Archivio anno: 2025

Fotografia e Urbex | Samuele Silva – #photosneversleep

Conversations at the End of Light

POSTED ON 7 Dic 2025 IN Street / Life     TAGS: sunset, seaside, silhouette

Conversations at the End of Light - Fotografia di Samuele Silva

Nel tramonto c’è sempre un po’ del segreto delle cose.
– Luigi Pirandello

La sentinella del Priamar

POSTED ON 7 Dic 2025 IN Landmark     TAGS: museum, sea

La sentinella del Priamar /01 - Fotografia di Samuele Silva

Mi ero innamorato di questo scorcio già da tempo e aspettavo solo l’occasione per tornare al Priamar per poterlo fotografare. Sono arrivato alla fortezza in tarda mattinata: sapevo che la teca si trovava nella zona a est e ho iniziato a girovagare fra le rampe, le piazze e i bastioni. Ma niente, non riuscivo a trovarla. Poi, a un certo punto, scendendo dalla parte superiore, me la sono ritrovata davanti esattamente nel punto in cui avevo immaginato di scattare. Un’illuminazione.

Quella che si affaccia dal bastione è una scultura conservata dal Museo Archeologico del Priamar e collocata in una teca trasparente progettata per metterla in relazione diretta con la città. La struttura, sporgente dal prospetto, funziona come una finestra espositiva: permette di vedere l’opera dall’esterno e ne sottolinea il legame con il contesto urbano e marittimo. L’obbiettivo dell’allestimento è semplice e dichiarato: rendere visibile il patrimonio anche a chi non entra nel museo, creando un punto di contatto immediato tra la storia custodita all’interno e la vita quotidiana della fortezza. La statua diventa così un segnale, un frammento del passato che si affaccia su Savona, integrando museo e città in un unico percorso visivo.

Dopo averla fotografata con il mare sullo sfondo sono sceso per realizzare anche la ripresa frontale. Quando riesco a concretizzare un’idea che mi gira in testa da un po’ provo sempre la stessa sensazione: la soddisfazione di spuntare una voce dalla mia personale to-do list delle fotografie che voglio realizzare. È una sensazione bellissima.

La sentinella del Priamar /02La sentinella del Priamar /03

Ritorno a Villa Conchiglia

POSTED ON 5 Dic 2025 IN Urbex     TAGS: mansion, superwideangle

Ritorno a Villa Conchiglia /42 - Fotografia di Samuele Silva

Sono tornato a Villa Conchiglia. Di solito non torno quasi mai nei luoghi abbandonati. Non è snobismo: semplicemente, una volta che ho raccontato un posto, per me finisce lì. C’è chi ci torna quattro, cinque, sei volte, anche dieci. Onestamente non so perché: quando un luogo l’hai visto, l’hai capito e l’hai fotografato, non vedo molto senso nel ripeterlo all’infinito, a meno che tu non ci stia facendo un progetto o una ricerca più ampia. Io torno solo per due motivi: quando le foto non mi soddisfano più oppure quando so che c’è qualcosa che prima non avevo fotografato. Fine. Ed è esattamente per questo che sono tornato a Villa Conchiglia.

Le immagini della mia prima visita erano invecchiate male: non mi convincevano più, né come resa né come taglio. E poi era arrivata una voce, che poi si è rivelata vera, che la chiesa privata fosse finalmente aperta. La prima volta l’avevo trovata chiusa da una porta blindata. Non potevo ignorare l’occasione. E infatti la visita è valsa ogni minuto. La villa è ancora splendida, nonostante qualche colpo del tempo e un po’ di vandalismo. La chiesa è una sorpresa: uno spazio raccolto ma potentissimo, pieno di scorci che non ero riuscito a vedere nella prima esplorazione.

Rispetto alla mia prima esplorazione non è cambiato molto, ma la perdita più evidente è il pavimento del salone principale. Era un capolavoro. Oggi non c’è più: smontato e rubato, lasciando solo la pietra nuda e i listelli che lo ancoravano al terreno. Una ferita aperta. Le foto, questa volta, sono tutta un’altra cosa. Ho visto e fotografato dettagli che la prima volta non avevo notato: ho avuto un occhio diverso e, semplicemente, migliore. E sì, la frase che l’attrezzatura non conta ha senso fino a un certo punto: con il Sigma 14 mm il salto di qualità è evidente. Campo visivo enorme, nitidezza impeccabile, prospettive complete. Riguardando oggi gli scatti, sono passati oltre due anni, devo ammettere che non me li ricordavo così convincenti.

Villa Conchiglia rimane un luogo unico. Per molti è il simbolo dell’Urbex in Italia, e capisco perché: è un vuotone, sì, ma un vuotone elegante, barocco, con una qualità architettonica che pochissimi altri posti abbandonati possiedono. È stata dichiarata monumento nazionale e pare che sia stata acquisita dal Comune di La Loggia. Se davvero verrà recuperata e aperta al pubblico, sarà una buona notizia: un posto così non può morire né restare nascosto. E Villa Carpeneto (il nome reale) merita di essere vista anche da chi non fa Urbex.
Nota: tutte le foto di questo ritorno sono state scattate con il Sigma 14mm Art (tranne quella aerea), che in location ampie e barocche come Villa Conchiglia permette una nitidezza e una resa superiori rispetto alle focali più standard. La differenza, qui, si vede tutta.

