Il nome Renzo Piano è sempre sinonimo di architetture importanti, e il museo d’arte moderna di Oslo non fa eccezione. È un edificio suggestivo, ma anche complicato da fotografare: circondato dall’acqua e rivestito in vetro, ha come segno distintivo le finestre arancioni. Tutte identiche, tutte chiuse, tutte ravvicinate, allineate con una precisione quasi ossessiva. Ho girato intorno all’Astrup Fearnley Museet per almeno venti minuti senza trovare un’inquadratura davvero convincente e mai davvero originale.
Ero fissato con quelle finestre arancioni, ma riprodurre in foto quella simmetria perfetta è più difficile di quanto sembri. Dopo poco ho lasciato perdere e ho provato a cambiare approccio, cercando punti di vista meno scontati. Così ho alzato lo sguardo: e in fotografia, guardare verso l’alto tradisce raramente, soprattutto quando tutto il resto non funziona come dovrebbe.





