
Nessuno ha mai saputo con certezza chi fosse il Moro. Qualcuno raccontava che fosse un ricco commerciante, altri sostenevano che avesse fatto fortuna all’estero prima di tornare al paese e acquistare quella grande villa. Di sicuro era un uomo piuttosto particolare. Amava le cose belle, ricevere ospiti e soprattutto giocare a biliardo. La sua passione per il panno verde era infinita. Pare che fosse talmente affezionato alla propria casa da aver fatto incidere la lettera M sui vetri delle finestre, quasi a voler ricordare a tutti chi fosse il padrone.
Il Moro non era un uomo particolarmente socievole, era burbero e taciturno, ma organizzava spesso
lunghe serate con pochi amici fidati. Si racconta che nella
grande sala del biliardo si giocasse fino a notte fonda, tra bicchieri di vino, sigarette fumate con calma, discussioni e qualche scommessa. Sua moglie, una donna elegante e decisamente più pratica del marito, aveva invece una
grande passione per il cucito. Possedeva addirittura
due macchine da cucire, una per i lavori quotidiani e l’altra per confezionare abiti e sistemare i vestiti di famiglia. Mentre il marito giocava a biliardo, lei trascorreva interi pomeriggi davanti alla finestra, intenta a cucire.
Poi, come spesso accade nelle storie del mondo urbex, qualcosa cambiò. La moglie si ammalò e, dopo qualche tempo, morì. Il Moro, ormai anziano, non riuscì mai ad abituarsi alla sua assenza. Gli ospiti smisero di arrivare, le partite a biliardo diventarono sempre più rare e le stanze cominciarono a rimanere chiuse. Si racconta che non volle mai spostare le due macchine da cucire, lasciandole esattamente dove sua moglie le aveva utilizzate per tanti anni. Con il passare del tempo anche lui abbandonò la villa: non riusciva più a vivere in una casa ormai troppo grande e troppo vuota.
Naturalmente mi sono inventato tutto. Del Moro non conosco il nome, la professione e nemmeno se sia mai esistito. Ma visitando questa villa abbandonata, osservando i mobili, le fotografie, le due vecchie macchine da cucire e soprattutto quella misteriosa M sui vetri, mi è venuta voglia di immaginare chi potesse aver vissuto tra queste mura. Il mondo urbex vive di fantasia. Il grande biliardo è ancora lì, coperto di polvere, muffa e intonaco. Quasi certamente il Moro non è mai esistito. Ma qualcuno, su quel panno verde, deve pur aver giocato.










































Non è solo entrare in un posto abbandonato.
Cos’è l’urbex davvero: quello che c’è dietro, tra fotografia, rischi e realtà, e perché molti non hanno idea di cosa significhi davvero.