![Pianfei Lake [TRQSE] - Fotografia di Samuele Silva](https://www.samuelesilva.net/blog/wp-content/uploads/2012/02/pianfeilaketrqse.webp)
Le 5 lettere contenute nella parentesi quadra hanno un significato ben preciso: Turquoise. Perché Turchese è il colore dominante della foto: un filtro. E siamo ancora al lago di Pianfei, sempre nella brutta stagione: è deserto, non c’è mai nessuno e mi lascia un senso di tranquillità e di pace. In questa foto ho enfatizzato i dettagli, contrastato le ombre e aggiunto un filtro colorato che aumentasse la qualità del cielo. Di questa foto mi piace tantissimo il disegno sull’acqua ghiacciata: lo trovo ‘quasi’ poetico. Di una poesia un po’ moderna e pittorica, non omologata ed affascinante.

E’ naturale il bisogno d’incontro, d’armonizzazione tra creato e figuranti, tra artisti d’aria e di penna. Il reciproco desiderio di sublimarsi nell’infinito, d’attribuire speranza e senso a ciò che d’indefinito tinge il mondo. Le altezze, le terre sconfinate d’azzurro manto, ondeggiano e danzano al cospetto del segreto messaggio. E nonostante la vana volontà di comprensione assuma toni sfaldati, ambirvi non può dirsi intralcio all’umano sviluppo. V’è sempre una meta cui le nostre acque si trascinano, di peso o forza, un orizzonte dalle calde sfumature incendiarie, quel tiepido rifugio cui tutti ambiamo. E nell’impossibilità alla cieca comprensione di vissuti e viventi, la speranza non deve mai cessare il suo ineffabile vociare. Poiché soltanto essa costituisce l’urlo d’Amore capace di evolvere l’essenza dell’affermazione personale. L’unico gracile e leale germoglio, tra cieli salmastri e campi dai mille aculei neri.
Foto di/Photo by Samuele Silva – Parole di/Words by Martina Cora.
Martina Cora è una giovane scrittrice Monregalese. Le ho chiesto di scrivere un piccolo guest post dopo aver letto le prime pagine del suo libro d’esordio: ‘La ruggine della rosa’ edito dal gruppo Albatros il Filo. E voglio ringraziarla per le sue parole di speranza, che ne abbiamo bisogno. Adesso non mi rimane che fotografare la Ruggine celata dietro ad ogni Rosa. Non sarà facile: forse devo prima finire di leggere il libro di Martina. :)

Con questa foto voglio affrontare [tentare di] un problema sempre più discusso e sentito: il fotoritocco. Si può fare? Non si può fare? Piace? E’ legale? Non piace? Io, come si intuisce dalle mie foto, sono decisamente a favore della post-produzione, anche massiccia; molto ovviamente dipende dal contesto. Se devo rappresentare la realtà cerco di limitare al minimo consentito gli interventi in camera chiara: un po’ di contrasto, i colori. Nulla si deve creare, nulla si deve distruggere. E credo che questa sia una regola importante da seguire se parliamo di foto-giornalismo. Sono però fermamente convinto che, quando il fotografo entra nella sfera dell’artistico, il suo lavoro si possa paragonare a quello di un pittore che crea dal nulla, e con la fantasia/immaginazione, la sua opera. In questo caso tutto (o quasi) è consentito: si può essere bravi con la macchina fotografica e si può essere bravi con il computer. E’ un mondo in continua evoluzione e bisogna seguire la corrente. Questa foto scattata a Prato Nevoso è un esempio chiaro e lampante del mio pensiero: ho esasperato i colori e aumentato il contrasto, ma soprattutto ho eliminato il palo della luce che disturbava il panorama e rovinava la foto (per vedere l’originale basta passare con il mouse sopra l’immagine). Rispecchia la realtà? In parte. E’ importante? Non credo. E’ una foto migliore dell’originale (spero che su questo non ci siano dubbi) e tanto mi basta. Io penso che le fotografie si possano paragonare alle donne: quelle naturali sono più belle, più vere (a parole) ma stranamente sono quelle rifatte che ottengono il successo. :)

Ho ricevuto una bottiglia di ‘Na Biretta in regalo, a Natale. Birra artigianale, bottiglia particolare, prodotta vicino a Roma. Buona, molto. Non l’avevo mai sentita nominare. Poi dopo un paio di settimane torno ad Imperia, sabato sera, ristorante e, sorpresa, in lista proprio lei: ‘Na Biretta. Ho dovuto assaggiare la versione rossa e mi sono visto costretto a portare a casa la bottiglia. Il passo successivo e fisiologico è stato la foto alle bottiglie, mi sembra normale. E questo post, giusto dirlo, non è sponsorizzato. Anche se una dozzina di bottiglie a casa sarebbero gradite! ;-)

Questo ritratto di Valentina chiude e riprende un mio articolo di quattro anni fa: ‘Oh my darling… Valentina‘. La foto è stata scattata lo stesso giorno e ho deciso di pubblicarla dopo aver letto un post del bravissimo Ettone dedicato alla velocità di scadenza dell’arte nel web: perché l’arte tangibile, fisica e concreta, ha durata molto lunga nel tempo mentre l’arte virtuale è veloce, istantanea, e talvolta muore con il tramonto? Forse perché siamo bombardati da talmente tante informazioni che non riusciamo più ad osservare e abbiamo perso la capacità di capire cosa merita di essere ricordato e cosa no. E soprattutto assistiamo ad un livellamento dell’arte verso il basso molto preoccupante: tutti siamo artisti e la critica non esiste davvero più.
E allora lancio un’idea… Tu che stai leggendo e che magari hai un blog: proponi una tua vecchia foto, un tuo vecchio post, una tua vecchia poesia… Fai rivivere quel momento. Inverti le pagine del tuo portfolio, non mettere per prima l’immagine più nuova, metti quella più vecchia.

C’è vita anche sulle labbra, ho pensato osservando questa immagine. Di solito un ritratto pretende, quasi per regola, che lo sguardo sia il vero protagonista. Qui invece accade l’opposto: gli occhi restano lontani, socchiusi, sfumati nell’ombra. È la bocca a emergere, al centro, a catturare chi guarda, quasi a sfidare i canoni del ritratto tradizionale.
Eppure è proprio questa inversione a dare forza allo scatto: perché la bellezza non sta sempre nell’aderire alle regole, ma nel saperle scavalcare quando serve.