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Ex OSI-GHIA
POSTED ON 6 Apr 2016 IN Reportage

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Quando sabato scorso sono arrivato nella sede della Toolbox Coworking (dove si celebrava il WordCamp) ho subito capito che la zona era molto particolare: tutto intorno era un insieme di magazzini abbandonati, vetrate rotte, porte arrugginite, graffiti. Uno scenario tipico dell’abbandono. Ho perlustrato un po’ la situazione e ho notato che il capannone più grosso aveva la porta spalancata. Tentazione fortissima. Ho resistito e sono tornato a seguire il WordCamp. Ho chiesto qualche informazione, ma non sono riuscito ad ottenere molto: mi hanno parlato di una retata della polizia di qualche giorno prima ma niente di più. Più tardi ho scoperto che si trattava dell’ex OSI-GHIA, un’area industriale di 52mila metri quadri utilizzata, a partire dagli anni ’50, prima dalla Carrozzeria Ghia e successivamente dagli stabilimenti della OSI – Officine Stampaggi Industriali.

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In realtà non sono riuscito a frenare i miei impulsi per molto; la pausa pranzo si è ridotta a pochi minuti e sono tornato fuori. Avevo voglia di adrenalina. Ho superato una porta a vetri (integra ma aperta) e ho sentito suonare un allarme. Ha smesso dopo un paio di minuti. Mi sono intrufolato all’interno e subito mi si è aperto uno spettacolo: il capannone era lunghissimo, spoglio, nudo. Sporco, tanto sporco. Ma decisamente fotoscenico (un altro neologismo interessante). Ho deciso di utilizzare il 24-70, non volevo rimanere a lungo ed ero sicuro che lo zoom tuttofare mi avrebbe garantito il risultato migliore. Ho perlustrato prima la parte in basso, poi sono salito al piano superiore dove presumibilmente si trovavano gli uffici. Un graffito interessante ‘Cosa speri di trovare in questo luogo? Solo la morte’ con tanto di teschio stilizzato in bella mostra mi ha accolto all’entrata. Sempre gentili e ottimisti gli amici writer.

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Ho trovato un po’ di tutto durante il mio giro: vetri rotti, pavimentazione divelta, graffiti, resti di passaggio umano, tanti resti di passaggio umano. Qualcuno (anche più di uno) deve aver vissuto qua in tempi recenti. Scarpe, anche nuove, delle giacche, un paio di letti simulati, bottiglie d’acqua, spazzatura. Ho letto che questo sito fa parte di un progetto ad ampio respiro del comune per la ristrutturazione entro il 2025 di diverse zone abbandonate della città. Come al solito sono scettico: ho sempre l’idea che i costi superino i benefici. E nell’impresa pubblica non ci sono i fondi. E in quella privata manca la possibilità di guadagnare. Ma la speranza fatica a morire, un po’ come il fotografo urbex. Almeno spero.

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L’ex Osi-Ghia è un cuneo di terreno di 52mila metri quadri di area post-industriale utilizzato, a partire dagli anni ’50, prima dalla Carrozzeria Ghia e successivamente dagli stabilimenti della OSI – Officine Stampaggi Industriali. Le attività sono cessate nel 2001. Nel 2009, il Consiglio Comunale ha approvato il piano esecutivo convenzionato per la trasformazione dell’area e nel 2011 una variante al piano regolatore, prevedendo la trasformazione dell’area a terziario e servizi, residenza e attività produttive, conservando il 50% degli edifici esistenti a testimonianza del passato industriale. Nelle intenzioni qui sarebbe nata anche la nuova sede dell’Istituto Europeo di Design. Nel 2010, in attesa dell’attuazione della trasformazione, negli edifici di proprietà della famiglia Milanesio è intanto nato lo spazio di co-working Toolbox, che attualmente occupa 5mila mq. (Fonte Il Sole 24 ore)

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