davanti al colonnato di Palazzo Garrone.

A inizio secolo uno strumento ottico chiamato “Mondo Nuovo” intratteneva le piazze regalando magiche visioni. Oggi a Bra un grande videomapping coinvolge l’intera facciata di Palazzo Garrone e mostra ai nostri occhi la storia di un Nuovo Mondo.
Da Galileo al rover Perseverance: l’attrazione per il pianeta Rosso non si è mai affievolita. Un grande affresco evocativo sulla conquista dello spazio, con la storia delle imprese più importanti realizzate fino a ora e quelle ancora aperte, prima fra tutte la sfida di trasferire la vita dell’uomo su altri pianeti. Tra queste, il programma Artemis, un programma di volo spaziale con equipaggio portato avanti principalmente dalla NASA, da aziende di voli spaziali commerciali statunitensi e da partner internazionali come l’ESA, la JAXA e la Canadian Space Agency (CSA) con l’obiettivo di far sbarcare entro il 2024 “la prima donna e il prossimo uomo” sulla Luna, in particolare nella regione del polo sud lunare. La NASA vede Artemis come il prossimo passo verso l’obiettivo di stabilire una presenza autosufficiente sulla Luna, gettare le basi per costruire un’economia lunare e infine mandare l’uomo su Marte.

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Io sarò

POSTED ON 14 Nov 2021 IN Performing Arts      TAGS: event, night, art, tripod      

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Io sarò è l’unica opera fissa dell’evento Cuneo Provincia Futura; di conseguenza è anche il meno spettacolare. Ma come tutte le altre opere di Alessandro Marrazzo ci costringe a riflettere: che futuro lasceremo ai nostri figli? Saremo stati buoni antenati? Sono domande molto attuali che al momento non trovano risposta.

Colgo l’occasione per mandare un messaggio a Carlo Bo, sindaco di Alba: guardi come ho pulito alla perfezione piazza Michele Ferrero. Me lo merito un tarfufo? Piccolo, 100 grammi saranno più che sufficienti. :-)

Ero indeciso se fotografare, pioveva, ero al caldo al bar Hemingway a degustare un delizioso mojito alla liquirizia. Nonostante tutto ha prevalso la voglia di reportage: la pioggia era calata di intensità e questo mi ha permesso di fotografare con calma la piazza deserta. Fra la prima e la seconda foto mi hanno simpaticamente spento i raggi di luce che proiettano nel cielo; mai una gioia. :-)

Un bambino tende la mano verso il suo “Futuro”, una scritta che si riflette all’infinito, vicina e inafferrabile come il domani. Un sogno illumina il cielo di Alba, due colonne luminose solcano la notte. Protetto da una caleidoscopica teca trasparente, il futuro si specchia negli occhi del Bimbo. Io sarò è un’installazione monumentale che vede protagonista un bambino che guarda una parola di luce, la parola Futuro. Il piccolo tende la mano per toccarla come a provare a impadronirsene, ma una spessa lastra di vetro impedisce il contatto. La parola Futuro si rispecchia all’infinito all’interno della grande teca di cristallo per evocarne l’immensità; intorno, due lunghi fasci di luce si innalzano come colonne senza fine nel buio del cielo notturno di Alba a simboleggiare l’infinito anche fuori dall’opera. Un’opera simbolica sulla crescita e l’inafferrabilità del tempo che sarà.

ARTeFICIALE

POSTED ON 14 Nov 2021 IN Performing Arts      TAGS: event, monument, night, art      

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ARTeFICIALE è il titolo dell’evento Cuneo Provincia Futura di Fondazione CRC nella meravigliosa Piazza Risorgimento di Alba. Le immagini in 3D sono proiettate sulla facciata della Cattedrale di San Lorenzo e lasciano senza parole. Dal punto di vista fotografico è davvero difficile riuscire a rendere l’idea della bellezza che si respira: la piazza è allestita per la fiera del tartufo e gli spazi sono ridotti; senza un obbiettivo decentrabile non esiste modo per evitare le linee cadenti e la maestosità della cattedrale complica ulteriormente la situazione. Mi sono spostato, risultando probabilmente fastidioso, sui tre lati della piazza, ma nel momento in cui veniva proiettata La grande onda di Hokusay mi sono dovuto fermare qualche secondo per osservare con calma. Le foto possono fornire un’indicazione, ma dal vivo è molto più emozionante: c’è tempo sino al 21 novembre.

