Archivio anno: 2017

Fotografia e Urbex | Samuele Silva – #photosneversleep

Converse in Autumn

POSTED ON 20 Nov 2017 IN Portrait     TAGS: model, autumn, wideaperture

Converse in Autumn - Fotografia di Samuele Silva

Cuneo from Below

POSTED ON 18 Nov 2017 IN Urban Architecture     TAGS: fish-eye, below, sky, clouds

Cuneo from Below #01 - Fotografia di Samuele Silva

Sabato scorso, accompagnato da Francesca del Cegat e da +Eventi, ho visitato, insieme ad altri igers e fotografi, il centro storico di Cuneo: nel gruppo spiccava la presenza del sempre valido Paolo Viglione. Non era la prima volta che partecipavo ad un evento del genere e quindi, per il gusto di cambiare, ho deciso di fotografare esclusivamente con il fish-eye. Dal basso. Si, perché ho deciso di visitare Cuneo con gli occhi rivolti al cielo. Ne ho tirato fuori 6 foto, tutte con lo stesso unico comune denominatore. Si, certo, sono un po’ particolari e probabilmente sfuggono al comune senso estetico, al bello condiviso. Io però le trovo molto interessanti: mi permettono di visitare ed ammirare il mondo in modo completamente diverso e mi lasciamo dentro come un’idea di libertà. Non è la prima e non sarà l’ultima volta.

Cuneo from Below #04Cuneo from Below #06Cuneo from Below #05

Cuneo from Below #02Cuneo from Below #03

Castello Normanno Svevo

POSTED ON 17 Nov 2017 IN Landmark, Urban Architecture     TAGS: travel, below

Castello Normanno Svevo - Fotografia di Samuele Silva

Siamo in Piazza dei Martiri a Gioia del Colle (paese Natale di Silvestro Stallone). E nella foto potete ammirare il Castello Svevo Normanno monumento simbolo della città. Si tratta di una pessima foto di architettura scattata con il grandangolo dal basso, quasi da terra; nonostante tutto io trovo che le linee convergenti di questo tipo di foto siano davvero affascinanti. E’ vero, probabilmente le regole della buona fotografia non vengono rispettate (sempre che esistano) ma per una volta (forse anche più d’una) voglio far finta di non conoscerle. Sono il primo sostenitore delle regole e non sopporto chi parla di infrangerle solo dopo una foto costruita male (e criticata), ma in questo caso e in questo tipo di fotografia (putroppo tipica del mio repertorio) mi sento in dovere di fare una piccola eccezione. Giuro, domani si torna a raddrizzare le linee dell’orizzonte e alla regola dei terzi.

Triste partire

POSTED ON 14 Nov 2017 IN Portrait, Urbex     TAGS: MODEL, graffiti

Partire è un po' morire #01 - Fotografia di Samuele SilvaPartire è un po' morire #02

Ho creato queste due immagini in molto un po’ veloce e quasi casuale. C’è questo concorso fotografico che dovrebbe servire a valorizzare la zona della defunta linea ferroviaria fra Bastia Mondovì e Bra. Ho sfruttato un’idea, cercato una modella, chiesto la valigia di cartone e in 48 ore le foto erano pronte. Sono anche stato fortunato perché il cielo plumbeo e piovoso ha aiutato non poco il mood un po’ triste che avevo in testa; la pioggia mi ha anche lasciato un paio d’ore di pausa proprio quando servivano. Colgo l’occasione (altrimenti quando?) per ringraziare Valentina che ha raccolto con entusiasmo la mia OPM (Offerta Pubblica di Modella) e che si è prestata a interpretare la viaggiatrice un po’ malinconica. Direi in modo praticamente perfetto.

Cos’è davvero la fotogenia? ©

POSTED ON 12 Nov 2017 IN NeverSleep     TAGS: knowledge

Denise with the red coat /01 - Fotografia di Samuele Silva

È una domanda difficile. Molto difficile. La maggior parte delle persone non si ritiene fotogenica. Ed è un problema reale. Quasi sempre la risposta è la stessa: “Non sono fotogenica, in foto vengo male”. A questa convinzione si affianca un’altra leggenda molto diffusa: l’idea che i ritratti rubati funzionino meglio di quelli in posa. In realtà i fattori in gioco sono molti, ma una cosa è certa: difficilmente una fotografia preparata e ragionata risulta peggiore di uno scatto fatto al volo. Prima di tutto bisogna chiarire di cosa stiamo parlando. Cos’è davvero la fotogenia? Quando una persona si può definire fotogenica? Non esiste una definizione univoca, ma una cosa va detta subito: bello non è sinonimo di fotogenico. E vale anche il contrario.

