Mi sono piazzato esattamente al centro della Galleria Vittorio Emanuele, il grandangolo rivolto verso l’alto, cercando di posizionarmi in asse perfettamente zenitale rispetto alla cupola. Operazione tutt’altro che semplice: intorno a me un flusso continuo di gente e una famiglia che, dopo cinque minuti e sette tentativi, è finalmente riuscita a immortalarsi con il solito selfie dal basso. Ho impostato f/4 e ISO 100, spostato l’esposizione a sinistra di due stop per chiudere le ombre ai bordi e mantenere la giusta luminosità sui vetri centrali.
Quando l’immagine è apparsa sul display, ho capito subito che stavo guardando qualcosa di più di una semplice cupola: un’iride di ferro e vetro, un occhio architettonico, vivo, che osserva la città e riflette la sua luce. È una foto che mi piace davvero, perché sono ossessionato da questo tipo di immagini (qualcuno dirà storta) e forse perché riesce a raccontare la città meglio di tante parole: precisa, ordinata e un po’ ossessiva, come solo Milano, la Milano da bere e da osservare, sa essere.
