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Presa de Mala
POSTED ON 22 Set 2018 IN Reportage

Presa de Mala #01

La Presa de Mala è una grande diga costruita negli anni ’70 nella zona di Mala, a Lanzarote. Pensata e ideata (con costi altissimi) per fornire una riserva idrica all’isola non ha praticamente mai funzionato per problemi strutturali e oggi è completamente abbandonata. E’ tristissima. Per arrivarci si deve percorrere una lunga e polverosa strada sterrata. In salita. Intorno è il deserto di terra rossa, il caldo (ad Aprile) è terribile. Dentro però è davvero affascinante: si può scendere lungo una scalinata sino al fondo e passando nelle porte che si aprono nel cemento si entra nei cunicoli di manuntenzione. Decisamente angoscianti. E’ molto fotogenica, ma dopo qualche minuto ho deciso di risalire che mi mancava l’aria. Bellissimo il graffito che sovrasta la diga, rimane il dubbio: come sono riusciti? Si vede anche dalla costa passando in macchina sulla statale: decisamente di impatto. Dopo le foto ho pubblicato anche la storia della Presa de Mala: certe cose non succedono solo in Italia. Magra consolazione.

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L’isola di Lanzarote ha, da sempre, subito la carenza dell’acqua data dal fatto che sull’isola da un lato non vi sono zone sorgive e dall’altro la posizione geografica, la morfologia del terreno e la mancanza di copertura forestale ne fanno una zona estremamente arida. Negli anni gli abitanti hanno sempre cercato vari metodi per trattenere l’acqua piovana costruendo cisterne, serbatoi e “maretas”.

Nel 1958 un gruppo di agricoltori iniziarono ad incontrarsi con lo scopo di creare una cooperativa chiamata “Comunidad de Regantes” il cui principale intento era stato quello di costruire un diga di 500.000 m3 che potesse raccogliere l’acqua piovana. Il gruppo, dopo alcune riunioni, individuò, quale sito migliore per la costruzione della diga, il “barranco del Estanque”.

Benché la morfologia del terreno di Lanzarote non sia certamente ideale per la realizzazione di tali manufatti, il 20 giugno 1967 il presidente del Consiglio isolano, José Ramírez Cerdá, si recò presso gli uffici del servizio idrologico di Las Palmas per richiedere l’avvio di uno studio che verificasse la possibilità di edificare una diga nel sito denominato “Charco de El Verol” ubicato parte superiore del “barranco del Estanque”, nella valle del Palomo, sopra l’abitato di Mala. Lo studio seguito dalla “Subdirección General de Obras Hidráulicas” congiuntamente al “Servicio Geográfico de Obras Públicas” ed al “Servicio Hidrológico” ebbe termine tre anni dopo, nel mese di giugno dell’anno 1970, e concluse che la valle del Palomo offriva ottime condizioni topografiche per la costruzione di una diga ed era, inoltre, una delle due valli con maggior precipitazioni di tutta l’isola. Venne, quindi, redatto un progetto la cui direzione fu affidata al tecnico del Servizio idrologico di Las Palmas, Saturnino Alonso Vega.

L’intento primario che il Consiglio di Lanzarote aveva pensato per la nuova diga era quello di fornire una valida alternativa alla carenza d’acqua in caso di eventuali avarie all’unico, a quel tempo, impianto di desalinizzazione dell’isola sito nei pressi di Arrecife, oltre ad offrire una riserva d’acqua utilizzabile per l’irrigazione agricola. A quei tempi, la fornitura d’acqua per gli abitanti di Arrecife arrivava a 5 litri al giorno pro capite mentre, per il resto degli abitanti dell’isola, era inferiore alle esigenze minime giornaliere. La funzione della diga, quindi, sarebbe dovuta essere quella di fornire una riserva sufficiente per almeno dieci giorni, tempo stimato per l’arrivo delle navi cisterna. A questo scopo stimarono che sarebbero stati necessari almeno 14.000 m3, così da essere in grado di fornire 20 litri pro capite al giorno, dato che in quegli anni la popolazione lanzaroteña era di circa 70.000 abitanti.

