Fotografia e Urbex | Samuele Silva – #photosneversleep

Palazzo Te: affreschi e soffitti

POSTED ON 4 Ott 2026 IN Reportage     TAGS: TRAVEL, museum, zenit, historicarchitecture

Palazzo Te /08 - Fotografia di Samuele Silva

Palazzo Te si trova a Mantova, appena fuori dal centro storico, in viale Te (proprio vicino allo stadio dedicato a Danilo Martelli). Fu costruito e decorato tra il 1525 e il 1535 da Giulio Romano per Federico II Gonzaga: non come residenza ufficiale, ma come luogo dedicato ai ricevimenti, alle feste e all’ozio. Da fuori appare elegante, quasi severo. Poi entri e cambia tutto: cortili, logge, stucchi, affreschi e soffitti che sembrano non finire mai. Il nome deriva dall’abbreviazione di Teieto, il nome dell’isola suburbana di Mantova circondata dalle acque del lago Paiolo su cui sorge la villa

Ammetto che mi ha sorpreso. Non conoscevo Palazzo Te, non bene almeno, e non ero preparato a cotanta bellezza. In certi momenti sono rimasto semplicemente senza parole. La Camera di Amore e Psiche è una specie di esplosione controllata: oro, riquadri dipinti, figure, scene mitologiche e geometrie che tengono tutto insieme. Continui a guardare e trovi sempre qualcosa che prima ti era sfuggito. E la favola che racconta è bellissima.

Poi c’è la Camera dei Giganti. Qui ho perso completamente la misura del tempo: non saprei dire quanto sono rimasto dentro. Le pareti e la volta diventano un’unica scena, l’architettura sembra crollare, le figure ti girano attorno. Ogni volta che pensavo di aver finito, alzavo di nuovo la testa. Non riuscivo ad andare via, una sorta di sindrome di Stendhal.

Ho fotografato il palazzo un po’ come lavoro nell’urbex: con calma, cercando di dare ordine e geometria alla bellezza. Ho usato il Sigma Art 14 mm, il 24 mm sulla R7 per i dettagli e mi sono tolto anche lo sfizio di qualche fish eye. Tutto su cavalletto: sorprendentemente è autorizzato. Avevo chiesto prima via mail e poi di nuovo direttamente all’ingresso: si può fare.

Sono andato il 28 marzo scorso (sono in ritardo su tutto). Nelle nuova sala delle Fruttiere era in corso All That Changes You. Metamorphosis di Isaac Julien. La mostra faceva parte delle celebrazioni per i 500 anni di Palazzo Te. Sinceramente non l’ho trovata molto interessante. Però ho comprato la maglietta con All That Changes You scritto in grande bianco su nero: il messaggio mi piace. E dopo una visita così sembra anche giusto. Alcuni luoghi, in effetti, qualcosa te lo cambiano davvero.

Erano i Giganti grandi di statura,
che da’ lampi de’ fólgori percossi ruinavano a terra.
– G. Vasari

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The Wall

POSTED ON 4 Ott 2026 IN Performing Arts     TAGS: EVENT, dance

The Wall /45 - Fotografia di Samuele Silva

The Wall Dance Tribute della MM Contemporary Dance Company, con coreografie di Michele Merola, è andato in scena il 23 luglio ai Giardini del Castello Pallavicino di Ceva, chiudendo la quinta edizione di Insoliti Sipari. Lo spettacolo prende spunto da The Wall dei Pink Floyd e racconta la storia di Pink, un uomo che costruisce poco alla volta un muro intorno a sé, isolandosi dal mondo. Rabbia, paura, solitudine e bisogno di libertà vengono trasformati in movimento attraverso danza contemporanea e teatro, in un racconto fisico intenso e continuo.

A colpire più di tutto sono però i ballerini della MM Contemporary Dance Company: velocissimi, precisi, fisici, capaci di passare in pochi istanti da movimenti delicati a salti, prese e sequenze molto complesse. La forza dello spettacolo sta proprio qui: non solo nella tecnica, ma nella capacità dei danzatori di rendere visibili emozioni e tensioni senza bisogno di parole.

Per me è stata anche una serata fotograficamente molto diversa da quelle a cui sono abituato. Ho lavorato per tutto lo spettacolo con il 70-200 mm, cercando soprattutto espressioni, movimenti e rapporti tra i ballerini. Rispetto a un concerto la difficoltà maggiore è stata la luce molto bassa. Molto meno intensa di quella che normalmente incontro fotografando musica dal vivo, e soprattutto abbinata a soggetti che raramente restavano fermi. Anzi. I danzatori si muovevano spesso a ritmi forsennati, con cambi di direzione improvvisi, salti, rotazioni e passaggi da un lato all’altro del palco. Fotografarli significava cercare di prevedere qualcosa che, non conoscendo lo spettacolo, era praticamente impossibile prevedere.

In alcuni momenti era necessario aspettare. In altri semplicemente reagire. Ed è probabilmente questo il motivo per cui mi sono divertito così tanto. Alla fine mi sono ritrovato con fotografie molto diverse fra loro: primi piani, momenti quasi immobili, movimenti collettivi e figure che duravano forse una frazione di secondo. Nelle immagini più riuscite, secondo me, è proprio il movimento dei ballerini a raccontare ciò che stava succedendo sul palco.
Un’esperienza che rifarei sicuramente.
E per questo devo ringraziare Alessandra Giovana, direttrice di Insoliti Sipari, per avermi dato l’opportunità di fotografare uno spettacolo che conoscevo poco e che è riuscito a sorprendermi molto più di quanto mi aspettassi.