In Piazza Risorgimento ad Alba prende forma il tema delle Muse, riflettere sul delicato rapporto tra arte e intelligenza artificiale. Può una macchina diventare artista? O l’arte è una prerogativa del solo pensiero umano? Le Arti sono da sempre una preziosa prerogativa della creatività umana. Da Leonardo Da Vinci a Mozart, si è sempre pensato che l’arte fosse patrimonio esclusivo dell’uomo, ma sarà ancora così in futuro? L’intelligenza artificiale sembra contraddire questa teoria. La grande Cattedrale di San Lorenzo, testimonianza della manifattura e del genio dell’uomo, diventa l’immensa tela di un artista, su cui i colori delle videoproiezioni mettono a confronto l’arte prodotta nei secoli dall’uomo e la nuova arte generata dalle macchine. Le Muse danzano insieme alle architetture neogotiche e illuminano il futuro di tecnologie ispirate da noti capolavori di Van Gogh, Escher, Okusai, Magritte, icone della creatività umana. Intorno, la piazza si veste di luci e suoni in un’installazione immersiva di grande potenza emozionale.

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Requiem per il pianeta

POSTED ON 10 Nov 2021 IN Performing Arts      TAGS: event, night, art, tripod      

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L’evento Cuneo Provincia Futura di Fondazione CRC in piazza Europa è sostanzialmente molto diverso da Un futuro sommerso che si sviluppa a poche centinaia di metri di distanza. Meno spettacolare e magico, ma più riflessivo e triste. Perché le immagini degli animali a rischio d’estinzione, accompagnate dai loro versi in un crescendo rossiniano, che culminano con una richiesta d’aiuto nelle 20 lingue più diffuse al mondo non possono lasciare insensibili. Un’emozione che entra nel cuore e nel cervello. Le immagini proiettate sono particolari e molto reali: evanescenti, diafane, incorporee e davvero prendono vita; almeno nella nostra mente.

Al centro della piazza, circondata da alti e moderni edifici che ne delimitano la forma emerge un’isola verde, caratterizzata dalla presenza di maestosi cedri argentati, alberi ad alto fusto così chiamati per la particolare sfumatura delle loro foglie. Qui la natura sembra rivendicare la vita in mezzo al cemento. Sulle folte chiome degli alti cedri dell’Atlante, prendono vita evanescenti, diafane, incorporee presenze di animali.
Con una tecnica di videoproiezioni dinamiche – in Italia ancora poco sperimentata – sulle fronde degli alberi, le principali specie animali a rischio d’estinzione rivolgono all’umanità la loro richiesta d’aiuto, un grido tradotto nelle 20 lingue più diffuse nel mondo.
I rumori del traffico e le luci della città lasciano il posto alle voci degli animali orchestrate prima da soliste poi in un grande toccante coro finale. Ascoltiamo le loro voci prima che sia troppo tardi e svaniscano per sempre.

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Un futuro sommerso

POSTED ON 9 Nov 2021 IN Performing Arts      TAGS: event, night, art, tripod      

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Dopo aver assistito alla videoproiezione sulla torre del Belvedere a Mondovì ho deciso di spostarmi a Cuneo per osservare da vicino i 6 progetti dedicati al futuro del pianeta promossi dalla Fondazione CRC a cura del regista e show designer Alessandro Marrazzo. L’inizio è stato devastante e superlativo: non mi aspettavo di assistere a qualcosa di così incredibile. Spero che le immagini possano parlare in luogo delle parole perché davvero non saprei come descrivere la meravigliosa realizzazione dedicata al non auspicabile futuro sommerso. In altre occasioni mi sarei infuriato, ma devo ammettere che ho assolutamente compreso la meraviglia dei bambini che entravano nella scena per cercare di capire come fosse possibile quella magia. L’idea era di riuscire a fotografare con il treppiede e sfruttare la lunga esposizione, invece non è stato possibile (troppo veloce) e ho dovuto alzare gli ISO a 1600/3200 per scattare a tutta apertura con tempi mediamente veloci e quasi sempre sotto 1/100 di esposizione. Lo spettacolo è in scena sino al 21 novembre e Vi consiglio di passare in piazzetta del Grano in via Roma a Cuneo: ne vale veramente la pena.

