
Il titolo me l’hanno suggerito dopo aver visto la prima foto, perché più che un bramito, il cervo sembra basito. E in effetti, quando mi sono girato e l’ho trovato alle mie spalle, ci siamo guardati tutti e due con una certa sorpresa. E il titolo è venuto quasi naturale.
Sono andato nel
Parco dell’Orsiera Rocciavrè,
in Val Susa, per fotografare i cervi. Avevo già tentato un paio di volte in Valle Stura, ma senza riuscire a portare a casa uno scatto decente. Per arrivare al
rifugio Toesca sono partito dal
Paradiso delle Rane, in località Cortavetto, e ho camminato per circa un’ora e mezza. Ho dormito lì e, la mattina dopo, mi sono svegliato
prima dell’alba per salire al buio, con la frontale, su un pianoro poco più in alto. Sono arrivato alle 6:50, iniziava ad albeggiare, mi sono sistemato e ho aspettato. Faceva un freddo cane.
Dall’altra parte della montagna ho visto alcuni cervi e ho sentito bramiti molto forti, quasi continui. Il bramito arriva nel periodo degli amori, tra settembre e l’inizio di ottobre: i maschi lanciano questo richiamo potente per le femmine. Ascoltare il bramito del cervo è un’emozione, è bellissimo, mi piace dire che è un suono che riempie il cuore. All’alba, quando sei ancora al buio e intorno c’è silenzio, senti il verso partire da un versante e riempire tutta la valle. A volte risponde un altro cervo, più lontano. Puoi restare lì senza vedere niente per parecchio tempo, ma capisci che gli animali sono intorno a te, li percepisci. Per me è uno dei momenti più belli da vivere in montagna. Poi, naturalmente, sentirli è una cosa; riuscire a individuarli e fotografarli è un’altra.
Alle 8:03 ho spostato lo sguardo dalla montagna di fronte. Il cervo è comparso dietro di me all’improvviso, dall’altra parte della radura, e mi ha fissato per qualche secondo. Sembrava chiedermi: «E tu chi sei? Cosa ci fai qui?». Sono rimasto di sasso, ma non ho perso troppo tempo a riflettere: ho scattato subito, poi ho continuato a fotografarlo mentre si allontanava. Nella terza foto l’ho ripreso più lontano, qualche minuto dopo, durante il bramito.
Ho usato la Canon R7 con il 100–500 a 500 mm. Con il sensore APS-C, l’angolo di campo equivale a quello di un 800 mm su pieno formato. La prima immagine è anche un crop di circa metà del fotogramma originale: il cervo sembra vicino, ma in realtà era almeno a 200 metri.
Quando il cervo è sparito tra gli alberi sono rimasto ancora un po’ sul pianoro ad ascoltare. Il bramito continuava fortissimo, è un suono incredibile, una forza della natura. Quello scambio di sguardi con il cervo è durato davvero pochi secondi, ma è un momento che certamente ricorderò a lungo.
Nota: ho partecipato all’escursione “Br-AMA il Bramito” con
Chiara Bellando, guida naturalistica della regione Piemonte. Mi ha raccontato i segreti del cervo e mi ha aiutato a capire meglio ciò che ho visto e sentito quella mattina. Perché il bramito ti colpisce appena lo senti, ma conoscerne il significato rende l’esperienza ancora più bella.