All in all, you’re just another brick in the wall.
– Roger Waters, Another Brick in the Wall, Part 2, da The Wall dei Pink Floyd, 1979

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Vele d’Epoca 2026 /Gente di mare

POSTED ON 30 Set 2026 IN Reportage     TAGS: EVENT, sails, sea

Vele d'Epoca 2026 /14 - Fotografia di Samuele Silva

In questo gruppo ho scelto le fotografie in cui guardo prima la persona e poi la barca. Non sono soltanto ritratti: spesso è una posizione del corpo o un gesto ad avermi fatto scattare, anche quando il volto era poco visibile. Una persona seduta con le gambe fuori bordo, qualcuno disteso a prua, i piedi incrociati sul bompresso. Sono situazioni che mi hanno interessato quanto le manovre. Mostrano modi diversi di stare a bordo, fra concentrazione e riposo.

Non conoscevo le persone che fotografavo e non ho chiesto loro di mettersi in posa. Le riprendevo durante i passaggi, con poco tempo per scegliere l’inquadratura. In alcuni casi guardavano nella nostra direzione; più spesso erano occupate o seguivano quello che succedeva sulla propria barca. Ho lasciato visibili vele, scafi e attrezzature perché aiutano a leggere le fotografie. Il gesto di una persona cambia significato se si vede dove appoggia i piedi, a cosa si tiene o verso cosa sta guardando. Anche nelle immagini più strette volevo conservare queste informazioni, per mostrare il rapporto fra persona e barca.

La sequenza alterna persone attente, corpi al lavoro e momenti più rilassati. Ho tenuto anche alcuni piccoli gruppi quando erano soprattutto le espressioni e le posture, più dell’attività che stavano svolgendo a bordo, a interessarmi. Sono le fotografie in cui mi sono avvicinato di più alle persone, pur continuando a osservarle da un’altra barca.

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Vele d’Epoca 2026 /Vita di Bordo

POSTED ON 30 Set 2026 IN Reportage     TAGS: EVENT, sails, sea

Vele d'Epoca 2026 /46 - Fotografia di Samuele Silva

Quando ci avvicinavamo alle altre barche, cercavo di capire dove stesse succedendo qualcosa. Qualcuno lavorava alle cime, altri rimanevano al timone o si spostavano sulla coperta. Non sempre riuscivo a seguire una manovra dall’inizio alla fine: fotografavo il tratto che potevo vedere durante il passaggio. Durante la regata, soprattutto con più vento, la vita di bordo diventava più frenetica: gli equipaggi si muovevano di più e le manovre offrivano più occasioni fotografiche.

In queste immagini ho dato spazio agli equipaggi. Mi interessava come le persone lavoravano insieme e come si distribuivano sulla barca. Alcune scene sono concentrate intorno a un winch o all’albero; altre mostrano persone impegnate in punti diversi della coperta. La difficoltà era trovare un’inquadratura leggibile fra cime, vele e attrezzature. A volte un boma nascondeva un volto o una persona ne copriva un’altra. Cercavo il momento in cui si riusciva a vedere il gesto, mantenendo abbastanza spazio intorno per capirne il contesto.

Ho alternato fotografie ravvicinate e viste più ampie. Nelle prime si osservano meglio mani, braccia e posizioni del corpo. Nelle seconde si vede come l’equipaggio si muove su uno scafo inclinato, con l’acqua intorno e altre barche vicine. Ci sono anche momenti di attesa, persone sedute e sguardi rivolti alle vele. Li ho mantenuti perché fanno parte di quello che ho visto. L’attività a bordo non era continua e una serie composta soltanto da manovre avrebbe dato un’impressione diversa.

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Tra due vele, Imperia

POSTED ON 30 Set 2026 IN Reportage     TAGS: EVENT, sails, sea

Tra due vele, Imperia - Fotografia di Samuele Silva

More than 40 Years of Sails Sea and Passion
– Vele d’Epoca Imperia

Vele d’Epoca 2026 /Nel mare

POSTED ON 29 Set 2026 IN Reportage     TAGS: EVENT, sails, sea

Vele d'Epoca 2026 /51 - Fotografia di Samuele Silva

Quando una barca si allontanava, riuscivo a vederla per intero e a fotografarla insieme a quello che aveva intorno. Da vicino, invece, nell’inquadratura entravano soltanto una parte dello scafo o delle vele. In questo gruppo ho tenuto entrambe le distanze. Ho cercato soprattutto immagini in cui le barche fossero ben disposte fra loro, la selezione non è stata semplice. A volte erano isolate, altre si sovrapponevano o passavano vicine. Bastava cambiare posizione perché una vela ne coprisse un’altra o lasciasse vedere un’imbarcazione sullo sfondo.

La costa compare in diverse fotografie. Le case di Imperia e le colline danno un riferimento al luogo. Nelle immagini rivolte verso il largo, invece, lo sfondo è più semplice e le forme delle barche si leggono meglio. Anche l’acqua ha un peso diverso da una fotografia all’altra. In alcune occupa poco spazio; in altre le onde in primo piano fanno capire quanto fosse basso il punto di ripresa. Ho inserito anche un’immagine con il fish-eye: la deformazione è evidente, ma ci può stare, e permette di vedere una porzione più ampia di mare e cielo.

Ho alternato barche intere, passaggi vicini e gruppi lontani. Mi piaceva mostrare queste differenze senza raccogliere soltanto vedute simili. Le ultime fotografie riportano lo sguardo verso il largo, dove le persone diventano poco visibili e restano soprattutto le vele.

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