![Bisalta [clouds] - Fotografia di Samuele Silva](/blog/wp-content/uploads/2012/05/bisaltaclouds.jpg)
Devo ammettere che sono molto infastidito dai pali della luce (e relativi cavi). Spesso e volentieri mi sono trovato a combatterli, a schivarli, ad evitarli. Eppure sono sempre lì, proprio nel mezzo del panorama che mi piacerebbe fotografare; e sono dappertutto anche nei luoghi più impensati, dove la natura è praticamente incontaminata, anche quando la prima impronta umana dista decine di miglia. Non c’è l’acqua, non c’è la vita, non c’è la flora, non c’è la fauna, sei nel deserto, nel posto più sperduto del mondo: ma non ci sono speranze, i fottutissimi pali della luce sono nel centro della foto perfetta. E ho deciso di combatterli a modo mio, usando Photoshop e la meravigliosa arma del timbro clone. Perché io intendo la fotografia come una via di mezzo, un giusto mix, fra scena reale e personale visione artistica. E nella mia visione artistica i pali della luce (e relativi cavi) non hanno proprio cittadinanza.

Finalmente un trittico. L’idea mi girava per il cervello, rimbalzando da una parete all’altra, da diverso tempo e finalmente sono riuscito a trovare tre foto adatte. L’occasione è arrivata con la sfilata di primavera del negozio Okra Store a Mondovì Piazza. Ero un po’ decentrato rispetto alla passerella ma non mi sono perso d’animo: ho inserito la raffica e… si tratta di un colpo fortunato.

Fotografare un concerto è sempre un’impresa difficile. Il problema maggiore è la scarsa luminosità (escludo la possibilità di utilizzare il flash ovviamente): bisogna lavorare ad ISO altissimi e a tutta apertura con i problemi che ne derivano. Domenica scorsa ho deciso di cimentarmi nell’arduo compito durante il concerto dei Marlene Kuntz a Cuneo; sono arrivato con buon anticipo e mi sono piazzato proprio sotto il palco, appena dietro le transenne. La luce era concentrata quasi esclusivamente sul cantante (Cristiano Godano) e ho quindi deciso di farlo diventare il protagonista della serata. Ne sono usciti una serie di ritratti interessanti anche se (ovviamente) un po’ monotoni. Le difficoltà di illuminazione mi hanno costretto a scattare a 3200/6400 ISO ma devo ammettere che il sensore full frame della 5D Mark II ha superato brillantemente la prova. Ho fotografato solo i primi 20 minuti, poi mi sono spostato verso l’esterno e ho deciso di godermi la musica.


La nuova fiera di Milano (che però si trova a Rho) mi affascina, mi sorprende. Ci sono andato in diverse occasioni e mi sono sempre perso nelle azzardate costruzioni che accompagnano e sovrastano i padiglioni espositivi. In occasione dell’ultima visita mi sono ritagliato un po’ di tempo per scattare qualche foto ‘architettonica’: ho aspettato le ultime ore della sera e ho provato a riprendere questa strana specie di dirigibili che aggiungono all’intera zona un’aria di stravaganza extraterrestre. Il cielo era azzurro intenso e l’assenza di nuvole per una volta mi ha favorito (le foto sembrano quasi astratte). Ho diverse fotografie di questo strano reportage ma ho scelto queste due perchè rispetto al resto del gruppo mi sembra rendano meglio l’idea di ‘Spazio, ultima frontiera‘.

Il soggetto sfuocato da qualcosa in primo piano è fuori dalla mia espressività tipica. Non lo concepisco. Io credo che il/la protagonista della foto (che sia un oggetto oppure una persona) debbano essere sempre a fuoco: magari decentrati, sullo sfondo, nascosti, ma comunque a fuoco. E questa immagine (il fuori fuoco sullo sfondo è voluto) ha proprio tutte le caratteristiche che ho descritto come ‘immorali‘. Eppure mi piace perché sin dal primo impatto mi ha ricordato la paura, sebbene in quel frangente il concetto di paura non fosse nelle mie intenzioni. Ed è proprio il soggetto sfuocato [sullo sfondo] che aiuta e collabora a rinforzare il senso di pericolo che la modella assume con la posa e con lo sguardo fuori campo. E quindi posso proprio dirlo: Vittoria ha paura. Ma quasi per caso.

Mi piace rimbalzare fra mare e montagna, ma d’altronde sono con il cuore ad Imperia e con la mente a Cuneo. Questa foto risale all’inizio di marzo: siamo sul molo lungo di Oneglia, il vento è fortissimo, il cielo nuvoloso e cupo di fine inverno. A Imperia ci sono questi cannoni, ci sono da sempre: ricordo le mie foto di bambino a calvacioni sulla punta oppure in piedi, in equilibrio. Sinceramente non ricordo i cannoni sul molo lungo e penso che questo (spero di non sbagliarmi) sia arrivato da poco. E’ già sfregiato, come nella peggiore tradizione italiana, ma credo voglia rappresentare la resistenza strenua, la difesa della costa dagli invasori. E mi piaceva il suo modo di guardare il mare, di guardare l’orizzonte, la sua fierezza di combattente. Anacronistica.