Il lago di Pianfei, per me, non è un luogo da visitare. È un posto dove torno. Non perché cambi, ma perché resta sempre uguale: la nebbia che sale piano, il ghiaccio quando arriva, le albe silenziose, i riflessi che a volte funzionano e a volte no. E va bene così. È un lago senza spettacolo, senza clamore. Non regala la foto facile, non viene incontro. Devi aspettare, guardare, accettare che spesso non succeda niente. Ed è lì che, ogni tanto, succede tutto.
L’ho fotografato per anni, in stagioni e momenti diversi. Il lago è rimasto lì. Io no. È diventato una misura del tempo: se ci torno, capisco a che punto sono. Non del lago. Di me. E forse continuo a fotografarlo per questo: non per raccontare il luogo, ma per vedere se riesco ancora a riconoscermi in quei riflessi.