Monastero dei Benedettini -Cronoduello /06-

POSTED ON 2 Mar 2024 IN Landmark, Reportage     TAGS: cronoduello, monument, 50ne

Monastero dei Benedettini /02

Dopo diversi anni, per un motivo quasi divertente, ho deciso di far tornare in scena il celebre CronoDuello. Dopo le foto alla processione di Sant’Agata mi sono trovato con Lorena nel Monastero dei Benedettini di San Nicolo l’Arena, a Catania, e lei se ne esce, dal nulla, con un’affermazione che mi lascia quasi imbarazzato: praticamente mi suggerisce, come se niente fosse, di scegliere una location e, in un periodo di tempo limitato, di fotografare solo quella zona alla ricerca di foto interessanti; lo definisce esercizio. Io la guardo con aria sorpresa e le suggerisco di leggere le regole della CronoSfida, perché sono quasi 15 anni che mi diverto con questo tipo di esercizio. E scatta, naturale, fisiologico, il CRONODUELLO. Il Monastero dei Benedettini di San Nicolo l’Arena è un luogo storico, importante, e trovare scatti interessanti non è stato molto complicato. Ho selezionato 7 immagini, più una ulteriore a tempo scaduto: queste sono le mie 3 preferite. Aspettiamo che la mia rivale di giornata metta in mostra le sue proposte. È trascorso un po’ dei tempo dall’ultimo CronoDuello, ma trovate le poche e semplici regole a seguire. Chi mi vuole sfidare?

RULES:
Two photographers. Choose camera, lens and location.
Have a few minutes walk around and then no more than 15 minutes to shoot 3 good pictures.
At the end, each one shows his three best shots.

Monastero dei Benedettini /01Monastero dei Benedettini /03

Carlevè ‘d Mondvì 2024

POSTED ON 27 Feb 2024 IN Performing Arts, Reportage     TAGS: EVENT, carnival

Carlevè 2024 /12

Il Carlevè è tornato in grande stile: un nuovo presidente, nuove energie, tanti carri, una sfilata di altissimo livello, gruppi decisamente numerosi e un carro di Mondovì finalmente degno di questo nome. Io purtroppo non stavo bene (mali di stagione) e quindi mi sono un po’ risparmiato, niente foto generaliste, niente ritratti, niente copertura totale dell’evento: non ho molto tempo a disposizione e ho quindi deciso di dedicare un numero ridotto di energie alla post-produzione delle immagini. Ho creato un piccolo portfolio, un reportage di 12 foto che serve ad illustrare quello che personalmente ho vissuto come carnevale. Mi sono concesso solo una piccola divagazione: il momento in cui i ragazzi delle Teste matte di Villafalletto hanno lanciato in cielo i palloncini dedicati ai cugini Casale, scomparsi in un tragico incidente stradale, con questo pensiero: “Marty e Met: ci avete insegnato tutto tranne che a vivere senza di voi“. Perché ho percepito forte la loro commozione, ho sentito l’emozione e mi sembrava giusto dedicare una foto a quel momento.

Carlevè 2024 /01Carlevè 2024 /02Carlevè 2024 /03

Carlevè 2024 /04Carlevè 2024 /05

Carlevè 2024 /06Carlevè 2024 /08Carlevè 2024 /09

Carlevè 2024 /07

Carlevè 2024 /10Carlevè 2024 /11

La processione di Sant’Agata

POSTED ON 19 Feb 2024 IN Reportage     TAGS: EVENT, travel, silver, religion

La processione di Sant'Agata /02

Il 4 febbraio è un giorno importante per la città di Catania: tutta la città si riunisce in evento che definire emozionante è forse riduttivo. L’atmosfera, sin dalle prime luci dell’alba, è in parte commossa e in parte felice, le strade della città si popolano di cittadini, devoti che indossano il tradizionale sacco: un camice votivo di tela bianca lungo fino alla caviglia e stretto in vita da un cordoncino, un berretto di velluto nero, guanti bianchi e sventolano un fazzoletto bianco; rappresenta l’abbigliamento notturno che i catanesi indossavano quando, nel lontano 1126, corsero incontro alle reliquie di Sant’Agata che Gisliberto e Goselmo riportarono da Costantinopoli. Siamo arrivati di fronte al Duomo poco dopo l’alba, la piazza era già gremita e quando è stato aperto il cancello di ferro che protegge le reliquie della santa (sono necessarie tre chiavi: una la custodisce il tesoriere, la seconda il cerimoniere, la terza il priore del capitolo) e il viso sorridente di Agata si è affacciato fuori dal duomo il tripudio dei fedeli, con il tradizionale sventolio dei fazzoletti bianchi, è aumentato in modo esponenziale accompagnato dai fuochi d’artificio. A quel punto il busto di Sant’Agata, luccicante di oro e di gemme preziose, è stato issato (non senza fatica) sul fercolo d’argento rinascimentale, foderato di velluto rosso, il colore del sangue del martirio, ma anche il colore dei re.