Il progetto iniziale prevedeva, quindi, un’altezza dell’invaso di 165 metri, un livello dell’acqua posto a 30 ed una capacità, reale, di 186.000 m3. Un altro dato che dovette tenere in conto il Consiglio di Lanzarote fu la costante crescita del turismo, con il conseguente aumento delle aree edificate, come recita un paragrafo tratto dallo scritto del progetto stesso: “il turismo necessita di una fornitura di acqua al giorno pro capite di gran lunga superiore a quella che sarebbe sufficiente alla popolazione rurale dell’isola”. Il progetto di realizzazione della diga venne, quindi, rivisto ed aggiornato da Benito Oliden Malumbres ingegnere del C.C.P..

Nel 1972, ancor prima che i lavori della diga di Mala terminassero, venne considerata anche la possibilità di costruire un’altra diga sita nel “Barranco di Tenegüime“ e così, nel gennaio 1975, il Consiglio di Lanzarote approvò l’inclusione, nel piano delle infrastrutture idriche, di un progetto per costruire una diga con una capacità di 1.100.000 m3, appunto, nel nel “Barranco di Tenegüime“.

Nel 1976 la diga di Mala non era ancora stata conclusa; mancavano le realizzazioni del canale di scarico, del sistema di drenaggio, delle infrastrutture interne e del collegamento tra la diga stessa ed il grande serbatoio sito nel quartiere di Maneje ad Arrecife. Alla fine dell’anno iniziarono i lavori di impermeabilizzazione della diga stessa.

Il preventivo iniziale relativo al costo del progetto era di 26 milioni di pesetas che salì a 30 poi a 50 milioni di pesetas fino a quando, nell’anno 1976, vennero stanziati ulteriori 10 milioni di pesetas.

Nel 1979 la diga, secondo la direzione dei lavori, era pronta a contenere l’acqua ma, nonostante le forti piogge dell’inizio di quell’anno, quest’acqua non veniva trattenuta dalla diga stessa e, come succedeva prima della sua realizzazione, precipitava a valle lungo la gola formando, ai suoi piedi, un piccolo laghetto chiamato “Charco de La Laja” dal quale prende forma un torrentello di scarsa portata risalente all’epoca dei “Majos”.

La stampa, inoltre, editava notizie che ingeneravano soltanto molta confusione tra i lettori, il 23 gennaio venne, infatti, pubblicata la notizia che l’invaso era pieno per i 3/4 del volume totale mentre, il 25 successivo, la notizia riportava che l’invaso conteneva solamente il 20% d’acqua rispetto al volume totale. Il volume massimo nella storia dell’acqua contenuta nella diga si raggiunse, a causa delle abbondantissime piogge, nell’anno 1990 e fu di 50.000 m3.

Nel 1980 un comitato, costituito da un gruppo di cittadini residenti a Mala, richiese di recuperare l’idea originale dei contadini del 1958 ovvero di destinare l’uso della diga alla solo irrigazione dei campi. Sempre nello stesso anno, vista la carente impermeabilizzazione della struttura, il governo spagnolo trasferì la competenza della gestione della diga al governo regionale che, a sua volta, la cedette al “Cabildo” di Lanzarote che lasciò, di fatto, la sua gestione nelle mani del “Consejo Insular de Aguas”.

Tutti questi rimpalli di competenze, le alterne vicende del progetto, i problemi riscontrati e, sopratutto, le mancanze relative alla costruzione ed impermeabilizzazione della diga di Mala, hanno fatto si che il manufatto non abbia mai soddisfatto le aspettative rendendolo, con tutta probabilità, l’investimento più rovinoso mai stanziato per la realizzazione di un’infrastruttura idrica spagnola.

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