You have been criticizing yourself for years, and it hasn’t worked. Try approving of yourself and see what happens.
– Louise L. Hay
You have been criticizing yourself for years, and it hasn’t worked. Try approving of yourself and see what happens.
– Louise L. Hay
Le parole hanno peso, ma gli occhi lo superano. Uno sguardo può dire senza parlare, sciogliere muri, aprire varchi invisibili. Qui non c’è voce, c’è soltanto silenzio che diventa risonanza. Ogni lentiggine è un segno, un alfabeto inciso sulla pelle; ogni linea del volto è strada che porta lontano. Nello specchio degli occhi non si cerca una risposta: si trova un riflesso che inquieta, consola, confonde. E in quell’istante ci si accorge che tutto accade senza rumore. Perché le parole arrivano fino a noi, ma gli occhi, se sanno, arrivano oltre.
Se sai come usarle, le parole, possono tanto.
Se sai come usarli, gli occhi, possono tutto.
(sonietta1311, Twitter)
C’è vita anche sulle labbra, ho pensato osservando questa immagine. Di solito un ritratto pretende, quasi per regola, che lo sguardo sia il vero protagonista. Qui invece accade l’opposto: gli occhi restano lontani, socchiusi, sfumati nell’ombra. È la bocca a emergere, al centro, a catturare chi guarda, quasi a sfidare i canoni del ritratto tradizionale.
In questi giorni sono decisamente impegnato con la mostra del concorso fotografico ‘Sfondo Sfocato‘ organizzato da MondovìPhoto. Ieri pomeriggio abbiamo allestito un piccolo set fotografico con modella (che forse già conoscete) e mi sono divertito a scattare qualche foto con flash di studio e luce spot. Ho provato anche l’ebrezza di utilizzare un obbiettivo Zeiss Planar 85 F/1.4. Nonostante le difficoltà del fuoco manuale (non sono abituato) devo ammettere che si tratta di un’ottica davvero tagliente. Poi ovviamente la messa a fuoco è complicata e l’autofocus regala, a chi è poco esperto come il sottoscritto, qualche sicurezza in più.
Stanotte ho visto un gufo.
stanotte ho visto il mio primo gufo.
era in cima a una palo del telefono.
mia moglie lo ha illuminato con la pila.
non s’é mosso.
se ne stava lì beato, riflessi di luce negli occhi.
il mio primo gufo. il mio gufo di San Pedro.
poi è suonato il telefono.
siamo andati dentro.
era qualcuno che voleva parlare.
poi ha finito.
siamo tornati fuori e il gufo era scomparso.
accidenti a chi si sente solo.
magari non vedrò più un gufo in vita mia.
Vado via perché sei un fottuto animale uguale a tutti gli altri. Lascio il tuo territorio per non ridurmi a pulire la cucina nove volte al giorno, lavare e cucire e stirare e piegare quelle tue camicie che non ho mai sopportato o peggio, passare e ripassare il water dove hai pisciato tu. Lascio queste mura imbrattate di fumo perché odio la puzza del tuo corpo, del tuo alito e delle tue parole stanche, spesso uguali, dettate da movimenti lenti e sempre più ossessivi.