Inizia il giro, la processione del giorno 4, che dura l’intera giornata. Il fercolo attraversa i luoghi del martirio e ripercorre le vicende della storia della santuzza, che si intrecciano con quella della città: il duomo, i luoghi del martirio, percorsi in fretta, senza soste, quasi a evitare alla santa il rinnovarsi del triste ricordo. Una sosta viene fatta anche alla marina da cui i catanesi, addolorati e inermi, videro partire le reliquie della santa per Costantinopoli. Poi una sosta alla colonna della peste, che ricorda il miracolo compiuto da sant’Agata nel 1743, quando la città fu risparmiata dall’epidemia. I cittadini guidano il fercolo tra la folla che si accalca lungo le strade e nelle piazze. Quasi 5000 devoti trainano la pesante macchina. Tutti rigorosamente indossano il sacco votivo e a piccoli passi tra la folla trascinano il fercolo che, vuoto, pesa 17 quintali, ma, appesantito di Scrigno, busto e carico di cera, può pesare fino a 30 quintali. A ritmo cadenzato gridano: Cittadini, viva sant’Agata, un’osanna che significa anche: sant’Agata è viva in mezzo alla folla. Il giro si conclude a notte fonda quando il fercolo ritorna in cattedrale.

La processione è lenta, lunga, impegnativa. Intorno al fercolo i fedeli si accalcano per portare un cero, una donazione in denaro, oppure semplicemente per toccare la santa. Una leggenda racconta che le donne che toccano Sant’Agata possano rimanere incinta. Molti porgono il fazzoletto bianco per fare in modo che venga fatto appoggiare alle reliquie, alcuni pregano, altri si accontentando di guardare da lontano facendosi il segno delle croce. Si sentono gridare gli inni alla santa: Nun c’è ventu, nun c’è acqua, nè bufera, nè timpesta casca u munnu ma Catania a Frivaru si fa festa. La città è addobbata a festa con la A in oro su sfondo rosso, i terrazzi espongono l’insegna W S.Agata. È davvero uno di quei momenti da vivere per capire l’emozione, l’importanza che i catanesi danno alla patrona e alla sua festa, non avevo mai visto un senso di devozione nemmeno lontanamente simile. Quando si è in mezzo alla folla si cerca di fotografare con rispetto, dando importanza alle persone e al momento che stanno vivendo. Non è facile, anzi, è decisamente complicato. Ho provato a raccontare queste emozioni con 37 foto, entrando dentro la festa. È anche un ricordo di una giornata incredibile.

La processione di Sant'Agata /03La processione di Sant'Agata /04La processione di Sant'Agata /05

La processione di Sant'Agata /01La processione di Sant'Agata /06

La processione di Sant'Agata /07La processione di Sant'Agata /08La processione di Sant'Agata /09

La processione di Sant'Agata /10La processione di Sant'Agata /11

La processione di Sant'Agata /12La processione di Sant'Agata /13La processione di Sant'Agata /14

La processione di Sant'Agata /15La processione di Sant'Agata /16

Nun c’è ventu, nun c’è acqua, nè bufera, nè timpesta
casca u munnu ma Catania a Frivaru si fa festa.
Lu splinnuri di la Santa, l’emozioni di li genti
comu n’ecu ca cuntaggia tutti i cincu cuntinenti.
Emigranti di luntanu… janchi, niuri, longhi e curti
arrispunnunu cchiù forti….semu tutti divoti tutti…
Ma ‘na vuci… tra la fudda… si fa largu e acchiana jauta…
E’ la vuci di Catania: Cittadiniiiiii…. Evviva Sant’Aita!

