Le ferrovie sono qualcosa di sorprendentemente silenzioso, quando non ci passa sopra il treno.
L’ultimo dell’anno ho deciso per una passeggiata in paese, poco prima del tramonto. Volevo provare il Mir-1B 37 F/2.8 e sono uscito per andare a trovare una vecchia parente. Ho scattato un po’ di street cercando di districarmi con il fuoco manuale e la scarsità di luce, un’impresa, ma devo ammettere che il piccolo moscovita (59×56 per 185 grammi di vetro e acciaio) mi ha sorpreso positivamente. Ha tutti i difetti degli obbiettivi economici d’oltre cortina del secolo scorso, quindi poca nitidezza a tuttaapertura e bordi pastosi a qualsiasi diaframma; inoltre il trattamento delle lenti è quasi inesistente e il rischio di flare e riflessi strani è sempre in agguato soprattutto in presenza di controluce (anche minimo). L’ho distrutto in meno di quattro righe, ma nonostante i problemi di progettazione devo ammettere che le foto sono interessanti e mostrano una certa poesia. Questa è l’ultima che ho scattato poco prima di rientrare, in post ho aumentato la nitidezza e dato un tocco di color grading: non credo mi andrò ad avventurare in stampe di dimensioni enormi, ma la trovo una foto davvero gradevole e con un’atmosfera sovietica tipica del 1958. D’altronde il freddo era molto simile e in principio era la neve.
La Villa dei Venti è una villa abbandonata situata nel cuore di un piccolo paese. Costruita probabilmente a fine Ottocento, si racconta che appartenesse a un ricco produttore di olio d’oliva. Non ci sono documenti ufficiali, né tracce precise sul proprietario o sulla sua storia, ma l’impostazione elegante della struttura fa pensare a una residenza di villeggiatura, progettata per godersi lunghi periodi di riposo lontano dal caos cittadino.
Una delle particolarità più affascinanti della casa è rappresentata dai bagni. Nonostante il tempo e l’incuria, conservano ancora rivestimenti a mosaico colorati, sanitari in ceramica dal design insolito e rubinetteria in metallo, elementi che lasciano intuire un certo lusso. Il bagno verde con vista sul giardino, in particolare, è un ambiente suggestivo: stretto, lungo, con una grande vasca e una finestra aperta sul verde, sembra quasi progettato per un momento di relax in mezzo alla natura.
La casa oggi è in stato di abbandono, ma mantiene un certo equilibrio tra decadenza e fascino. Il salone principale ha ancora le sue boiserie, anche se rovinate, e restano visibili tracce di vita quotidiana: vecchi giornali a terra, infissi rotti, vetri incrinati. Alcuni elementi in ferro battuto, probabilmente ringhiere o griglie decorative, sono stati smontati e appoggiati alle pareti. Passeggiare tra le stanze di questa villa significa muoversi in un tempo sospeso, in un luogo dove il silenzio è rotto solo dal rumore dei propri passi sul pavimento che cede. È un’esplorazione che non lascia indifferenti, perché ogni stanza racconta qualcosa: non con parole, ma con muri scrostati, intonaci gonfiati dall’umidità, e oggetti lasciati a metà, come se qualcuno dovesse tornare da un momento all’altro. In definitiva, la Villa dei Venti non è solo un edificio abbandonato, ma un luogo che conserva memoria, stile e identità. Ogni giorno un po’ meno.
Questa foto è qualitativamente terribile, ma non sempre la fotografia dev’essere bella: può semplicemente essere significativa. Anche solo per chi la scatta. Il signore che guarda verso di me, dalla finestra del secondo piano della clinica Stella del Mattino di Boves, è mio padre, 75 anni da compiere a Marzo. E voglio dedicare a lui la mia classica prima foto dell’anno: perché è alla fine di un periodo tremendo, dal quale uscirà sicuramente malconcio, dopo aver subito due operazioni chirurgiche importanti che avrebbero potuto devastare un elefante.
Ho tante buone speranze per il futuro, ma questo è il mio più importante augurio per il 2021: che riesca a mettersi alle spalle questi 4 maledetti anni di sofferenza e possa ripartire con il sorriso e la volontà di tornare se stesso. Perché purtroppo quello che ho visto nell’ultimo periodo non è lui, è stata un’ombra in continuo girovagare fra dolore e ospedali. E adesso basta. Uscirà dalla clinica diverso sia fisicamente che mentalmente, ci vorrà ancora un po’ di tempo perché nessuno ha la bacchetta magica. Ma fai in fretta che abbiamo bisogno di te.