Un volto fotogenico è un volto che, congelato in un’espressione statica, riesce a mantenere una presenza estetica simile a quella dal vivo. Sono fotogenici quei visi che non dipendono troppo dalla mimica, che non cambiano drasticamente da un’espressione all’altra. Al contrario, i volti molto espressivi, interessanti proprio per la loro instabilità, rischiano di perdere forza se bloccati in un singolo istante, risultando talvolta goffi o poco armonici.

Nikla on white #01Isy #04

Come si affronta il problema? In modo molto meno romantico di quanto si creda: scattando molte fotografie e dedicando tempo. Tempo alla ricerca dell’immagine, tempo alla posa giusta, tempo alla relazione. Senza fretta e senza arrendersi. La fotogenia non si scopre al primo clic. C’è poi un aspetto decisivo, spesso sottovalutato: quello psicologico. Chi si percepisce come poco fotogenico è quasi sempre a disagio davanti all’obbiettivo. Questo disagio irrigidisce, amplifica la mimica, altera le espressioni. È anche da qui che nasce il mito dello scatto a sorpresa: cogliere qualcuno distratto, per puro caso, può funzionare. Ma è un colpo di fortuna, non un metodo.

Esistono molti piccoli accorgimenti, in gran parte psicologici. Fotografare tanto, prendersi il tempo necessario, curare l’abbigliamento anche quando si ritrae solo il volto. Sentirsi a proprio agio, o anche solo leggermente più interessanti del solito, aiuta più di quanto si pensi. Il lavoro del fotografo è capire il volto che ha davanti, trovare l’angolazione giusta, conoscere la luce e usarla senza farla notare, gestire i difetti, ma soprattutto costruire un rapporto di fiducia. Senza quello, il ritratto difficilmente funziona. Personalmente mi piace iniziare scattando molto, quasi a raffica. Poi fermarmi, parlare, abbassare la tensione. Solo dopo inserire la scheda di memoria e dire: “Adesso iniziamo sul serio”. Spiegare che le prime foto sono sempre inutili aiuta a smontare le difese. Da lì in poi resta una sola cosa da fare: cercare almeno tre fotografie interessanti. Almeno tre. Sembra facile, vero?

Noi ragazzi del Muro di Berlino

POSTED ON 9 Nov 2017 IN Landmark, Portrait     TAGS: TRAVEL, history

Il muro/Silvia - Fotografia di Samuele SilvaIl muro/Trabant

Oggi cade l’anniversario della caduta del Muro di Berlino. Io mi ricordo molto bene quel giorno, e per quello che avevo studiato a scuola era la prima data di una certa importanza che affrontavo live (dopo il mondiale spagnolo ovviamente). Qualcosa di veramente importante che non avrei trovato sui libri di storia, ma che potevo ascoltare direttamente dalla televisione e dalla viva voce dei cronisti dell’epoca. Mi fece un effetto stranissimo, e sono passati 28 anni. Un’eternità.

Mi capita sempre più spesso di incontrare persone, giovani, che sono nati dopo la caduta del muro e che pensano alla divisione tedesca nel dopoguerra come un’assurdità, come qualcosa di assolutamente illogico e impensabile. Ed è così, è normale pensarlo, eppure quel muro è rimasto in piedi quasi 30 anni; il ricordo mi provoca un senso di disagio difficilmente descrivibile: come può l’uomo aver creato una mostruosità del genere? La consolazione è che forse stiamo migliorando, lentamente, molto lentamente, ma migliorando. Ho scattato queste due immagini, poco più che due foto ricordo, durante una vacanza a Berlino nel 2003. All’epoca ero all’inizio dell’avvento digitale e scattavo con la bellissima (era davvero bella, quasi affascinante) Canon Digital Ixus 400. La modella è Silvia, mia compagna di viaggio in quell’avventura assurda (etnica e di birra) che ricorderò sempre con molto piacere.
Il 10 settembre del 1989 l’Ungheria aprì ufficialmente i suoi confini all’Austria. Poi quella sera del 9 novembre un portavoce del governo della DDR diede la notizia della riforma sui viaggi all’estero. A Berlino est quella notizia fu interpretata come la fine del maledetto muro. Migliaia di persone si accalcarono così nella porta di Brandeburgo quando improvvisamente, nella incredibile confusione, venne dato ai soldati dell’est l’ordine di ritirarsi dai posti di blocco. I due popoli, i fratelli tedeschi, dell’est e dell’ovest, si poterono così riabbracciare, tra le lacrime, dopo 29 anni.