La processione di Sant'Agata /17La processione di Sant'Agata /23

La processione di Sant'Agata /20La processione di Sant'Agata /18La processione di Sant'Agata /25

La processione di Sant'Agata /21La processione di Sant'Agata /19

La processione di Sant'Agata /27La processione di Sant'Agata /24La processione di Sant'Agata /28

La processione di Sant'Agata /22La processione di Sant'Agata /26

La processione di Sant'Agata /29

La processione di Sant'Agata /30La processione di Sant'Agata /31

La processione di Sant'Agata /33La processione di Sant'Agata /34La processione di Sant'Agata /35

La processione di Sant'Agata /36La processione di Sant'Agata /32

La processione di Sant'Agata /37

Scattami una foto

POSTED ON 15 Feb 2024 IN Reportage, Street     TAGS: EVENT, travel, silver

Candelore /02

Quando la candelora dei pescivendoli passa nel mercato del pesce, il suo luogo madre, le persone che assistono al passaggio e al ballo (i portatori girano la candelora a ritmo di musica) sono tantissime e riuscire a fotografare è un’impresa. Nel mercato del pesce c’è una specie di arco con un tunnel che collega -si fa per dire- la centrale piazza del Duomo con la zoma del mare. E molto largo, ma in quel momento sembra strettissimo e si fatica a respirare (il profumo di pesce non è proprio Chanel N.5). E quando mi sono trovato all’interno di questo passaggio mi ha incuriosito un ragazzo che, per cogliere un’immagine più interessante del momento, si è arrampicato sul palo (non proprio stabile) di una bancarella. E TAAC, sono riuscito anche io a trovare una foto interessante.

Il giorno delle Candelore

POSTED ON 15 Feb 2024 IN Reportage     TAGS: EVENT, travel, silver, religion

Candelore /01

Quando si descrive la festa di Sant’Agata si deve obbligatoriamente parlare della tradizionale sfilata delle candelore, enormi ceri votivi rivestiti con decorazioni artigianali, puttini in legno dorato, santi e scene del martirio, fiori e bandiere. Le candelore anticipano il fercolo di Sant’Agata in processione, perché prima dell’arrivo dell’illuminazione elettrica avevano il compito di illuminare il passo ai partecipanti in notturna. Le candelore sono un numero variabile e storicamente rappresentano le arti (con alcune eccezioni): in passato erano arrivate ad essere addirittura 28, quest’anno erano 15 con la novità della Candelora dedicata a S.Agata dall’associazione Luigi Maina.

Le candelore sfilano sempre nello stesso ordine. Ad aprire la processione è il piccolo cero di monsignor Ventimiglia. Il primo grande cero rappresenta gli abitanti del quartiere di San Giuseppe La Rena e fu realizzato all’ inizio dell’Ottocento. E’ seguito da quello dei giardinieri e dei fiorai, in stile gotico-veneziano. Il terzo in ordine di uscita è quello dei pescivendoli, in stile tardo-barocco con fregi santi e piccoli pesci. Il suo passo inconfondibile ha fatto guadagnare alla candelora il soprannome di bersagliera. Il cero che segue è quello dei fruttivendoli, che invece ha passo elegante ed è dunque chiamato la signorina. Quello dei macellai è una torre a quattro ordini. La candelora dei pastai è un semplice candeliere settecentesco senza scenografie. La candelora dei pizzicagnoli e dei bettolieri è in stile liberty, quella dei panettieri è la più pesante di tutte, ornata con grandi angeli, e per la sua cadenza è chiamata la mamma. Chiude la processione la candelora del circolo cittadino di sant’Agata che fu introdotta dal cardinale Dusmet.

Questi imponenti ceri dal peso che oscilla fra i 400 ed i 900 chili, vengono portati a spalla, a seconda del peso, da un gruppo costituito da 4 a 12 uomini, che le fa avanzare con un’andatura caracollante molto caratteristica detta a ’nnacata. Quest’anno il giorno di Sant’Agata cadeva di lunedì e non sono riuscito ad assistere alla seconda parte dei festeggiamenti veri, con il passaggio da via Antonino Di Sangiuliano, uno dei momenti più caratteristici della sfilata per le difficoltà che incontrano i portatori lungo la ripidissima salita. Le foto sono di sabato 3 febbraio quando le candelore si presentano ai fedeli accompagnate dalla musica delle bande cittadine (ogni candelora ha il suo accompagnamento musicale). Volevo realizzare un reportage che mettesse al centro della storia i portatori e le loro espressioni: ho utilizzato quasi esclusivamente il 70/200 a f/2.8 per riuscire ad entrare dentro la scena nonostante l’enorme quantità di persone e per isolare i protagonisti della giornata dallo sfondo e dalla confusione. In totale sono 34 foto e credo riescano a rappresentare bene il giorno delle Candelore.

