Ci sono posti che capisci subito. La ILTE no. È troppo grande, troppo vuota, troppo silenziosa. Qui dentro non è solo finita un’azienda. È finito un pezzo d’Italia.
Le origini della ILTE risalgono al 1947, quando Fortunato Postiglione fondò l’Istituto del libro italiano S.r.l., con sede in Corso Bramante a Torino. Nel 1951, su iniziativa della Sip (la Società Italiana per l’Esercizio Telefonico), allora a capitale statale, l’azienda venne trasformata in Industria Libraria Tipografica Editrice per rispondere alla crescente domanda di elenchi telefonici e Pagine Gialle dell’Italia del dopoguerra. La ILTE entrò in piena attività nel luglio 1952 e divenne presto una delle tipografie più moderne e attrezzate del Paese.
Negli anni Duemila il gruppo, che nel 2008 superava i 190 milioni di euro di fatturato e contava più di mille dipendenti, ha iniziato a perdere terreno, travolto dalla crisi economica e dalla fine della stampa su carta su larga scala. Tra il 2015 e il 2017 la ILTE è crollata definitivamente, lasciando dietro di sé un colosso industriale ormai svuotato.
Le foto che seguono sono il frutto di trentasei mesi di lavoro: tre inverni tra un’alba e un tramonto, inseguendo frammenti di un’industria che ha fatto la storia della stampa italiana. Oggi ne restano solo muri, ombre e memoria. Un Titano caduto, ma ancora impossibile da ignorare.































































Per aver rovinato la ILTE, a come le foto hanno dimostrato, quante persone ed enti dovremmo ringraziare? Si accettano risposte dai vecchi colleghi cercando di evitare risposte solo politiche. Buon anno 2023 a quelli che ancora rimangono.
->Pino: purtroppo io mi limito a fotografare e non ho mai avuto nessun contatto con la storia della ILTE (ho scritto purtroppo, ma forse avrei dovuto scrivere per fortuna). Spero che qualche tuo ex collega venga a risponderti. Sarei curioso anche io.
Ciao Pino,
la ILTE mi è rimasta nel cuore: è stata la mia prima azienda e vorrei parlarne per arrivare a scrivere una storia che dà rilievo soprattutto a chi ci ha lavorato e non ai passaggi speculativi e pseudofinanziari. Ti cercherò. Per favore sentiamoci e ti descrivo meglio l’idea di massima, da precisare e organizzarne la realizzazione.
Complimenti Samuele per il tuo reportage, anche se il modo in cui è stata ridotta suscita tristezza e rabbia, per me e forse per molti di noi che l’hanno vissuta, ci sono anche tanti bei ricordi.
Mio padre vi ha lavorato una vita, io per soli dieci anni, costretto a lasciarla dopo la sua privatizzazione o forse sarebbe meglio svendita. Nonostante ciò ho mosso in quello stabilimento i primi passi nel mondo del lavoro, momenti che non potrò mai dimenticare.
Un caro saluto.
Nn nascondo che guardando queste foto,la lacrima x il dispiacere è quasi immediata,30 anni della mia vita vissuti dentro questa azienda ci sono cresciuto e poi prepensionato,un caro saluto al signor Piccat Chez,che ricordo bene x aver partecipato con lui a bellissimi momenti di tennis con l’azienda…
Mio padre Salvatore Carbonaro ha lavorato in ILTE per 40 anni, ha cominciato nel 1965 quando l’azienda era in C.so Bramante angolo Via Giordano Bruno . Ricordo che abitando anche noi in C.so Bramante (in P.za Carducci) andava a lavorare a piedi attraversando il cavalcavia. Ricordo ancora che l’azienda mandava i figli dei dipendenti nelle colonie dell’azienda, inoltre i dipendenti potevano andare in vacanza in hotel e alberghi convenzionati con la ILTE, a tariffe particolari che venivano pagate dai dipendenti con rate mensili senza interessi direttamente dalla busta paga. E poi la consegna dei pacchi pasquali e natalizi con ogni ben di Dio, e poi i regali ai figli dei dipendenti…direi che la ILTE ha anticipato di decenni lo stare vicino a chi lavorava per lei. Quella è la ILTE che mi è rimasta nel cuore, e a cui mio padre ha dato la vita , perché purtroppo è mancato nel 2008 per un cancro ai polmoni generato dagli inchiostri respirati per decenni. Scusate se mi sono dilungato, ma la nostalgia per un azienda che ha segnato la mia adolescenza e il quotidiano della mia famiglia d’origine non si dimentica. Grazie per l’attenzione, e viva tutti voi che reputo un po’ colleghi.
La ILTE! Per noi grafici da “boita” era come la Sancta Sanctorum per molti altri la gallina dalle uova d’oro. Mi sono considerato un privilegiato perché sono entrato nel posto giusto al momento giusto con il merito di aver conosciuto persone eccezionali, una su tutte Eugenio Pandolfi
Ho lavorato per 32 anni reparto fotografia (odiati camici bianchi) scanner chromacom e poi incisione ultimi anni che tristezza vedere questi locali vuoti così disastrati un caro saluto a chi si ricorda ancora di me
Povara ILTE. Io lavorato li 20 anni, io faceva pulizia su tutte scale e su uffici. Aveva fato amicizia con tutti i signori che lavoravano a computer, a machina a scrivere, a fotocopiatore e che rispondevano a telefona: scretarie e portinari. Solo con direttori parlato poco in tanti anni, loro sempre impignati per afari.
Ma perchè palazzo finito cosi? Perchè non continuato a fare stampa o perchè non fatta funzione di internet?
Mio padre vi ha lavorato dal 1963 al 1989
Che gran festaaa!!!!
Il mio ricordo della ILTE risale agli anni ‘50, quando zio Nino (Fortunato Postiglione) mi portò a conoscere l’azienda, e mi affidò ad un impiegato che mi fece visitare tutta l’azienda. Poi mio zio mi fece conoscere Gianni Mazzocchi (Quattroruote) e mi… parcheggiò da Lucio Ridenti. ( IL DRAMMA) Ridenti, simpatico signore, cravatta rosa e monocolo, mi chiese di correggere bozze della sua rivista: in effetti giocoò con me affidandomi un compito mentre lui era impegnato in altro. Avevo 16/17 anni.