Il Titano caduto

Urbex nella fabbrica ILTE abbandonata di Torino

POSTED ON 19 Ott 2021 IN Urbex     TAGS: industrial     POSITION: moncalieri (to) 

Il titano caduto /03 - Fotografia di Samuele Silva

Ci sono posti che capisci subito. La ILTE no. È troppo grande, troppo vuota, troppo silenziosa. Qui dentro non è solo finita un’azienda. È finito un pezzo d’Italia.

Le origini della ILTE risalgono al 1947, quando Fortunato Postiglione fondò l’Istituto del libro italiano S.r.l., con sede in Corso Bramante a Torino. Nel 1951, su iniziativa della Sip (la Società Italiana per l’Esercizio Telefonico), allora a capitale statale, l’azienda venne trasformata in Industria Libraria Tipografica Editrice per rispondere alla crescente domanda di elenchi telefonici e Pagine Gialle dell’Italia del dopoguerra. La ILTE entrò in piena attività nel luglio 1952 e divenne presto una delle tipografie più moderne e attrezzate del Paese.

Oltre alla stampa in offset, rotocalco e stereotipia, disponeva di reparti per confezione, legatoria e spedizione, oltre a un vero e proprio ufficio artistico interno con grafici e redattori. Le sue commesse spaziavano dagli elenchi telefonici ai periodici a grande tiratura come il Radiocorriere TV, Alba e La Domenica dei Ragazzi, fino ai libri d’arte e ai manuali scolastici per le principali case editrici italiane. Nel 1975 l’azienda si trasferì in un nuovo stabilimento a Moncalieri, in via poi intitolata a Postiglione stesso.

Negli anni Duemila il gruppo, che nel 2008 superava i 190 milioni di euro di fatturato e contava più di mille dipendenti, ha iniziato a perdere terreno, travolto dalla crisi economica e dalla fine della stampa su carta su larga scala. Tra il 2015 e il 2017 la ILTE è crollata definitivamente, lasciando dietro di sé un colosso industriale ormai svuotato.

Oggi la ILTE è un gigante addormentato, un labirinto di uffici e capannoni estesi su decine di migliaia di metri quadrati, dove regnano il silenzio e la polvere. Nonostante siano passati pochi anni dal fallimento, tutto appare già in completo abbandono: faldoni ammucchiati, macchinari arrugginiti, elenchi telefonici impilati come fossili di carta.

Le foto che seguono sono il frutto di trentasei mesi di lavoro: tre inverni tra un’alba e un tramonto, inseguendo frammenti di un’industria che ha fatto la storia della stampa italiana. Oggi ne restano solo muri, ombre e memoria. Un Titano caduto, ma ancora impossibile da ignorare.

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Non è solo entrare in un posto abbandonato. Cos’è l’urbex davvero: quello che c’è dietro, tra fotografia, rischi e realtà, e perché molti non hanno idea di cosa significhi davvero.
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