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Zafferano di Cuneo

POSTED ON 2 Nov 2016 IN Reportage     TAGS: business

Zafferano di Cuneo #01

Ho sempre pensato che la fotografia non debba essere fine a se stessa, ma che debba avere un’utilità, un fine: deve documentare e credo che raccontare un prodotto del territorio sia quanto di più interessante possa uscire da una macchina fotografica. Ho deciso di dedicare un po’ del mio tempo fotografico allo Zafferano di Cuneo, cosa che mai avrei pensato. Credevo, chissà poi perché, che il cosiddetto oro rosso fosse un prodotto tipico dei paesi caldi, magari dell’Asia. E invece lo Zafferano nasce anche nel mediterraneo e ho scoperto che a Cuneo esiste un’azienda che fa della qualità un marchio di fabbrica. La raccolta si concentra in 20 giorni all’anno, fra settembre e novembre (dipende dal clima): si inizia con il buio, bocciolo per bocciolo, a mano, in piedi oppure seduti sul seggiolino di un bizzarro trabiccolo a tre ruote. Il tempo è tiranno: quando il fiore sboccia è già troppo tardi per essere raccolto in quanto la qualità dei pistilli decade molto rapidamente. Terminato il lavoro di selezione si passa in laboratorio: si aprono manualmente i boccioli, si staccano i tre preziosi stimmi rossi, si procede con l’essicazione ed infine con il confezionamento, rigorosamente a mano. Tutto questo per ottenere un prodotto di altissimo pregio che possa esaltare i piatti dell’alta cucina. Per il sottoscritto è stata un’esperienza nuova, istruttiva e decisamente insolita. Le foto sono in perfetto stile reportage, ho cercato di catturare parte della raccolta e di evidenziare i dettagli della bottega. Adesso mi rimane la parte più interessante: assaggiare il risotto allo Zafferano di Cuneo. Ma della degustazione non vedrete nessuna foto, è un’esperienza intima: il fotografo, in certe occasioni, deve mettersi da parte, riporre la macchina fotografica e concedersi il lusso di una pausa.

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Malgrà e Orgoglio Granata

POSTED ON 17 Nov 2006 IN Reportage     TAGS: business, wine

Malgrà #01

Il rapporto fra blog e aziende è stato uno dei temi caldi di questo inizio autunno. Si è discusso molto e alla fine si è arrivati ad una inevitabile conclusione: questo rapporto non esiste. Ero d’accordo, ma domenica è successo qualcosa che mi ha convinto a rivedere almeno parzialmente le mie posizioni. Il 16 ottobre scorso ho dedicato un post a Orgoglio Granata, il vino griffato Toro. Il mio articolo ha raccolto qualche inevitabile sfottò (ma i gobbi sono dappertutto) e un commento d’autore: quello di Ezio Chiarle, uno dei soci di Malgrà, l’azienda vitivinicola che produce il vino. Vista la passione per i colori granata e la comune frequentazione dello Stadio Olimpico siamo riusciti anche ad incontrarci a Torino per un caffè e per scambiarci qualche opinione sul vino, sul Toro, su Internet e sui blog. Ezio mi ha invitato a Mombaruzzo a visitare la sua azienda e io non mi sono certo lasciato sfuggire l’occasione. Domenica scorsa, dopo un lento girovagare nella nebbia piemontese (E’ la prima volta quest’anno, dicono sempre così i piemontesi), sono riuscito a raggiungere la Malgrà. Ezio e la sua collaboratrice Silvia (carinissima :)) sono stati gentili all’ennesima potenza e dopo l’interessante visita alla produzione abbiamo gustato un paio di vinelli: la Barbera ‘Mora dei Sassi’ e il Gattinara ‘Podere dei Ginepri’ (quest’ultimo ha ottenuto anche il prestigioso ‘Tre bicchieri’). Salame fatto in casa, grissini e due rossi niente male. Con Ezio il feeling è stato immediato, la nostra comune passione per il Toro ha enormemente facilitato il contatto. Ho apprezzato davvero tutto: la visita alla fabbrica, la degustazione, il negozio e soprattutto il pranzo (anche perché offerto) a base di Tartufo e Fornace del Cerreto. Una grande accoppiata.

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