Candelore /10Candelore /11

Candelore /03Candelore /04Candelore /05

Candelore /06

Candelore /07Candelore /08Candelore /09

Candelore /12Candelore /13

Candelore /14Candelore /15Candelore /16

Candelore /18Candelore /19

Candelore /17Candelore /20Candelore /21

Candelore /24

Candelore /22Candelore /23

Candelore /25Candelore /26Candelore /27

Candelore /28

Candelore /29Candelore /30

La potenza

POSTED ON 14 Feb 2024 IN Reportage, Portrait     TAGS: EVENT, travel, silver

Le candelore /26

Le candelore /27Le candelore /28

Le ‘Ntuppatedde

POSTED ON 14 Feb 2024 IN Performing Arts, Reportage     TAGS: EVENT, travel, silver

Le Ntuppatedde /01

Uno sparo di luce, una ventata di aria bianca, una sorpresa inaspettata. Le ‘Ntuppatedde mi sono arrivate incontro senza essere attese e mi hanno colto alla sprovvista: non sapevo della loro per(e)sistenza, ma per un colpo molto fortunato le ho viste arrivare -in esclusiva- nel silenzio e nel vuoto. Poi hanno iniziato a correre senza motivo, hanno varcato il confine del mercato del pesce e sono tornate dopo qualche minuto per ballare allegre e senza senso apparente nella confusione generale di piazza del Duomo.

Il diritto di ntuppatedda era, fino alla fine dell’Ottocento, la possibilità per le donne di qualsiasi condizione sociale, di andare liberamente in giro per la città, ammiccando e pretendendo doni e omaggi dagli uomini, durante i festeggiamenti agatini. In un tempo in cui la donna era totalmente assoggettata all’uomo, padre o marito che fosse, le ‘ntuppatedde andavano in giro comunque celate da un manto nero che lasciava scoperto un occhio soltanto.

La rinascita delle Ntuppatedde avviene nel 2013 quando la storica tradizione è stata ripresa, anche se in termini molto diversi e decisamente più moderni, dall’artista e performer Elena Rosa e le donne vestite di bianco, e con il viso coperto, sono tornate in città, danzando per le vie del centro di Catania con un fiore rosso in mano, simboleggiante la loro rinascita e la loro libertà.

Il termine ‘Ntuppatedde deriva dal siciliano tuppa che indica la membrana che chiude il guscio delle chiocciole, evocando l’idea di qualcosa che si nasconde, di celato e protetto alla vista di tutti.

Le Ntuppatedde /02Le Ntuppatedde /03Le Ntuppatedde /04

Le Ntuppatedde /07Le Ntuppatedde /08

Le Ntuppatedde /06Le Ntuppatedde /10Le Ntuppatedde /13

Le Ntuppatedde /05Le Ntuppatedde /09

Le Ntuppatedde /16Le Ntuppatedde /17Le Ntuppatedde /18

Le Ntuppatedde /14Le Ntuppatedde /15

Le Ntuppatedde /19Le Ntuppatedde /20Le Ntuppatedde /21

Le Ntuppatedde /11Le Ntuppatedde /12

Le Ntuppatedde /22

La notte delle Candelore

POSTED ON 13 Feb 2024 IN Reportage     TAGS: EVENT, travel, silver, nocturne

Le candelore e la sera /06

Forse qualche mio seguace più accanito (che poi manco mia madre mi legge) avrà capito che a inizio Febbraio ho preso il primo aereo disponibile e sono volato a Catania per fotografare i festeggiamenti di Sant’Agata (che ricorre il 5 febbraio). Era una festa del quale sentivo parlare da tempo e che mi incuriosiva: la città etnea si ferma per onorare la propria santa ed è un evento religioso unico al mondo. Siamo arrivati a Catania la sera di Venerdì e dopo un aperitivo veloce abbiamo girovagato per il centro alla ricerca delle prime avvisaglie della festa: non c’è voluto molto, tutta la città era in attesa, direi in febbrile eccitazione. Il ritmo e la musica si sentivano nell’aria e le prime candelore (abbiamo incontrato quella dei pescivendoli, dei panettieri e dei fiorai) iniziavano a muoversi e a ballare nei dintorni di piazza del duomo. La serata ha raggiunto il suo culmine quando i pompieri hanno posato vicino alla statua della santa un enorme mazzo di fiori, con le candelore ferme ad osservare il momento storico. Siamo andati a dormire curiosi di scoprire cosa ci avrebbe riservato il nuovo giorno, ma sono immagini e sensazioni che svelerò nelle prossime ore. Stay Tuned.

