Lungo la Senna /reprise

POSTED ON 23 Dic 2023 IN Street     TAGS: river, above

Lungo la Senna /reprise

Lungo la Senna

POSTED ON 21 Dic 2023 IN Street     TAGS: river, above

Lungo la Senna

Il fascino di Parigi, della Senna, resiste a tutti i tentativi di decifrarlo.
– Elaine Sciolino

Villa Baragiola

POSTED ON 19 Dic 2023 IN Reportage     TAGS: URBEX

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Quasi mai, dovrei controllare, ho pubblicato un articolo urbex iniziando dal bagno come immagine di copertina; ma in questo caso meritava, perché Villa Baragiola non ha molto da offrire all’esplorazione urbana e il bagno -meraviglioso- si trova al piano superiore dove la sicurezza non è proprio garantita, anzi, il rischio di ritrovarsi velocemente al piano inferiore, senza passare dalle scale, è notevole.

Villa Baragiola fu edificata da Andrea Baragiola De Bustelli, noto per la costruzione del vicino ippodromo, a partire dal 1892, su proprietà appartenenti alla sua famiglia. L’edificio, da lui ribattezzato Villa Emma in omaggio alla moglie Emma Ronzini, presentava una pianta quadrata, con al centro il vano della scala intorno a cui si articolavano vari ambienti: biblioteca, armeria, il salone d’onore, illuminato da una grande vetrata che affacciava sul vasto parco. Andrea Baragiola morì nel 1899, pare in duello, e gli interventi di trasformazione proseguirono nel ‘900 ad opera della vedova che decise in omaggio al marito, di proseguire i lavori già iniziati fino al 1925, anno della morte. Nel 1931 la villa fu ceduta al banchiere Giacomo Tedeschi, fu ristrutturata e rinominata Villa Alessandra in onore della signora Alessandra Pecchio. Nel 1932 i figli di Giacomo Tedeschi, Guido e Mario, ereditarono villa e parco in parti uguali. Acquistata dal Seminario Arcivescovile di Milano, la proprietà fu utilizzata fino al 1991 come sede scolastica e la villa, ornata negli anni ’40 con la scritta Humilitas e la corona della famiglia Borromeo, adibita a rettorato e alloggi. Dal febbraio 2001 il parco e la villa sono di proprietà del comune di Varese:

Da qualche tempo si parla di recupero di Villa Baragliola, della voliera liberty e del parco. Grazie a un finanziamento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza da 15 milioni di euro l’intero plesso sarà ristrutturato: la villa diventerà un centro culturale a disposizione dei cittadini. Fra le proposte spicca anche la possibile creazione di un museo della Fotografia. La voliera liberty invece potrebbe trasformarsi in un suggestivo e moderno chiosco. Il cuore del progetto però è quello che viene definito housing sociale: 70 appartamenti che saranno concessi in affitto a prezzo calmierato. Il progetto, per usufruire dei fondi, andrà concluso entro il 2026. Il tempo stringe e speriamo che Varese possa abbracciare nuovamente Villa Baragiola.

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Natale -Spoiler-

POSTED ON 18 Dic 2023 IN City & Architecture     TAGS: xmas

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Villa Puricelli

POSTED ON 18 Dic 2023 IN Reportage     TAGS: URBEX

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Piero Puricelli è stato un ingegnere e imprenditore italiano. Si laureò in Ingegneria nel 1905 al Politecnico federale di Zurigo; amava definirsi ingegnere architetto: l’architetto studia la sfida per la realizzazione di un’opera, l’ingegnere risolve la sfida. Lui intendeva interpretare entrambi i ruoli. E fu proprio lui a disegnare e progettare una strada veloce senza incroci e riuscì a realizzarla: la Milano-Laghi, la prima autostrada del mondo. In un’epoca pionieristica fu un’intuizione geniale: nel dopoguerra il mezzo di locomozione più importante era la bicicletta e l’automobile era ancora una peculiarità dei ricchi: nel 1924 in Italia il numero di veicoli a motore circolanti non superava le 85.000 unità.

Villa Puricelli è un bellissimo esempio di stile Liberty, con pianta rettangolare e annesse stalle. Classica nelle facciate settentrionali e orientali, la casa presenta un ricercato gusto eclettico nell’affaccio meridionale. Sono presenti una massiccia torretta con loggia, volumi prospicenti con balconata e bellissime vetrate ad arco, con colonnine binate e ferro battuto. La dimora prende il nome dai suoi proprietari, i Puricelli, famiglia castronnese di costruttori di vie, esperti nell’estrazione di pietre nelle cave, e a capo della società Italstrade. Il nome di un suo componente, Piero, è legato alla prima autostrada italiana, Milano-laghi, di cui fu l’ideatore e promotore. La villa si trova in uno stato di degrado drammatico.