Siamo nel futuro. Via Roma è stata invasa da un fiume in piena, le auto sono ormai in corto circuito vuote e abbandonate, quasi completamente sommerse dalla piena. Al centro una statua di una donna, anche lei sommersa per metà, che tiene il suo bambino per portarlo in salvo, ha lo sguardo di chi non ha paura ma lotta per assicurare un futuro al proprio figlio. Un videomapping immersivo a 360° affronta il problema dello scioglimento dei ghiacciai e dell’innalzamento degli oceani. L’installazione è una delle più complesse mai realizzate con la tecnica del videomapping.

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Un futuro lungo 10.000 anni

POSTED ON 30 Ott 2021 IN Performing Arts      TAGS: event, monument, night, art      

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Il progetto si chiama Cuneo Città Futura ed è organizzato dalla fondazione CRC. La realizzazione tecnica è del designer Alessandro Marrazzo, un guru del settore: regista, scenografo, show designer, lighting designer, sceneggiatore e autore televisivo. Il progetto riguarda 10 luoghi della Granda: sei a Cuneo, una a Mondovì, due ad Alba e una a Bra.

E il tema, per la Torre di Mondovì, non poteva che essere quello del tempo: la videoinstallazione sarà collocata sulle pareti della Torre con un’illusoria videoproiezione 3D per indagarne segreti e meccanismi. Un’installazione ispirata al “Long Now”, l’orologio millenario di W. Daniel Hillis (esposto allo Science Museum di Londra) che non misura il tempo in ore e minuti ma in secoli e millenni. Con videoproiettori “21k”, diffusori audio, luci architetturali, proiezioni “gobos” e luci teste mobili. Una Torre del Belvedere come non si è mai vista prima, e come probabilmente mai più si vedrà.

Ho dovuto aspettare qualche giorno, ma ieri sera mi sono appostato al Belvedere e ho fotografo l’installazione sulla Torre dei Bressani. Freddo pungente, ma non inaspettato. Ho scattato con il treppiede cercando di posizionarmi più in alto possibile, ISO decisamente fastidiosi (800-3200), tutta apertura (f/2.8) e tempi di esposizione lenti (1/15). La torre è altissima e per riuscire a dare un senso alle immagini ho dovuto ricorrere ad una trasformazione piuttosto pesante. Mi piacerebbe tornarci per trovare qualcosa di più artistico e meno giornalistico. Ho tempo sino al 21 novembre.

Il belvedere di Mondovì e la sua Torre Civica rappresentano lo scenario ideale per parlare del tempo. In un’atmosfera carica di suggestioni oniriche, l’antica torre con il suo passato, ora diventa protagonista del futuro e si veste di luce per diventare macchina del tempo dai rintocchi digitali.

Un’illusoria videoproiezione 3d scava nei segreti del tempo e dei suoi meccanismi. Suoni unici e irripetibili, luci e colori si trasformano in parole sussurrate dal futuro. Il pensiero dell’installazione è generato dalla tradizione storica della città e dalla notizia dell’orologio dei 10000 anni.
«Voglio costruire un orologio che fa tic una volta l’anno. Il braccio dei secoli avanza una volta ogni cento anni, il cucù viene fuori ogni mille anni. Voglio che il cucù venga fuori ogni millennio per 10.000 anni. Se mi sbrigo dovrei farcela a finire l’orologio in tempo per far uscire il cucù la prima volta.» (W. Daniel Hillis)
L’Orologio Long Now, traducibile in italiano con “Orologio del lungo presente” e detto anche ”Orologio dei 10.000 anni”, è un orologio meccanico progettato per segnare il tempo per i prossimi 10.000 anni. È stato realizzato dalla Long Now Foundation.
Il progetto è stato concepito da Danny Hillis nel 1986 e il prototipo ha iniziato a funzionare il 31 dicembre 1999, giusto in tempo per il capodanno del 2000. A mezzanotte l’indicatore della data è passato da 01999 a 02000, e la campana ha rintoccato due volte per annunciare il termine del secondo millennio. Il prototipo alto circa due metri è ora esposto allo Science Museum di Londra.

