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The Magic S.A.I.R.O.
POSTED ON 13 Mar 2018 IN Reportage

SAIRO #01

La costruzione del complesso industriale della Raffineria Sairo (Società Anonima Italiana Raffinazione Olii) in zona San Lazzaro risale al 1913 e porta la firma della società Porcheddu di Torino: la più antica raffineria d’olio di oliva in Italia (e forse del mondo) rimane in attività per quasi 90 anni. Nel 1999, in seguito a un grave dissesto finanziario, viene chiusa.

Quello che mi pare a dir poco bizzarro, anche se mi guardo bene dal giudicare un giudice (mi si passi il bisticcio) è che ai fratelli Azria (Jacques e André) i veri proprietari che alla Sairo facevano il bello e il cattivo tempo e che hanno “distratto” con Leo Dreifuss ben 50 miliardi di vecchie lire, hanno a suo tempo patteggiato le condanne e si sono beccati un anno e otto mesi Jacques Azria, due mesi in meno suo fratello André e Leo Dreifuss. (Angelo Amoretti – ImperiaParla)

L’ex SAIRO si trova ad Imperia, sul mare, in una zona ad alta concentrazione turistica. Da quasi 20 anni è in stato di completo abbandono e, nonostante tantissime parole, sembra che il giorno della sua rinascita sia davvero lontano. Ed è molto strano data l’appetibilità della zona, il valore di un complesso dedicato al turismo di queste dimensioni e in questa zona sarebbe difficilmente calcolabile. Eppure non si vedono novità all’orizzonte e quando si vedono sono sempre negative. L’entrata nell’ex complesso industriale è decisamente agevole, il cancello è aperto (sono andato quasi per caso l’estate scorsa) e non c’è nessun ostacolo (tranne un po’ di erba alta). Dentro è in stato di grande abbandono: i muri crollano a pezzi, le porte sono divelte e le pareti sono ricoperte da graffiti e scritte. Probabilmente in tempi recenti è stato ricovero di qualche barbone oppure di extracomunitari in cerca di un tetto per la notte: si nota dai tanti oggetti di uso comune sparsi per la struttura. La visita è pericolosa e presenta diverse insidie: tanti vetri rotti, ma sopratutto una serie di aperture nel pavimento nel quale è facile, in caso di disattenzione, cadere. Attenzione.

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Le fotografie, viste con l’occhio di uno che, da dilettante, ne ha scattate tante, appaiono molto belle, ma vedere quelle stanze che da dipendente ho girato in lungo e in largo per quindici anni fino al 2000, mi mettono una tristezza infinita. Ho smesso da tempo di pensare a quello che ne sarà della SAIRO: me ne sono occupato per un po’ con la speranza che almeno ne potesse venir fuori quel famoso incubatore di imprese di cui parlavano qualche anno dopo il fallimento, ma passandoci davanti quasi ogni giorno, ho notato, come tutti, il declino inesorabile del fabbricato. Oggi potrei identificarlo con il declino della città che, in una maniera o nell’altra, è stata deindustrializzata quasi del tutto. Nessuno mi toglie dalla testa che sia stato un disegno, fatto da chi sa quale “architetto”, per rendere così la nostra amata città. La responsabilità è un po’ di tutti e ognuno dovrebbe assumersene una parte. Dalle sue ceneri e dal suo cemento, spero che possa presto rinascere qualcosa di bello che possa dare una nuova vita a Imperia. Non so se ci sarò ancora, ma mi auguro che possano vederlo quelli della generazione di mio figlio. (Angelo Amoretti)

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