Le candelore e la sera /01Le candelore e la sera /04

Le candelore e la sera /02Le candelore e la sera /03Le candelore e la sera /08

Le candelore e la sera /05Le candelore e la sera /07

Le candelore e la sera /10Le candelore e la sera /11Le candelore e la sera /09

Come un serpente sospeso

POSTED ON 2 Feb 2024 IN Reportage     TAGS: URBEX

Come un serpente sospeso /03

Esistono luoghi che hanno un’anima, ma uno scatto soltanto. È un modo di dire, un tentativo di definizione: significa che quello specifico luogo abbandonato merita la visita, ma solo per scattare una singola foto, generalmente una stanza molto interessante, oppure per un particolare dettaglio. Il resto è nulla. Questa cascina a rischio imminente di crollo, che ho voluto definire in modo ermetico del serpente sospeso, vive di un paio di immagini; è la classica botta e via. Poi in realtà intorno si può visitare una struttura enorme, silenziosa e terribilmente vuota, per certi versi anche spettrale, inquietante: ma che non merita il consumo dell’otturatore. Sono entrato dall’enorme portone, ho puntato deciso alla stanza da fotografare, quindi ho ammirato il mobile sospeso e sono scappato. Ci sono esplorazioni che meritano il tempo, altre che si riducono ad una foto, uno scatto soltanto; che poi come sempre io non riesco a limitarmi e le immagini diventano 11, ma è un altro discorso.

Come un serpente sospeso /01Come un serpente sospeso /04

Come un serpente sospeso /08Come un serpente sospeso /09Come un serpente sospeso /10

Come un serpente sospeso /11Come un serpente sospeso /12

Come un serpente sospeso /05Come un serpente sospeso /06Come un serpente sospeso /07

MEMO 4345 -Giorno della Memoria-

POSTED ON 27 Gen 2024 IN Reportage     TAGS: museum, history

MOMA 4345 /08

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale, celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. Per l’occasione ho deciso di andare a Borgo San Dalmazzo e visitare il Memo 4345. Cos’è il Memo 4345? È uno spazio per conoscere, capire, ricordare e interrogarsi. Non è semplice raccontare la storia europea della persecuzione ebraica, ma qui nascono domande, il visitatore viene guidato alla riflessione e vengono poste le basi per comprendere gli elementi essenziali della Shoah in Europa.

Un percorso dedicato alla memoria degli ebrei che sono passati di qui e rivolto a tutti coloro che sentono il dovere di conoscere e ricordare i passi che hanno portato alla Shoah e le responsabilità di opporsi ovunque si manifestino. Come hanno fatto i Giusti.

Avevo già visitato il Memo 4345 l’anno scorso, ho deciso di tornare con calma per fotografare. Ho chiesto il permesso e con la tranquillità che richiede il luogo ho scattato (senza treppiede) dettagli e panoramiche. Mi sono concentrato sulla scritta GENOCIDIO, che può diventare un pugno nello stomaco, e sulle valigie nel centro della navata che sembrano un po’ slegate al contesto, ma al tempo stesso trasformano l’atmosfera e la rendono malinconica e triste, perché giustamente portano alla riflessione e impongono una domanda forte: cosa siamo stati capaci di fare?

È più difficile onorare la memoria dei senza nome che non quella degli uomini famosi.
– Walter Benjamin

MOMA 4345 /01MOMA 4345 /02

MOMA 4345 /05

MOMA 4345 /07MOMA 4345 /09MOMA 4345 /11

MOMA 4345 /06MOMA 4345 /12

MOMA 4345 /03MOMA 4345 /04MOMA 4345 /10

La magia dei libri

POSTED ON 24 Gen 2024 IN Reportage     TAGS: URBEX

La magia dei libri /01

Nella mia esperienza di urbexer ho visitato alcuni luoghi indimenticabili, che lasciano una memoria importante e che riescono a togliere il fiato. Molti perché hanno una bellezza intrinseca, reale, tangibile, altri perché dopo averli visti e desiderati da tempo quando arriva il momento l’emozione è sempre tanto forte. E poi ci sono ambienti che rimangono nel cuore, anche solo ad annusarli, a intuirli, a immaginarli. La storia di queste foto è complicata, consta di un salto indietro nel tempo importante e di una serie di richieste, conferme, amicizie, opportunità. E quando l’opportunità capita, e poi capita ancora, forse è un segnale che giocoforza debba essere sfruttata, nonostante i retro pensieri.

