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Il sanatorio -maledetto- di Bioglio
POSTED ON 9 Gen 2023 IN Reportage     TAGS: urbex, hospital

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Quello che viene definito Sanatorio Maledetto si trova a Bioglio, un piccolo paese di nemmeno 1000 anime in provincia di Biella. La lussuosa villa con parco botanico costruita nel 1879 da Giovanni Battista Sella fu donata, tramite la federazione fascista biellese, al Duce che realizzò, come si usava all’epoca, un sanatorio per i malati di tubercolosi e fu inaugurato nel 1931. Bioglio venne scelto per l’aria buona, per la sua posizione collinare esposta a Sud ai piedi delle Alpi, ma al riparo dai venti. Alla fine della guerra passò allo Stato Italiano che dopo il 1962, tramite l’INPS, lo trasformò in casa di cura e prese il nome di Madonna Dorotea. Si racconta che il sanatorio sia maledetto tanto da portare a Bioglio medium ed esperti di paranormale.

Già gli antefatti rendono il luogo particolarmente pregno, in quanto il proprietario Giovanni Battista Sella, deputato nel corso del 1800 e cugino di Quintino Sella, lì si suicidò nel 1902 lanciandosi da una finestra dopo la morte prematura dei due figli (di cui la figlia diciassettenne Ida anch’essa suicida) e della moglie Elena Mathieu. Occorre ricordare inoltre che poco tempo prima proprio la moglie, disperata per la scomparsa dei figli, si era messa in contatto con alcuni medium che convocati dal senatore Federico Rosazza tennero alcune sedute spiritiche, fatto assai usuale in quegli anni.

Negli ultimi anni le testimonianze di strani accadimenti, al limite dell’incredibile, all’interno del Sanatorio sono tantissime: l’apparizione di uomo con un mantello nero ed un cappello di foggia antica davanti agli occhi di un’operatrice, voci in lingua strana, un giovane biondo vestito di bianco che si aggira per i locali, ascensori che si muovono da soli, telefoni che squillano di notte, una voce che recita un rosario, oggetti che spariscono, figure e ombre, porte che si chiudono da sole e infine il più sconcertante: la presenza di una donna bionda che indicando alcune pazienti (tre i casi: Felicina, Artemia e Velina) ne annunciava la morte, realmente avvenuta di lì a poco. Se ne parlò molto sui giornali e in televisione, il noto presentatore Giancarlo Magalli durante una trasmissione che parlava del caso disse: “Possibile che si sbaglino tutti?”. Venne creata anche un’apposita commissione per studiare il caso Bioglio al quale prese parte il noto studioso biellese di parapsicologia Alberto Serena.

Attualmente il sanatorio di Bioglio è in stato di apparente abbandono. È completamente vuoto, ma di proprietà dell’ASL di Biella. È stato chiuso il 30 settembre 2013, all’epoca della chiusura si pensava dovesse diventare un REMS -residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza- cioè una struttura sanitaria di accoglienza per gli autori di reato affetti da disturbi mentali e socialmente pericolosi. Sembrava tutto pronto, ma i tempi si sono dilatati e la necessità di un’ulteriore REMS in Piemonte è venuta a mancare: al momento non è possibile sapere la destinazione futura della struttura. Questi sono i fatti e la storia di una residenza storica che ancora oggi mantiene intatto un fascino incredibile. Appena entrato sono rimasto meravigliato dall’incredibile lucernario che domina dall’alto l’enorme atrio centrale: praticamente non sono riuscito a staccargli l’obbiettivo di dosso.

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Padiglione Michelotti
POSTED ON 17 Feb 2022 IN Reportage     TAGS: urbex, Hospital

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Il padiglione Michelotti è uno dei tristemente celebri contenitori vuoti di Mondovì Piazza. Era un’ala del vecchio ospedale, più moderna rispetto al complesso progettato da Francesco Gallo, e occupa una posizione frontale e leggermente sopraelevata rispetto al vecchio nosocomio. È vuoto da 13 anni ed è ancora di proprietà dell’ASL che teoricamente vorrebbe affittarlo. Ho qualche perplessità.

Nel 1934, con generoso contributo del Prof.Amedeo Michelotti, famoso storico, fu aggiunto un padiglione, a lui dedicato, a monte della struttura del Gallo utilizzato per diversi anni per la cura dei malati affetti da tubercolosi e successivamente come padiglione per la medicina interna.

