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Il collegio Artigianelli

POSTED ON 12 Mar 2022 IN Reportage

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Il Collegio Artigianelli fu fondato in Torino nel 1849 da don Giovanni Cocchi, un sacerdote dedito all’apostolato tra i giovani poveri, orfani e abbandonati. Per quasi 14 anni il collegio non ebbe una sede propria e stabile, finché nel marzo del 1863 ci fu il trasferimento nella nuova e definitiva sede di Corso Palestro, costruita per avere locali più ampi e soprattutto laboratori attrezzati per esercitare i ragazzi nel mestiere di artigiani.

Don Cocchi chiama Artigianelli i ragazzi del Collegio per sottolineare la formazione professionale che l’Istituto assicura loro. All’interno del Collegio vengono allestiti laboratori per tipografi, falegnami, ebanisti, calzolai, elettricisti, fabbri, legatori di libri. Particolarmente importanti sono la scuola Reffo di pittura e scultura e la tipografia dove a partire dal 1876 si stampa “La voce dell’operaio” a cui collabora anche Leonardo Murialdo (1828-1900), rettore del Collegio dal 1867 al 1900, anno della sua morte.

Durante la seconda guerra mondiale l’edificio fu bombardato in tre occasioni, il 20 novembre 1942, il 13 luglio 1943 e l’8 agosto 1943 da bombe incendiarie e dirompenti. Due piani furono parzialmente distrutti da bombe incendiarie (crollo parziale del tetto, crollo di soffitti, muricci e plafoni e lesioni ai muri perimetrali), mentre quattro piani risultarono devastati da bombe dirompenti. I danni più gravi si riscontrarono sui lati di via Juvarra e di corso Palestro, all’angolo con via Bertola. La copertura del tetto fu immediatamente ripristinata, mentre nel 1948 l’edificio risultava già perfettamente funzionante.

Nella colonia agricola nei pressi di Rivoli (acquistata a fine ‘800) lavoravano, invece, i più piccoli, bisognosi d’aria sana, e quanti desideravano specializzarsi nei lavori agricoli e nell’allevamento del bestiame, con campi e prati, orti, giardini, frutteti e reparti per gli animali: una vera scuola di agricoltura con corsi di botanica, fisica, orticoltura, viticoltura, frutticoltura, agronomia, floricoltura. Dopo la guerra il declino, la sede di Rivoli non era più competitiva, non era più interessante per i giovani che cercavano altri sbocchi lavorativi, e fu abbandonata, nonostante il bell’edificio con la torre chiamata a dominare la campagna. Nel 2006 ci fu un tentativo di acquisto da parte della setta Scientology, ma ancora oggi la sede degli Artigianelli di Rivoli giace abbandonata in cerca di rilancio.

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Un mestiere è come una cascina su cui non grandina mai
– Leonardo Murialdo

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