
Ieri sera si è inaugurato il Wake uP con il concerto gratuito (salvo prenotazione online che nessuno si è sognato di controllare) di Annalisa (metto il link per chi non la conoscesse, come i miei amici Fuffo e Anto) a Mondovì Piazza. Scenario naturale bellissimo, ma acustica credo da rivedere. Non mi sembra una piazza adatta alla musica dal vivo. Nali è salita sul palco grintosa e con un look decisamente troppo estivo: intorno a lei il pubblico (tantissimo, quando è gratis la gente accorre) girava con il piumino, io con il maglione soffrivo le pene dell’inferno per colpa del freddo. Eppure è di Carcare e dovrebbe conoscere le rigide temperature serali di fine estate nelle nostre zone; si è scaldata saltando sul palco. Complice la presenza della famiglia (e la mancanza di gestione degli accrediti per i fotografi) mi sono accontentato di scattare, da molto distante, solo 36 foto in un lasso di tempo troppo breve (circa dieci minuti, poi mi sono allontanato). Per mia fortuna l’altezza non è un problema e con il 70/200 sono riuscito anche ad evitare la miriade di smartphone che riprendevano (male) l’evento. Di queste 36 foto ne ho scelte 6 che credo siano almeno passabili. Mi scuserete se il punto di ripresa è il medesimo per tutte le foto. Enjoy. :-D






Ho passato un’estate fotografica davvero difficile. Pochissimi stimoli, pochissima voglia di fotografare; ho fatto ricerca e cercato di capire come si muove la fotografia nel 2018. E sono arrivato ad una scoperta (tipo quella dell’acqua calda). La fotografia non si muove, e diventa terribilmente noiosa e nauseante, ogni giorno sempre di più. E’ un moto perpetuo di tutto uguale, di ripetizioni. Sempre le stesse facce nelle stesse pose, e la street sempre uguale, e le case abbandonate, e il tramonto in montagna, i workshop che si rincorrono, gli eventi che tutti scattano uguale, i concorsi che non sanno più cosa inventare. Mi piace definirla fotografia di massa, non riesco a trovare niente che mi interessi in questa fotografia, niente che riesca a suscitare in me quelle che vengono definite, in moto molto/troppo poetico, emozioni.
E questa estate ho detto BASTA, e mi sono lasciato trascinare dalla mia personalissima corrente senza aggiungere un’ulteriore voce a quella del coro (che scaturisce dalla massa). Non so quale direzione prendere, ho solo qualche piccola percezione, ma non voglio interessarmi alla globalizzazione fotografica. Il concetto è che sento la necessità di fotografare per me stesso, senza ricercare il consenso e il plauso degli altri, ma producendo qualcosa di diverso (e al tempo stesso interessante, magari spiazzante). Ansel Adams sosteneva che in ogni fotografia ci fossero due soggetti: il fotografo e l’osservatore. Giusto, quasi lineare. Credo che nel prossimo futuro farò in modo che questi due soggetti convergano nella stessa persona: me stesso. Forse un po’ egocentrico, ma certamente meno ansioso.
Voglio cambiare il modo di osservare e cercare un approccio diverso; è una pretesa ambiziosa (credo) e difficilmente realizzabile. Non è semplice come bere una lattina; andare fuori dal coro senza produrre foto rotonde, sfuocate e senza senso, ma cercando idee e qualità è qualcosa che in tanti provano a realizzare. Ma quasi nessuno riesce e nel 2018 non è solo complicato: è proprio al limite del impossibile. Una via di mezzo fra Ethan Hunt e Multiman (per la serie perle ai porci). Non ho più voglia di vedere sempre la stessa merda (come questa foto che rappresenta la mia personale nemesi). Datemi qualcosa di nuovo. Spengo tutto, spengo le notifiche, accendo la voglia di osservare con gli occhi aperti a unopuntodue. Deve entrare tanta luce e questa luce deve arrivare anche al cervello; il rischio è quello di rimanere abbagliati. Ci vediamo al prossimo tramonto.
L’abitudine lasciala fuori
Perché mi da fastidio vedere nulla di nuovo
Si parla sempre di amore per poi non farlo veramente
– Alessandra Amoroso

Nello scorso mese di luglio ho organizzato un workshop sull’utilizzo della luce flash in esterno. Il docente era il monregalese (ma ormai milanese d’adozione) Stefano Tealdi, un amico che ormai è diventato un punto fermo a livello nazionale sull’utilizzo dei lampeggiatori. Chiaramente non potevo esimermi dalla partecipazione: abbiamo fotografato a Mondovì Piazza, iniziando dai portici soprani e terminando nel meraviglioso Belvedere. È stata un’esperienza istruttiva (è il terzo workshop di Stefano al quale partecipo) e, grazie alla bellezza di Amanda che gentilmente si è prestata a farci da modella, sono riuscito a trovare qualche scatto interessante.




Sono passato nei pressi del cimitero Monumentale di Milano quasi per caso, ero curioso, e sono entrato. Mai avrei immaginato di trovare qualcosa di così meraviglioso. Imponente. Il gusto in alcuni settori è un po’ pesante e di dubbia interpretazione, ma il risultato è un insieme di stili e visioni davvero particolare. Ho trovato, lungo la strada principale, questo interessante obelisco (non chiedetemi il significato e nemmeno cosa possa rappresentare); direi un po’ esagerato come monumento funebre (ma d’altronde gli egiziani hanno costruito le piramidi), al tempo stesso però assolutamente fotografabile. Ho messo il superwideangle e mi sono abbassato il più possibile per riuscire a cogliere il senso di innalzamento al cielo. E spero di esserci riuscito.