![Palmaria [frame] - Fotografia di Samuele Silva](/blog/wp-content/uploads/2014/01/palmaria_frame.webp)
La foto attraverso una cornice è un classico, un must che ogni fotografo deve avere nel suo repertorio. Era elemento fondamentale del celebre Compito a Casa, la rubrica su Tuttifotografi curata da Filippo Crea (esiste anche un libro che ovviamente ho comprato). E quando a Portovenere ho visto la bellissima Palmaria attraverso questo oblò non ho resistito alla tentazione e ho portato a casa la più classica delle cornici: la finestra. Il tutto è reso un pelo suggestivo dalla forma dell’isola Palmaria e dal tramonto che si avvicina in lontananza.
Questa foto sarebbe riuscita a passare indenne dalla forca caudina di Filippo Crea oppure il suo destino sarebbe stato inesorabilmente il cestino? A Filippo Crea (che sicuramente leggerà questo photoblog) l’ardua sentenza. :-)

Quando sono partito per le Cinque Terre il mio obbiettivo principe era riuscire a scattare questa foto: l’alba a Vernazza. Questo dopo aver visto ‘First Light in Vernazza‘ del bravissimo Roberto Moiola. Quindi mi sono alzato prima dell’alba, sono arrivato a Vernazza, ho cercato il punto giusto (ma avevo già ispezionato la sera precedente) e aspettato l’alba.
Ho scattato tante foto, con diverse impostazioni, per riuscire eventualmente a costruire una doppia esposizione oppure un HDR. Ma alla fine ho scelto di pubblicare uno scatto singolo, con una quantità di errori tecnici incredibile. Avrei potuto scegliere altre immagini, ma questa mi emozionava più delle altre. Forse perché è la prima che ho scattato.

Che questa sia Vernazza si capisce dal titolo. Che l’immagine sia completamente fuori fuoco è anche evidente. Eppure io credo che questa sia una foto bellissima. Anche se definirla foto è un compito che spetta esclusivamente al sottoscritto in quanto sono l’unico che può confermare che di una foto vera si tratti. Esterno giorno, quasi giorno, sulla strada (definiamola strada) che uscendo da Vernazza porta a Monterosso. Ho la macchina.foto sul treppiede e, al freddo, aspetto che il sole permetta alla giornata di prendere forma. Momento di follia creativo nel bel mezzo della noia: elimino l’autofocus e tuttaapertura (F/2.8) per ridurre la profondità di campo ed esaltare l’effetto bokeh. Boom, al primo tentativo la foto perfetta. Qualcuno storcerà il naso, altri non saranno d’accordo con la mia visione fotografica. Ma come dicono in Toscana (a Vernazza siamo vicini): “A me mi garba“.
Bokeh (pronunciato /bɒkɛ/ o talvolta /ˈboʊkə/) è un termine del gergo fotografico derivato dal vocabolo giapponese “boke”, che significa “sfocatura” oppure “confusione mentale”. A partire dalla metà degli anni novanta, si è affiancato all’uso terminologico tradizionale di espressioni come contributo delle aree fuori fuoco o resa dello sfocato.
La parola bokeh indica propriamente le zone contenute nei piani fuori fuoco di un’immagine fotografica e la qualità estetica della sfocatura; per estensione, si riferisce anche alla tecnica che permette di ottenere un gradevole effetto “sfocato” tramite un utilizzo creativo delle proprietà ottiche degli obbiettivi.

Ho scattato questa foto notturna dello splendido borgo di Manarola (ovviamente sempre Cinque Terre) dalla Via dell’Amore, al freddo, nel buio più completo, con un gruppo di una ventina di frati che rumoreggiava vicino a me (e non ho idea cosa facessero lì) e 30 secondi di esposizione (e ovviamente treppiede). Colgo l’occasione per fornire qualche delucidazione tecnica importante (e poco conosciuta) sulla fotografia notturna: se uso un diaframma molto aperto (tipo F/2,8 oppure F/4) le luci (come i lampioni di questa foto) risulteranno puntiformi, molti simili a come le vediamo nella realtà, ad occhio nudo. Chiudendo il diaframma invece (diciamo F/8 oppure superiore) si verrà a formare il classico (e sempre molto apprezzato) effetto stella. Nel caso specifico ho scattato ad F/10: avrei voluto chiudere ancora un po’ ma il paesaggio era decisamente buio e per ottenere F/10 mi sono visto costretto ad alzare gli ISO a 400 (ma il rumore è inesistente). Il numero delle punte della stella non è casuale ma determinato dalle lamelle dell’obbiettivo: il Canon EF 16-35 F/2,8 II USM, che ho utilizzato per questa immagine, ha 7 lamelle e quindi genera 14 punte. Quando il diaframma ha lamelle dispari il numero delle punte si raddoppia, se invece le lamelle sono pari le punte sono uguali al numero delle lamelle: questo perché le fasce luminose nei diaframma pari si sommano 2 a 2. Sembra facile, ma in realtà è davvero molto complicato. :)