Non è molto attraente dal punto di vista fotografico/urbex, ma è interessante perché nella discussione in corso a Mondovì sull’utilizzo di queste struttura in stato di abbandono potrebbe occupare un ruolo importante. Infatti il Michelotti è ancora in ottimo stato e non dovrebbe essere complicato/costoso riuscire a rimetterlo in piedi. A quale destinazione? Ecco, questa è una domanda più difficile al quale sinceramente non so dare risposta. Anche perché non è il mio compito, io sono quello che scatta le foto. :-)

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Ex Ospedale di G.
POSTED ON 10 Dic 2021 IN Reportage     TAGS: urbex, Hospital

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L’ex ospedale di Garbagnate (volevo inizialmente nascondere il nome, ma si tratta del classico segreto di pulcinella) è una metà fondamentale del mondo urbex italiano. Non penso che in Italia esista un appassionato del genere che non abbia mai visitato questo luogo di culto. È enorme, per affrontarlo occorrono diverse ore, se si vuole dedicare un po’ di tempo anche alla fotografia potrebbe non bastare un’intera giornata. L’ospedale, nato come Vittorio Emanuele III, venne dedicato al Medico Guido Salvini subito dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1946.

Fu costruito nel periodo dal 1923 al 1930 su progetto dell’Architetto Giannino Ferrini, dilatando nelle pinete i padiglioni, dotate di ampie vetrate e terrazze, che convergono sul corpo centrale della chiesa e dei servizi. Sorse nella vasta pineta delle Groane. Questa grande opera si rese necessaria a causa del diffondersi in quegli anni delle malattie polmonari, in particolare della tubercolosi, sia a Milano sia nel Circondario, poiché le condizioni igienico sanitarie dei ceti popolari erano precarie. Distava 1.500 m dal paese al quale era unito da ampio viale alberato. Disponeva di un’area di ben 750.000 mq occupata in gran parte da bosco di conifere. Negli anni dal ’43 al ’45 fu attivo un Gruppo Resistente di medici ed infermieri in appoggio dei Partigiani locali. Il 4 novembre 1944 dopo un rastrellamento numerosi furono gli arrestati dalle SS e dai fascisti. Inviati nei campi di sterminio, solo alcuni di essi ritornarono l’indomani della Liberazione. All’esterno dell’ingresso principale nel 1995, 50° Anniversario della Liberazione dal nazifascismo, è stato collocato il monumento “Alla libertà” dello scultore Paolo Francesco Ciaccheri, dedicato ai martiri della Resistenza dell´Ospedale Sanatorio.

L’ex Ospedale di Garbagnate è proprietà del comune di Milano e versa in stato di abbandono dal 2016. Al suo interno si sono verificati tutti i tipi di atti vandalici compresi incendi e sedute spiritiche. Nel centro dell’ospedale, in mezzo all’ampio parco, si trova una chiesa incredibile e meravigliosa. Ma di questo parlerò un’altra volta. Stay tuned. Ho pubblicato 64 foto, un reportage credo abbastanza completo: buona visione. :-)

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Ospedale Marino Piemontese
POSTED ON 19 Gen 2021 IN Reportage     TAGS: URBEX, hospital, graffiti

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L’ospedale Marino Piemontese si trova a levante del territorio di Loano a 200 metri a nord della via Aurelia, in località Vignasse; si estende su circa 18 mila metri quadrati in cui si trovano il fabbricato principale, che ospitava l’ospedale, e alcuni edifici accessori, tra cui l’ex casa del custode e una villetta ristrutturata su due piani. La volumetria totale supera i 25.300 metri cubi.

Attualmente l’immobile è di proprietà di ARTE, Agenzia Regionale Territoriale per l’Edilizia della provincia di Savona, che l’ha acquistato per 9 milioni di euro nel 2008 e che ha provato a venderlo all’asta negli anni scorsi senza risultati. Come tutte le strutture abbandonate di questo tipo non ha un futuro possibile, da anni si parla di recupero, di ripristino, di ristrutturazione, si susseguono le amministrazioni comunali che parlano parlano parlano, ma qualsiasi tentativo di rilancio cade nel vuoto (prevedibile). E’ l’ex ospedale è in stato di abbandono da quasi 40 anni.