La Villa della Famiglia Puricelli è in avanzato stato di crollo, un modo nuovo (di mia recente invenzione) per definire una situazione di difficile, forse impossibile, recupero. Recentemente, grazie ai soldi del bando di rigenerazione urbana, si è parlato di un progetto per trasformare Villa Puricelli (con il suo parco di 14.000 metri quadri) nella nuova sede del comune di Castronno. Un’idea decisamente ambiziosa, forse troppo dico io, e per certi versi affascinante, ma che potrebbe richiedere una spesa di quasi 4 milioni di euro. Una ristrutturazione complicata e costosa. Riusciranno i nostri eroi nella loro impresa? Ai posteri l’ardua sentenza. Nui non commentiamo, chiniamo la fronte e fotografiamo.

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Luci a Piazza

POSTED ON 16 Dic 2023 IN City & Architecture     TAGS: EVENT, xmas, nocturne

Luci a Piazza

The Circle

POSTED ON 13 Dic 2023 IN Street     TAGS: museum

The circle

Hands in the pocket

POSTED ON 12 Dic 2023 IN Street     TAGS: square

Hands in the pocket

Villa Ferrari

POSTED ON 10 Dic 2023 IN Reportage     TAGS: URBEX

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Villa Ferrari non esiste realmente, è un nome di fantasia. Le fonti del mondo urbex sostengono che, nella sala da pranzo, fosse presente un’automobile giocattolo, una Ferrari appunto, ma sinceramente non ho mai visto immagini di questo presunto automezzo. In sala da pranzo però è rimasto un piccolo modellino di Formula 1 con il numero 13 e di colore rosso: dall’estetica potrebbe sembrare un’auto di Maranello risalente alla metà del secolo scorso (epoca Ascari, ultimo italiano campione del mondo). In realtà il modellino di plastica non può essere una Ferrari perché la scuderia del cavallino non ha mai utilizzato quel numero nelle sue auto da corsa: questione di storia, tradizione e scaramanzia. Nelle gare automobilistiche è un numero usato davvero di rado dopo che, ad inizio del secolo scorso, due piloti della scuderia francese Delage perirono in altrettanti incidenti automobilistici: entrambi avevano scelto lo sfortunato numero 13.

Villa Ferrari rappresenta quella che può essere definita la più classica delle location abbandonate. Perché, nonostante qualche probabile e interessante aggiustamento degli arredatori, mantiene totalmente quella che può essere definita un’essenza urbex: è in totale stato di degrado e non è più abitata da diversi lustri, ma al tempo stesso conserva la sua anima e il suo arredo originale. Ed è meraviglioso immergersi nella sua storia: le riviste del secolo scorso, l’arredamento consumato dal tempo, il bagno di un improbabile rosso ferrari (ovviamente), il cavallo a dondolo, le carrozzine in vimini, la bambola, i ritratti di famiglia in bianco e nero appesi alle pareti e, soprattutto, la copia dell’Unità datata 9 ottobre 1958 che racconta la morte di Papa Pio XII (un pezzo di storia).

Esistono classifiche che provano ad individuare la più bella, la più difficile, la più infestata (da non credere): Villa Ferrari non eccelle in nessuna di queste graduatorie, ma mi ha lasciato un’idea di bellezza e pace che raramente avevo trovato nelle mie esplorazioni urbex: sarà per l’evidente stato di abbandono e la tranquillità della sua posizione, non so spiegare chiaramente il motivo. Però mi è rimasta nel cuore e ho respirato tutta la sua storia senza paura e senza fretta.

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Chiara -BED-

POSTED ON 9 Dic 2023 IN Portrait     TAGS: MODEL, silver, glamour, beauty, flash

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Hidden

POSTED ON 8 Dic 2023 IN Portrait     TAGS: MODEL, glamour, beauty, flash

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Chiara ICS

POSTED ON 8 Dic 2023 IN Portrait     TAGS: MODEL, glamour, beauty, flash

Chiara ICS

Eureka -finalmente-

POSTED ON 7 Dic 2023 IN Portrait     TAGS: MODEL, glamour, beauty, flash

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Il rudere affrescato

POSTED ON 4 Dic 2023 IN Reportage     TAGS: URBEX

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E poi ci sono quei posti che tutti ti dicono che non merita, che in mappa hai segnato con un colore sfigato come per dire se proprio ci passiamo davanti. Un bel giorno, guarda il caso, sei proprio da quelle parti e vince la curiosità, perché vista dall’esterno sembra anche interessante e perché magari in realtà, dietro a quella descrizione un po’ così, si nasconde un piccolo tesoro. E niente, invece avevano ragione loro: quel posto davvero non merita, non conserva niente di interessante e hai perso del tempo e corso dei rischi per nulla; ma dato che da queste parti ci vantiamo -dal punto di vista fotografico- di trasformare anche la merda in qualcosa di interessante, non ti prendi del tempo per fotografare quel rudere affrescato? Non sempre si può vincere e qualche volta è necessario accontentarsi di un pareggio, se non di una onorevole sconfitta.

