Ieri sera ero al Teatro Colosseo di Torino per fotografare il concerto di Filippo Neviani, in arte Nek. Come spesso succede ai fotografi, il tempo concesso è quello classico: tre canzoni e poi fuori (ad ascoltare in questo caso). Quindi entri, ti piazzi sotto il palco e lavori veloce (con ansia dico io). Io con il solito setup: 70-200 f/2.8 sempre a tutta apertura, ISO e tempi quanto basta. È la tecnica che uso ai concerti e, alla fine, funziona sempre.
Sono canzoni che fanno parte della memoria collettiva. Le senti partire e automaticamente le sai già tutte. Sul palco Nek è esattamente quello che ti aspetti: coinvolgente, parla con il pubblico, racconta. È uno di quegli artisti che non si limita a cantare i brani, ma costruisce un rapporto diretto con la sala. E quando hai una scaletta fatta di canzoni così famose, il risultato è inevitabile: il pubblico canta tutto.
Se non ti vuoi fidare, almeno ascoltami
Di rimanermi ostile, non serve a te, né a me
Non voglio interrogarti, rinfacciarti quel che fai
Io piuttosto sto cercando chi eravamo noi…
Almeno stavolta, col coraggio di guardarci in faccia
Ridammi l’effetto di un battito nel petto