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Per un mese, dal 23 ottobre al 21 novembre, la Torre del Belvedere di Mondovì Piazza verrà fasciata da giochi di luce. Una fantasmagorica proiezione 3D, un’illusione ottica che avvolgerà il monumento e lo “trasformerà” in un dedalo di ingranaggi fra tecnologia e leggenda, per riprodurre l’incredibile “orologio che misura i millenni”.

Ei fu siccome immobile…

POSTED ON 4 Mag 2021 IN Landmark      TAGS: art, museum, history, 50ne      

Bonaparte al Gran San Bernardo

Voglio immediatamente chiarire che questa non è quel che posso definire una foto straordinaria, è una foto da cestino. Ma oggi è il 5 maggio 2021 e ricorre il duecentesimo anniversario della morte del grande Napoleone Bonaparte. Uno dei personaggi più conosciuti dell’intera storia dell’umanità. E concluderò questo post con la celebre poesia di Alessandro Manzoni del quale ricordo ancora a memoria le prime strofe. Mi sembra quasi doveroso dedicare qualche riga al ricordo del celebre condottiero francese e soprattutto a questo famoso dipinto. Siamo all’Österreichische Galerie Belvedere di Vienna e quando ho ammirato quest’opera di Jacques-Louis David (presumibilmente dipinta tra il 1800 e 1803) non ho dato troppo peso al valore sociale del quadro. Esistono cinque versioni di questo dipinto, la prima prima venne commissionata da Carlo IV, re di Spagna, come mezzo per ottenere la pace con la Repubblica Francese. Le tre versioni successive furono commissionate da Napoleone stesso con fini propagandistici e sono i primi tre ritratti ufficiali di quello che all’epoca era ancora il primo console della Repubblica Francese. L’ultima versione invece non fu richiesta da nessuno e rimase di proprietà dell’autore sino alla sua morte. Dal vivo è semplicemente spettacolare, enorme (264 x 232 cm).

Archetipo del ritratto di propaganda, l’opera è stata riprodotta numerose volte tramite incisioni, dipinta su vasi, sotto forma di puzzle o di francobollo, testimonianza dell’importante fortuna di cui godette presso i posteri.

Io non ho un giudizio storico su Napoleone, sarebbe impossibile, ma sicuramente è stato un grande condottiero, un grande politico, un uomo di guerra, un generale. Napoleone è stato odiato e amato, celebrato come un eroe e detestato come un criminale. Ma se ancora oggi, a 200 anni di distanza, ricordiamo la data della sua morte un motivo dovrà pur esserci.

Ei fu siccome immobile,
Dato il mortal sospiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Così percossa, attonita
La terra al nunzio sta,

Muta pensando all’ultima
Ora dell’uom fatale;
Nè sa quando una simile
Orma di piè mortale
La sua cruenta polvere
A calpestar verrà. […]
– Alessandro Manzoni

Il bacio (Der Kuss)

POSTED ON 1 Apr 2021 IN Landmark      TAGS: art, museum      

Il bacio (Der Kuss)

La necessità, quasi fisica, di fotografare qualsiasi cosa è uno dei fenomeni più interessanti della società degli ultimi anni. E noi siamo figli del nostro tempo, almeno così dicono, e la tentazione di fotografare qualunque cosa si muova, e anche che sia ferma, è fortissima. Io scatto circa 60.000 foto all’anno e quindi ne so qualcosa. Ma poi ci sono momenti e luoghi che sono difficili e la fotografia non è solo memoria, ma diventa esaltazione dell’ego.
Quando mi sono trovato di fronte al celebre bacio di Klimt (all’Österreichische Galerie Belvedere di Vienna) sono rimasto quasi folgorato, perché ammirarla in foto è un discorso, ma dal vero è di una bellezza che lascia quasi senza fiato. E sinceramente, pur essendo un discreto appassionato di fotografia, l’idea di trovare uno scatto del quadro di Klimt non mi è passata nemmeno per l’anticamera del cervello. Per un miliardo di motivi (la maggioranza inerenti alla qualità). Eppure davanti all’opera dell’artista austriaco le persone erano in coda per fotografare, quasi come una catena di montaggio. Nemmeno un selfie con il quadro, proprio una semplice foto, immagino terribile date le condizioni di luce e gli strumenti a disposizione, probabilmente solo per condividerla sui social ad amici e parenti: “Guardate, sono a Vienna davanti al Bacio di Klimt“.

