
Sabato sera, a Carrù, durante il festival Classiche Armonie, ho avuto l’occasione di fotografare gli Ugly, saliti sul palco dopo l’esibizione di Gaia Banfi. Ugly, in inglese, significa brutto o brutta: un nome decisamente curioso per una band composta da sei ragazzi giovani, dall’aspetto tutt’altro che brutto, che fin dal primo momento incuriosisce ancora prima di ascoltare una nota.
La formazione è composta da Samuel Goater, Harrison Jones, Tom Lane, Harry Shapiro, Jasmine Miller e Theo Guttenplan. Arrivano dal Regno Unito e quella di Carrù è stata l’unica data italiana del loro tour europeo 2026, prima di proseguire attraverso diversi Paesi e rientrare in patria.
La loro musica non è facilissima da definire. Mescola post rock, sperimentazione, richiami agli anni Sessanta e Settanta e un certo gusto per l’art rock. C’è chi li ha accostati a gruppi come The Mars Volta, Everything Everything e Black Country, New Road. Al di là delle etichette, che sono sempre e solo divertenti, la sensazione è quella di assistere a un concerto in cui ogni brano prende una direzione diversa, inaspettata, senza seguire schemi troppo prevedibili.
Dal punto di vista fotografico è stato un concerto interessante. Essendo in sei, sul palco c’era sempre qualcosa da osservare: strumenti diversi, continui cambi di attenzione e tanti dettagli da cogliere. Tutti, in un modo o nell’altro, partecipano anche alle parti vocali, ma le voci che emergono maggiormente sono quelle di Tom Lane, spesso dietro sintetizzatore e tastiere, e di Jasmine Miller. A dare una mano c’era poi un impianto luci davvero spettacolare. Fasci colorati, controluce, molto fumo sul palco e un’illuminazione curata hanno creato un’atmosfera perfetta per la fotografia. È uno di quei concerti in cui forse non conosci nemmeno una canzone quando entri, ma esci con la curiosità di riascoltare il gruppo una volta tornato a casa.



