L’esplorazione di quella che viene definita Villa dei Libri (ma che in realtà ha un nome aristocratico e altisonante) è stata praticamente notturna: tutte le foto sono scattate con il treppiede, sensibilità alta e tempi decisamente lunghi perché ho preferito entrare sfruttando delle tempistiche insolite. Ed è stata un’esplorazione in solitaria, e mi capita di rado, perché la mia controparte ha scelto di non entrare per rispettare un principio di correttezza e di rispetto nei confronti dei proprietari: una promessa da mantenere. La sua motivazione è assolutamente comprensibile, ma devo ammettere che mi è dispiaciuto molto fotografare da solo per come erano iniziate e proseguite le ricerche e per il livello della location.

Sono entrato e uscito senza sfiorare niente, cercando di essere il più invisibile e veloce possibile, per non disturbare l’idea di calma e tranquillità che regnava intorno a me. Ho scelto di riprendere solo le stanze più interessanti e per una volta ho preferito non creare un reportage completo, ma solo di cogliere l’essenza più importante. E ci sono i libri, che sono la storia di questa villa, che portano un’impronta forte: si sente il profumo della carta e della polvere ed è una magia che non riesco a descrivere con le parole, ma solo con le immagini. Spero di essere riuscito a rendere l’idea delle emozioni che ho provato mentre aspettavo, un tempo interminabile, che si chiudesse l’otturatore.

La magia dei libri /02La magia dei libri /03La magia dei libri /06

La magia dei libri /08La magia dei libri /09

La magia dei libri /04La magia dei libri /05La magia dei libri /07

La magia dei libri /12

La magia dei libri /13La magia dei libri /14La magia dei libri /15

La magia dei libri /16La magia dei libri /17

La magia dei libri /18

La magia dei libri /10La magia dei libri /11

Discoteca Mayerling

POSTED ON 20 Gen 2024 IN Reportage     TAGS: URBEX, disco

Discoteca Mayerling /29

Il mondo urbex delle discoteche è in continuo fermento. La moda dei locali da ballo che imperversava negli ultimi decenni del secolo scorso è andata scemando e dopo qualche timido tentativo di rilancio la stragrande maggioranza delle fabbriche del divertimento notturno ha dovuto chiudere i battenti. Alcune sono autentiche ed enormi cattedrali nel deserto, senza alcun futuro. Fra le protagoniste indiscusse del periodo d’oro, sicuramente la Discoteca Mayerling di Castellar Guidobono in provincia di Alessandria (in questo caso non avrebbe senso nascondere il nome) si differenziava per una particolare caratteristica: la tigre. Adesso sembra assurdo, ma la discoteca prende il nome dalla Tigre Mayer, poco più di un gatto, come la definiva Giorgio Brichetti, storico ideatore e proprietario del locale.

Mayer, poco più di un gatto! Quando ho aperto il Mayerling qualcuno dei miei collaboratori ironizzava sul fatto che ci volesse un cane molto bello nel giardino del locale, dalla nobile immagine così come il nome della residenza Asburgica. Ma a me non sono mai piaciute le cose semplici così presi la tigre!

Il Mayerling apre al pubblico nel 1983 e, complice la Tigre, è subito un successo spaventoso: l’idea iniziale era di creare un locale per 500 persone, ma alla sera dell’inaugurazione si presentarono in 1500. Praticamente sempre aperta arrivò a contenere sino a 4000 giovani assetati di divertimento provenienti da Piemonte, Liguria, Lombardia ed Emilia. Per quasi 15 anni il successo del Mayerling fu inarrestabile e devo ammettere che leggendo i racconti di chi ha avuto l’onore di varcare quel portone d’ingresso (che oggi è entrato nel mito) rimpiango di non aver avuto il piacere di salutare la tigre Mayer (che è mancata nel 2006 a Salice Terme). Giorgio Brichetti vende nel 1996 e inizia il declino sino alla definitiva chiusura. Qualche tentativo di rilancio, ma ormai i tempi sono cambiati, le persone anche e purtroppo le due torri di ingresso che hanno segnato un’epoca per i giovani della zona sono destinare a rimanere nel silenzio e nell’abbandono. Il ruggito della tigre è un ricordo lontano.