Stiamo vivendo la nostra vita attraverso le lenti di una fotocamera e purtroppo, ormai, non lo trovo nemmeno triste: lo trovo semplicemente normale.

Faro della Vittoria

POSTED ON 18 Feb 2021 IN Landmark      TAGS: monument, art      

Faro della Vittoria /01

Il Faro della Vittoria è uno dei monumenti più dimenticati di Torino. Forse per la posizione decisamente scomoda, forse per il periodo storico di nascita (il fascismo, che in parte rappresenta) non viene quasi mai citato nelle guide della città. Eppure è di notevole bellezza e importanza. Il faro è opera dello scultore Torinese Edoardo Rubino, è colossale: la statua pesa 25 tonnellate, è alta 18,50 metri ed è poggiante su un basamento in pietra di altri 8 metri di altezza. Fu donato alla città dal senatore Giovanni Agnelli nel 1928 per commemorare il decimo anniversario della vittoria dell’Italia nella prima guerra mondiale sull’Austria e Germania. Si trova sulla sommità del parco della Rimembranza presso il Colle della Maddalena, il faro è sistemato nella fiaccola sorretta tra le mani della statua in bronzo che rappresenta la Vittoria Alata. Dal parco si gode di una meravigliosa vista di Torino e dell’arco alpino e di notte la luce del faro può essere notata da qualsiasi angolo della città. Per fotografare avevo davvero poco tempo e quindi sarei potuto andare di cronosfida. Purtroppo non avevo con me una lente normale e ho dovuto scegliere due ottiche (tele e grandangolo) per realizzare qualcosa di interessante: e questo è contrario alle regole. Sarà per un’altra volta.

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I colori di Hundertwasserhaus

POSTED ON 22 Nov 2020 IN City & Architecture      TAGS: travel, art, below      

Hundertwasserhaus

Hundertwasserhaus è una quartiere popolare di Vienna, un insieme di case a basso costo che vengono affittate dal comune a famiglie con difficoltà economiche favorendo i nuclei con velleità artistiche. Deve il nome a Friedensreich Hundertwasser, l’architetto e artista che ne ha curato la realizzazione nel 1986. E io dico, già hai un nome difficile e trova qualcosa di più semplice, no? Ha preferito complicarlo aggiunge il suffisso haus, in tedesco casa, per renderlo ancora più divertente. Il medico dell’architettura (così si è definito) ha creato, nonostante il nome, qualcosa di meraviglioso e turistico (suo malgrado credo, ma ormai è diventato una delle attrazioni più in della città). Ha deciso che serviva infondere allegria e gioia e la struttura è davvero bizzarra, non ci sono mai spigoli vivi, le linee sono morbide, le facciate multicolori, ricoperte in alcuni casi di ceramiche. Davvero particolare. Fotografare un’opera del genere è complicato, quindi ho deciso di dedicarmi semplicemente alla facciata principale, la più celebre, è scattare dal basso verso l’altro per ricordare il concetto di Hundertwasser secondo cui tutto ciò che punta verso il cielo appartiene all’uomo.

In ogni terrazza vi sono giardini pensili che servono a portare il verde in ogni abitazione. La creazione di questi ultimi, in particolare, è un chiaro riferimento ad uno dei concetti chiave dell’artista, secondo cui tutto ciò che si espande in orizzontale appartiene alla natura e tutto ciò che si innalza al cielo, all’uomo. Molti materiali utilizzati, come, ad esempio, le ceramiche delle decorazioni delle facciate, sono di recupero. Le case di Hundertwasser sono diventate una vera e propria attrazione turistica e attirano ogni anno migliaia di turisti tant’è che sono sorti negozietti, bar, chioschi e caffetterie nelle immediate vicinanze. Nella galleria di Hundertwasserhaus ci si può soffermare per assaporare un caffè (osservando il ruscello che scende dalla parete attraversando tutto il bancone) o gustare qualche specialità tipica viennese. Perfino i servizi igienici sono in stile, infatti fanno parte delle Toilet of modern art dove ceramiche decorative, fontane e colori sgargianti rendono allegro e piacevole anche questo ambiente.

Alla mostra di August Sander

POSTED ON 28 Gen 2020 IN Street      TAGS: travel, art, silver, wideaperture      

Alla mostra di August Sander

Murales in Barcellona

POSTED ON 27 Gen 2020 IN Street      TAGS: travel, graffiti, art      

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