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La maledizione di Villa Capriglio
POSTED ON 9 Giu 2021 IN Reportage

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Villa Capriglio è una delle residenze storiche di Torino. E’ abbandonata da talmente tanto tempo che per i torinesi fa parte del paesaggio. Venne donata al Comune di Torino nel 1963, qualche anno dopo iniziarono dei lavori di ristrutturazione che molto presto vennero interrotti e mai più ripresi. La storia di questa fantastica magione inizia nel 1706 quando un certo Marchisio decise di costruire qui, circondata dalle vigne, la sua dimora. Vigna Marchisio fu il suo primo nome. La villa fu terminata nel 1761, ma nel frattempo era stata venduta per 14.500£ a Giampaolo Melina, conte di Capriglio, che le diede il nome che conosciamo ancora oggi. Durante questi anni la leggenda racconta di frequentazioni erotiche di Vittorio Amedeo II di Savoia che veniva qui segretamente per incontrarsi con la sua amante.

Nel 1773, quando l’ultimo figlio di Melina di Capriglio morì, la casa fu acquistata dal Regio Demanio, confermando così l’interesse dei Savoia per questa villa. Fu acquistata da privati solo sessant’anni dopo, nel 1838: l’acquirente era Antonio Callamaro, preside della facoltà di giurisprudenza, che in seguito la regalò alla figlia, moglie dell’avvocato Edoardo Cattaneo dal 1878. Per quasi cento anni la famiglia Cattaneo è stata proprietaria di questa residenza settecentesca, finché nel 1963 gli eredi la cedettero al Comune di Torino.

Da allora Villa Capriglio è purtroppo abbandonata, schiava delle leggende e delle storie: si racconta di spiriti, presenze oscure, riti satanici, addirittura secondo alcuni nelle notti invernali di plenilunio, quando cala la nebbia, la casa scompare nel nulla, per ricomparire solo al mattino. Sono chiaramente tutte invenzioni, Villa Capriglio ormai è irrecuperabile e ogni giorno che passa la situazione peggiora.

La costruzione della Strada al Traforo di Pino ha segnato la rovina del Capriglio, snaturandolo: ha eliminato buona parte del parco antistante, dei terreni agricoli e l’antico accesso dalla Strada Mongreno, immergendo la casa nel frastuono delle macchine che sfrecciano a tutta velocità verso Chieri. I lavori hanno rovinato la statua di Ercole di Bernardo Falconi, che rimase per molto tempo spezzata nel giardino e un bel dì sparì. Nel 1971 il Comune iniziò il restauro, presto interrotto. Il palazzo rimase in balia dell’incuria, di ladri e vandali. Una parentesi di luce si è avuta tra il 1999 e il 2009, quando la villa fu affidata all’Associazione Culturale “I Leonardi”. Nel 2009 il Comune l’ha messa in vendita, ma nessuno la vuole e ormai cade a pezzi e presto di lei non ci sarà più traccia.

Nel 1983 Elisa Gribaudi Rossi scriveva: “Il Capriglio è uno dei più vistosi esempi di distruzione e dispersione di un prezioso patrimonio storico-artistico”. Sono passati 38 anni e la situazione non è cambiata.

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