Discoteca Mayerling /01Discoteca Mayerling /30

Discoteca Mayerling /02Discoteca Mayerling /03Discoteca Mayerling /28

Discoteca Mayerling /04Discoteca Mayerling /06

Discoteca Mayerling /05Discoteca Mayerling /08Discoteca Mayerling /09

Discoteca Mayerling /07

» CONTINUA A LEGGERE «

Sentiero dei Limoni

POSTED ON 16 Gen 2024 IN Reportage     TAGS: travel, trekking

Sentiero dei Limoni /01Sentiero dei Limoni /02

Il sentiero dei Limoni è un semplice percorso di trekking che si snoda fra le città di Maiori e Minori. Non è lungo, anzi, si può espletare senza fretta in circa due ore ed è alla portata di chiunque nonostante la prima parte in salita e l’abbondante presenza di scalini. Quello che mi ha colpito è la totale assenza di limoni. Incredibile, ma vero. Ho scoperto che i limoneti sono privati e nascosti, ma basta aguzzare la vista ed è possibile scorgere qualche pianta dietro le recinzioni che fiancheggiano la strada. Il punto forte del sentiero dei Limoni è chiaramente il panorama: ad ogni curva, dietro ogni angolo, il mare spunta imperioso e lascia senza fiato.

A metà percorso si arriva nella frazione di Torre (il nome è dovuto probabilmente all’esistenza di un’antica fortificazione oggi scomparsa, forse la Torre Fronsuti) e qui si può conoscere la storia delle portatrici di limoni: perché prima dell’arrivo della modernità i limoni venivano trasportati lungo questo sentiero dalle donne del paese. Si trattava di un lavoro pesante che consisteva nel caricare grossi sportoni costruiti con legno di castagno rivestiti di stoffa all’interno, che potevano contenere tra i 50 e 70 kg. Oggi vengono ricordate con una via dedicata ed una targa.

Come dicevo all’inizio il sentiero non è faticoso, però all’arrivo a Minori, magari sudati e accaldati, consiglio di fare una piccola sosta in un locale del lungomare (poco lontano dalla Basilica di Santa Trofimena) che definire storico è forse semplicistico: la Pasticceria Sal de Riso, dove è tradizione quasi obbligatoria degustare la celebre Delizia al Limone. Vi posso garantire che non ve ne pentirete.

Sentiero dei Limoni /03Sentiero dei Limoni /04Sentiero dei Limoni /05

Sentiero dei Limoni /06Sentiero dei Limoni /07

Sentiero dei Limoni /08Sentiero dei Limoni /09Sentiero dei Limoni /10

Sentiero dei Limoni /11Sentiero dei Limoni /12

La casa di Orazio e Lucrezia

POSTED ON 9 Gen 2024 IN Reportage     TAGS: URBEX

La casa di Orazio e Lucrezia /05

Ci sono diverse motivazioni che mi spingono sempre con maggiore frequenza nella fotografia urbex e non sono semplici da descrivere. La prima forza che mi muove è sicuramente la fotografia: in questo genere, per certi versi molto complicato, è possibile trovare sempre nuovi stimoli e nuove prospettive. È fotografia di interni, di architettura, ma con un fascino vintage e decadente che rende l’urbex quasi uno stile di vita, vorrei usare la parola ribelle, ma forse sto esagerando.

Il secondo motivo è sicuramente la scoperta, la storia che si nasconde dietro ad ogni avventura in luoghi abbandonati. E la storia di Orazio e Lucrezia è intrigante, malinconica, straniante, triste. La si intuisce, la si comprende e si entra in sintonia con loro anche se non sono più parte del nostro mondo ormai da tempo. È come quando ci si innamora di un film e si vorrebbe diventare amici dei personaggi di quella pellicola. Con Orazio e Lucrezia si prova una sensazione simile, ma loro sono reali e si impara a conoscerli osservando la loro vita, la loro casa, quello che hanno lasciato nel tempo senza che nessuno potesse custodire il loro lascito. Viene anche definita La Villa del Bersagliere, non sono riuscito a capire se ci siano della verità nella definizione, ma sicuramente qui viene raccontata la perdita di un figlio e si impara a conoscere la tristezza e il dolore che hanno accompagnato la seconda parte del secolo scorso. È un insieme di ricordi e malinconia che, pur senza conoscerli, fanno amare i protagonisti di questa storia, tratto da una storia vera si dice al cinema, quasi a volerli abbracciare se fossero ancora qui.

