
Quando dobbiamo andare a Milano noi monregalesi siamo fortunati: giocoforza dobbiamo attraversare le Langhe. Niente autostrada, purtroppo, ma un saliscendi continuo tra vigne e colline che, se ami fotografare, diventa quasi un invito.
Mi è capitato più volte di scegliere l’orario di partenza in modo del tutto
scollegato dalla destinazione, solo per arrivare a San Grato, dove si trova il bivio
La Morra/
Barolo, nel momento giusto. È uno dei
punti panoramici più sfruttati, lo sappiamo tutti: parcheggio minuscolo, fotocamera in mano, due scatti e si riparte.
Nella maggior parte dei casi ne esce la solita immagine: bella, pulita, ma sempre quella. Una cartolina delle Langhe. Ne ho un archivio pieno, come tutti, quasi imbarazzante; e non le pubblico quasi mai. Però a volte capita l’eccezione: una nebbia che taglia i filari, un cielo che cambia improvvisamente, la neve che rallenta i pensieri, o, come in questo caso, una mongolfiera che spunta in fondo alla valle. Mondovì è la capitale delle mongolfiere, è vero, e ogni tanto qualcuno decide di spostare il volo sulle Langhe. L’effetto per chi vola è fantastico, anche se atterrare nei vigneti non dev’essere proprio un gioco da ragazzi.
E alla fine è questo il punto: puoi tornare cento volte nello stesso posto, fare lo stesso percorso, fermarti nella stessa piazzola. Ma ogni tanto succede qualcosa che rompe la routine e ti ricorda perché continui a farlo. Una foto buona vale tutte quelle banali che hai scattato prima. E ti rimette in strada con un sorriso un po’ diverso dal solito. Anche se la mongolfiera è minuscola, resta quel dettaglio che salva l’immagine e, soprattutto, la giornata.
Nota: quando fotografate un panorama che avete già scattato mille volte, cercate un elemento che spezzi la ripetizione. Basta un dettaglio, una luce, una presenza, un cambio di meteo, per dare senso allo scatto. Volendo anche una mongolfiera.