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Lo schiaccianoci

POSTED ON 1 Dic 2023 IN Performing Arts     TAGS: EVENT, theater

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Quando ero bambino mio padre era un grande appassionato di elettronica (e deve avermi trasmesso questa passione). All’epoca lavorava nel più conosciuto negozio del settore di Imperia (per chi si ricorda: Il Punto di Garibaldi, sotto i portici di via della Repubblica), non esistevano ancora le grandi catene, siamo nella prima metà degli anni ’80. Mi ricordo le partite al calcio dell’intellevision in vetrina, altri tempi. In casa passava, ovviamente, qualsiasi novità (come dimenticare il BetaMax) e non poteva mancare lo stereo, alta fedeltà si definiva allora (forse anche adesso): mi ricordo la musica ad alto volume, il suono perfetto, le cuffie giganti (a me bambino sembravano fantascienza). Se non sbaglio l’amplificatore era un Technics (color oro) con tantissime lancette e una manopola del volume enorme: due lettori a cassette -per duplicare- e un piatto per i dischi. E qualche vinile in casa c’era e fra questi uno particolare, da maneggiare con cura, con un nome strano che mi incuriosiva particolarmente: Lo schiaccianoci di Čajkovskij. Ricordo molto bene la copertina: era beige con il nome Ciaikovski in grande, poi il titolo, e un’immagine di ballerine in tutù. A me non piaceva, solo un pezzo trovavo interessante (ho scoperto adesso trattarsi del Walzer dei fiori). Venerdì scorso mi hanno invitato ad assistere/fotografare a quello che posso definire il mio primo balletto a teatro: e quando ho letto il titolo, lo schiaccianoci di Čajkovskij interpretato dal Balletto di Milano, la scoperta mi ha lasciato un senso di bellezza, di sorpresa, un sorriso, come se, a distanza di oltre 40 anni, si chiudesse un cerchio. E quando, al secondo atto, è arrivato il momento del Walzer dei fiori ho pensato: eccola, ciao papà.

Adesso una nota tecnica, di fotografia, una sorta di promemoria. Non volevo disturbare il pubblico e ho deciso di scattare in modalità silenziosa: per evitare il rumore dell’otturatore si attiva -in automatico- lo scatto elettronico. Purtroppo con la combinazione tempi veloci e luci artificiali (neon/led) si genera un fenomeno definito Flickering. Il Flickering, che in italiano potremmo definire sfarfallio, produce nelle foto delle orrende bande nere/colorate dovute principalmente agli effetti che provoca la variazione della tensione elettrica nei sistemi di illuminazione. E quindi, morale della favola, mi sono ritrovato la stragrande maggioranza delle immagini (qui esempio) con queste fastidiose strisce e ho dovuto cestinare quasi tutto il lavoro. Anche in queste 23 selezionate, con un po’ di attenzione, è possibile notare il fenomeno. Da domani mai più scatto elettronico, sopporterò il rumore.

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Velate minacce

POSTED ON 29 Nov 2023 IN Reportage     TAGS: URBEX

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…che poi queste minacce tanto velate non sono. Non mi era mai capitato di trovare un messaggio per qualcuno, nel caso specifico addirittura anticipato, con un racconto ai limiti del drammatico, da chi si era infiltrato prima del sottoscritto; il tutto complicato da storie di disavventure e fughe precipitose. Quindi lo sapevo, ero a conoscenza della minaccia -se ti prendo- ma rimane l’effetto straniante perché quel messaggio, scritto con un pennarello su un foglio di carta, sembra indirizzato proprio a te. E ti lascia quel senso di incertezza, di paura, come se quel luogo fosse ancora vissuto, come se ti trovassi, per caso e senza volerlo realmente, nella vita di altre persone.

In quella casa percepisci una sensazione di modernità, di casualità, non quell’idea di chiaro abbandono: eppure tutto intorno crolla, tutto intorno è vuoto, silenzio, disordine, polvere, dimenticato. Ma il tuo cervello non riesce a comprendere la situazione, è alterato da quella minaccia, la percepisce reale e plausibile: ti comprime come se da un momento all’altro si potesse tornare indietro nel passato e riprendere da dove il tempo si è fermato. Ma non è così e quando sei fuori ti fermi qualche minuto, ti siedi in macchina, torni nuovamente a riflettere e nel silenzio ti chiedi perchè, perché quest’ansia? E vorresti ripartire da zero, ma sai benissimo che torneresti a leggere quel messaggio, quella velata minaccia, come in un vortice senza fine.

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