Fra queste mura abbiamo scattato in silenzio, sottovoce, con un rispetto ancora maggiore in confronto ad altre esplorazioni. Perché certi messaggi, conservati con estrema cura per anni, fanno scendere le lacrime dagli occhi e ti lasciano dentro una sensazione di empatia non semplice da descrivere. Quando siamo usciti il nostro cuore era contrariato e felice, ma colmo di un’aurea indecifrabile di emozioni e suggestioni positive. Ma quello che sorprende è che probabilmente è solo immaginazione, tentativi di pochi minuti per decifrare un codice che richiederebbe un’analisi molto più approfondita: sono fantasie che si possono elaborare e diventare una sorta di realtà. La nostra realtà aumentata ed è questo rende incredibile questo viaggio. E voglio chiedere scusa a Orazio e Lucrezia per aver osservato, come in un film, la loro vita, ma mi sento di mandargli un abbraccio perché in questi pochi minuti gli ho voluto bene. Davvero. Sembra impossibile, ma è così.

La casa di Orazio e Lucrezia /26La casa di Orazio e Lucrezia /27

La casa di Orazio e Lucrezia /03La casa di Orazio e Lucrezia /04La casa di Orazio e Lucrezia /07

La casa di Orazio e Lucrezia /14La casa di Orazio e Lucrezia /15

La casa di Orazio e Lucrezia /08La casa di Orazio e Lucrezia /09La casa di Orazio e Lucrezia /13

La casa di Orazio e Lucrezia /02La casa di Orazio e Lucrezia /11

La casa di Orazio e Lucrezia /06

» CONTINUA A LEGGERE «

Hot air balloon from far away

POSTED ON 8 Gen 2024 IN Reportage     TAGS: EVENT, balloons, tele

Hot air balloon from far away

Non è ancora il momento di abdicare e parlo sempre di mongolfiere, anche se non era mia intenzione. Domenica mattina, causa vento e cielo pessimo, si sono alzati in volo libero (quindi senza competizione) pochissimi palloni. Io sono andato in Garzegna, una zona un po’ esterna a Mondovì, per fotografare con il tele la torre del Belvedere (e magari una mongolfiera). Non sono riuscito, normale amministrazione, ma ho comunque scattato a 500mm con la R7 (quindi equivalente 800mm) questa foto della The Power of Fire di Paolo Bonanno che sorvola le montagne innevate. Apparentemente, effetto del tele. È la foto con la più lunga focale che io abbia mai scattato, comunque pubblicato. Sono rimasto sorpreso dalle qualità di quest’ottica che grazie allo stabilizzatore interno (5 stop), unito all’IBIS della R7, permette scatti a mano libera altrimenti impossibili: anche con zoom al 100% la nitidezza della mongolfiera (non saprei definire la distanza comunque era molto lontana) è impressionante. Può sembrare, ma non è una desaturazione selettiva.

RAIE24 /reprise

POSTED ON 7 Gen 2024 IN Reportage     TAGS: EVENT, balloons

RAIE24 - Day One /70

Purtroppo anche domenica niente voli e niente competizione. Il vento forte e la minaccia incombente di pioggia hanno consigliato alla direzione di gara di sospendere il Raduno Internazionale dell’Epifania. Purtroppo anche questa volta non è stata un’edizione fortunata dal punto di vista metereologico. E quindi mi sono divertito a controllare nuovamente le immagini del giorno della Befana e ne ho scelto ancora 8 degne di essere pubblicate. Non sono molto diverse nella sostanza da quelle che ho pubblicato ieri, ma credo meritino una piccola ricompensa. E ci vediamo al #RAIE25. Speriamo.

RAIE24 - Day One /75RAIE24 - Day One /76

RAIE24 - Day One /71RAIE24 - Day One /72RAIE24 - Day One /77

RAIE24 - Day One /73RAIE24 - Day One /74

« Newer          Older »