
Il ricordo di questa esplorazione, in una chiesa antica e imponente che ho voluto chiamare Blu nel silenzio, è segnato da un momento che ha trasformato l’entusiasmo in imprecazioni. Ero entrato nell’ultima sala, la più bella, quella con i graffiti blu. Stavo scavalcando delle macerie con la macchina fotografica sul cavalletto, ma evidentemente l’avevo fissata male: in un attimo l’aggancio sul cavalletto ha ceduto e la macchina è precipitata tra mattoni sparsi, la polvere e le travi marce del tetto crollato.
Il
Sigma 14mm f/1.8 è un obbiettivo enorme, la lente frontale è gigantesca, e il colpo sui calcinacci l’ha segnato per sempre (ma funziona ancora). Quando ho raccolto da terra macchina e ottica, lì, sotto le
volte della chiesa ormai non più silenziosa,
il confine tra sacro e profano si è spezzato di colpo:
il profano ha vinto a mani basse. Per me questa chiesa resterà sempre legata a quell’episodio traumatico e le foto che ho scattato dopo ne sono la logica conseguenza. Non sono soddisfatto, ho perso gli spunti più importanti. Ho lasciato indietro tutto ciò che contava: la
campata principale, il
graffito con Cristo, l’
occhio dipinto, i dettagli dietro l’altare manco per sogno e persino la vista d’insieme. Anche la
concentrazione, ormai, era crollata a terra con la macchina.
Un peccato, perché la chiesa merita davvero. È stata definita la chiesa della street art: ogni parete è dipinta, piena di graffiti e disegni. Dentro, appesa in un piccolo corridoio, c’era anche una vecchia mostra fotografica, con le stampe ormai rovinate. La prima immagine era un fiore blu, che ritorna poi come graffito all’ingresso: si intitola I fiori del male, come la celebre raccolta di liriche di Baudelaire (ero convinto fossero semplici poesie, ma ho controllato su wikipedia).
E in effetti, per me, questa chiesa rappresenta più il male che il bene. Non mi è rimasta impressa la sua bellezza, ma solo quell’attimo preciso: la caduta, il rumore secco, la mia perdita di dignità (non ero solo) e una raffica di invocazioni ai santi che poco avevano di religioso.






















Non è solo entrare in un posto abbandonato.
Cos’è l’urbex davvero: quello che c’è dietro, tra fotografia, rischi e realtà, e perché molti non hanno idea di cosa significhi davvero.