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Through the Glass Line

POSTED ON 3 Dic 2025 IN Street / Life     TAGS: window, crowd

Through the Glass Line - Fotografia di Samuele Silva

Questa foto mi lascia sensazioni contrastanti. So benissimo che ha errori evidenti, pesanti. La barra nera centrale è troppo dominante: non incornicia, non racconta, non aggiunge niente. È solo un ostacolo che taglia la scena in due in modo troppo brutale. E la foto, nel suo insieme, non ha una narrazione chiara: non è street, non è architettura, non è un ritratto, non gioca con i riflessi. Ci sono diversi elementi che disturbano, e non è un’immagine da copertina.

Eppure, inspiegabilmente, questa foto mi attira. Da quando l’ho scattata, e poi quando l’ho rivista a monitor, ha esercitato una specie di calamita. Mi piace il viraggio magenta-viola, che crea un’atmosfera strana, quasi irrequieta. Mi piace la folla in movimento, perché dà ritmo, dà profondità, dà vita. Mi piace la struttura geometrica delle due colonne che stringono la vista sulla piazza del Duomo. E mi piace il soggetto: Piazza del Duomo fotografata dal Museo del Novecento non è la solita cartolina: è un punto di vista diverso, un po’ nascosto, per certi versi quasi insospettabile.

Non è un’idea realizzata alla perfezione, questo è evidente. Con una barra meno invasiva sarebbe stata più pulita, più leggibile. Ma qualcosa di interessante c’è. Non è una foto da scartare, il cestino può attendere: resta un’immagine che mi piace, con quel gusto da street dall’alto che, almeno per me, continua ad avere un suo fascino. Mi piace questa visione attraverso, perché mostra la piazza in modo alternativo.

Albergo La Cascata

POSTED ON 2 Dic 2025 IN Urbex     TAGS: hotel, superwideangle

Albergo La Cascata /01 - Fotografia di Samuele Silva

L’albergo La Cascata è uno di quei luoghi che non richiedono spiegazioni o precauzioni particolari. Si trova facilmente, non contiene oggetti di valore e non presenta nulla che possa attirare vandali o curiosi in cerca di souvenir. Quando l’ho esplorato, quasi tre anni fa, ero da solo. L’impatto è immediato: la struttura è completamente segnata dall’umidità, che ha deformato pavimenti, soffitti e arredi. La sala principale, oggi un grande open space consumato e disordinato, mostra chiaramente lo stato di abbandono. Tavoli ribaltati, infissi marciti, intonaco caduto a strati. Le grandi finestre, un tempo un punto di forza grazie alla vista sulle colline, ora sono filtrate da tende ingrigite e vetri pieni di condensa interna. Ho lavorato esclusivamente con il 14mm Sigma Art, perché all’epoca mi era sembrata una scelta sensata per rappresentare in modo ottimale la dimensione degli ambienti.

Il nome La Cascata deriva dalla presenza della cascata del fiume Erro, che scorre poco distante dalla struttura. Era il suo biglietto da visita: un richiamo naturale, visibile e facilmente raggiungibile, che rendeva l’albergo una meta conosciuta nella zona. Anche oggi, nonostante l’edificio sia ormai in condizioni critiche, la cascata resta un punto di riferimento e spiega perché l’albergo fosse frequentato soprattutto in estate. Il camino della sala principale è probabilmente l’elemento più importante dell’interno e, nonostante le condizioni, conserva ancora una certa presenza scenica. Massiccio, rivestito di intonaco e pietra, con una seduta curva, era il centro del salone dedicato ai pasti. Oggi è interamente segnato dalla muffa: pareti verdi, superfici friabili, crepe ovunque.

Le camere non raccontano molto, ma sono coerenti con il resto dell’albergo. Qualche letto rimasto, materassi sfondati, armadi privi di ante, tapparelle rotte. Il pavimento è un misto di calcinacci, polvere e resti di intonaco. Gli infissi, in alcuni casi, si aprono ancora, lasciando entrare una luce fredda che accentua lo stato di rovina. Nessun oggetto personale, nessun dettaglio lasciato dagli ultimi ospiti: solo stanze vuote e consumate dal tempo. Fotografarle è stato semplice e rapido, proprio perché non c’erano elementi complessi da valorizzare. L’albergo è chiuso e abbandonato da oltre vent’anni, segnato dall’umidità e dal degrado strutturale, e ormai chiaramente destinato a crollare. Non ha misteri o particolari sorprese, ma resta comunque un luogo che vale la pena documentare prima che scompaia del tutto.

Lasciamo ai clienti che hanno frequentato e amato La Cascata, e alle numerosissime coppie che hanno vissuto la festa del proprio matrimonio, la cura di un patrimonio di ricordi, di benessere, di allegria e di ottimismo che si respirava in quelle sale.
– Cristina Assandri

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Interference

POSTED ON 30 Nov 2025 IN Abstract     TAGS: reflections, stolen, virtualnoise

Interference - Fotografia di Samuele Silva

I see the world in fragments.
– André Kertész