Se penso a una voce italiana davvero riconoscibile, il primo nome che mi viene in mente è quello di Alice. È una voce unica, per controllo ed estensione. Dal 1981, da Sanremo con Per Elisa, l’ho sempre seguita e ascoltata. Per questo, quando ho avuto la possibilità di fotografarla dal vivo al Teatro Colosseo di Torino, non mi sono lasciato sfuggire l’occasione.
Dal punto di vista fotografico, le regole erano chiare: tre canzoni, posizione laterale, massima discrezione. Il Teatro Colosseo non è un palco banale: è uno spazio intimo, con un’acustica particolare, e l’obbiettivo era non disturbare chi stava seguendo il concerto. All’ultima canzone ho fatto una scelta istintiva: una corsa veloce in galleria, giusto il tempo di scattare un paio di immagini dall’alto. Una prospettiva diversa, che secondo me fa comprendere al meglio l’atmosfera della sala e il rapporto tra palco e pubblico. Fotografare uno spettacolo del genere, però, non è affatto semplice. L’ambiente è molto buio, le luci sono basse e sempre uguali, non ci si può muovere liberamente. Questo significa ISO alti, tempi lenti e il rischio del mosso sempre presente. Non è stata un’impresa facile portare a casa immagini riuscite. Anche perché non si tratta di uno spettacolo costruito sul piano visivo: al centro c’è la voce. Niente movimento continuo, niente scene, niente colpi di teatro. Le immagini sembrano e sono tutte molto simili.










