
Nel cuore delle Valli di Comacchio, immerse tra acqua e silenzio, si incontrano ancora i tradizionali bilancioni: capanni in legno affacciati sui canali, attrezzati con grandi reti quadrate calate e sollevate tramite carrucole e contrappesi. Un sistema di pesca tradizionale semplice ma ingegnoso, che sfrutta l’attesa e il paziente passaggio dei pesci sotto la rete, raccontando storie antiche di lavoro quotidiano. Queste strutture, oltre ad avere una funzione pratica, sono diventate ormai simbolo di un paesaggio sospeso tra terra e laguna.
Se il luogo è
incantevole, altrettanto
memorabile è la quantità di
zanzare che popolano la zona a primavera inoltrata: uno sciame costante che accompagna ogni passo e rende l’esperienza fotografica una piccola prova di resistenza. Eppure, nonostante il fastidio ronzante, resta la magia. Il
cielo si tinge di blu, arancio e rosso, le nuvole corrono veloci e l’acqua riflette i colori della sera. Con il
grandangolo ho cercato di esaltare la prospettiva, lavorando a diaframmi molto chiusi per catturare ogni dettaglio della scena. Nella terza immagine ho spinto
fino a f/22, con un’esposizione di due secondi, per ottenere quell’effetto seta sull’acqua che restituisce calma e sospensione, accettando però il rischio della
diffrazione che inevitabilmente riduce un po’ la nitidezza.
Un bilancione, un tramonto e un’infinità di zanzare: così il paesaggio delle valli si trasforma in poesia, tra la tecnica del pescatore e quella del fotografo.