Nel frattempo non si contano le retate della polizia, i principi di incendio, l’occupazione di sbandati e senzatetto. La struttura è davvero enorme e questo è forse il problema più grande, anche perché la posizione (a ridosso del mare) sarebbe appetibile per scopi turistico/commerciali. All’interno è facile perdersi fra corridoi lunghissimi, stanze vuote, graffiti, scale. Dal punto di vista fotografico l’ho trovato bellissimo, una serie di giochi di luci ed ombre con quel senso importante di abbandono fondamentale in qualsiasi scatto urbex. Sono 57 foto, davvero tantissime, e molto simili fra di loro. Ma volevo documentare e aggiornare la memoria storica di questo luogo.

Un fiore e un’ape stillano un patto. Niente monete ne cortesia le esigenze sono legate da corde invisibili. Corde che si intrecciano, corde che vibrano. Come un cuore questa griglia pulsa, richiama il sole. L’unica differenza, la griglia resta, il cuore muore.

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Ex Cottolengo di M.
POSTED ON 10 Apr 2020 IN Reportage     TAGS: URBEX, hospital

Ex Cottolengo #28

Il Cottolengo di M. (per questa volta non rivelerò la posizione) è stato inaugurato nel 1902. Era un sogno, il sogno dell’allora vescovo Giovanni Battista Ressia: si iniziò a costruirlo nel 1899 e, grazie all’operosità di volontari e maestranze, iniziò la sua storia il 18 novembre 1902. Una storia importante di aiuto e carità, opera nel quale la piccola casa della Divina Provvidenza di M. si è sempre distinta, attraverso un secolo, due guerre e tanta misericordia, sino al 30 giugno 2010 giorno in cui, con uno scarno comunicato, veniva notificata la cessazione dell’attività che comunque da tempo si era decisamente ridotta. Sono passati quasi 10 anni da allora e il Cottolengo è ancorà lì, nonostante le mille voci di cessione, e giace in stato di abbandono. L’interno della struttura è enorme e in ottimo stato di conservazione, non sembra siano passati 2 lustri: la cappella è ancora perfetta, le stanze sono vuote e spoglie, i corridoi silenziosi. Nel parco gli animali selvatici hanno preso il sopravvento e si godono l’assenza dell’uomo. Sono trascorsi 118 anni, ma la piccola casa della Divina Provvidenza è ancora e sempre un’oasi di pace e tranquillità.

Ex Cottolengo #01Ex Cottolengo #35

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Caritas Christi urget nos!
– San Paolo, 2Cor 5,14

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Ex Ospedale Maria Adelaide
POSTED ON 17 Apr 2018 IN Reportage     TAGS: urbex, hospital

Ex Ospedale Maria Adelaide #01

Si tratta di un edificio fatto costruire tra il 1927 e il 1929 da Riccardo De Angeli (1° gennaio 1872, Modena – 20 marzo 1928, Torino), in quel periodo ispettore delle Assicurazioni Generali nel capoluogo piemontese e noto anche in altre parti d’Italia per il suo impegno nel promuovere numerose iniziative patriottiche in campo benefico e assistenziale. Il Centro, oggi in totale stato di abbandono, era stato creato inizialmente come colonia estiva per 300 orfani di guerra e figli di mutilati. Dopo il secondo conflitto mondiale il Centro divenne un convalescenziario Inail (Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) e infine, dal 1981 al 2007, divenne il Centro di rieducazione funzionale dell’ospedale torinese che porta il nome della principessa d’Asburgo Lorena, moglie di Re Vittorio Emanuele II. Lorena, consumata da otto gravidanze in dodici anni, morì quando aveva appena 32 anni, nel 1855, sei anni prima dell’unificazione e senza poter diventare la prima regina d’Italia – lo sarebbe diventata, nel 1878, la nuora Margherita, moglie di Re Umberto I. Dopo il 2007 il Centro di rieducazione funzionale dell’Ospedale Maria Adelaide è stato trasferito altrove e da quasi dieci anni il luogo che lo ospitava inizialmente è stato lasciato cadere in rovina, come si può vedere dal tremendo stato in cui versano gli arredi e gli strumenti di lavoro, dalle vecchie protesi e sedie a rotelle lasciate lì, dai polverosi dossier e dagli archivi pieni.

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