
La Cueva de los Verdes è una grotta situata sull’isola di Lanzarote e deve la sua creazione alla grande eruzione vulcanica del Monte Corona datata quasi più di 5.000 anni fa. Sono particolarmente interessanti grazie anche al lavoro dell’artista Jesus Soto che ha creato e curato l’illuminazione, il percorso interno e lo sfondo musicale che ci accompagna durante la visita. A me rimangono impresse nella memoria per un episodio decisamente fastidioso che mi è capitato nell’ultimo tratto della grotta; durante la visita sono rimasto sempre sul fondo del gruppo (un po’ staccato) per avere la possibilità di scattare con tempi lunghi e treppiede (ovviamente le grotte sono molte buie). Al termine della visita si arriva in un ambiente davvero particolare [ATTENZIONE SPOILER] che sembra una grossa cavità nel terreno (foto grande). Invece è un lago perfettamente immobile che riflette tutto quanto intorno e crea un effetto incredibile svelato, dopo una messa in scena degna del miglior Alfred Hitchcock, dalla guida che getta un sasso nell’acqua e svela l’arcano fra la sorpresa generale. Ho aspettato di essere l’ultimo del gruppo per poter scattare una foto senza ospiti, ma ho dovuto aspettare una coppia di ragazzi italiani che con compatta e flash ha cercato di scattare, senza riuscirci, un selfie con il lago sullo sfondo. Come se non bastasse, sfruttando la lontananza della guida, hanno anche gettato una piccola pietra in acqua per rinnovare l’effetto ottico. Ovviamente ho dovuto aspettare che si calmassero le acque (nel vero senso della parola) per poter scattare con il treppiede a 5 secondi di esposizione. Praticamente sono stato raggiunto dal gruppo successivo. :-)[FINE SPOILER]




Sono arrivato ad Arrecife tardi, con quella stanchezza addosso che ti fa solo venire voglia di una doccia e di un letto. E invece, appena ho messo piede fuori dall’hotel, mi sono trovato davanti il Castillo de San Gabriel. Di notte non puoi visitarne nemmeno un metro, ma è impossibile ignorarlo: una fortificazione tozza, apparentemente semplice, che spicca davanti al mare come un pugno di pietra. Ho capito subito che valeva la pena tornarci all’alba.
La mattina dopo, quando la città dormiva ancora, sono arrivato davanti al castello con largo anticipo. Arrecife a quell’ora è un’astrazione: strade vuote, nessun rumore, solo vento e mare. Nei dintorni del castello non c’era anima viva, e questo silenzio quasi sospeso gli dava un carattere diverso, più ruvido e autentico. Il cielo, come quasi tutte le mattine a Lanzarote, era limpido ma di un grigio anonimo, piatto, senza spunti. Una di quelle situazioni in cui capisci che la luce non ti regalerà niente e devi cavartela con quello che hai.
Ho piazzato il treppiede e scelto un’esposizione lunga, otto secondi per la prima foto, per provare almeno a domare il mare e ottenere quel movimento fermato che può dare un minimo di atmosfera. Il castello, da vicino, non è questo monumento epico che vendono le brochure: è onesto, robusto, quasi spartano. Però osservato dalla città cambia completamente pelle. A distanza acquista una presenza diversa, più scenica, e capisci perché negli anni sia diventato uno dei punti di riferimento della costa di Arrecife.
Non è stato uno di quegli scatti regalati dalla luce perfetta. Anzi, è stata una sessione in cui devi tirare fuori tutto da una scena che non ti viene incontro. Ma forse è anche questo il bello: quando ti porti a casa un’immagine che hai davvero dovuto costruire, centimetro per centimetro.




Ogni generazione ha i propri idoli. Anche se a noi (meno giovani) sembrano pagliacci da circo. #sferaebbasta