Villa Fiamma, oltre la cenere

...quello che il fuoco non ha cancellato

POSTED ON 24 Set 2026 IN Urbex     TAGS: mansion, fire    

Villa Fiamma /09 - Fotografia di Samuele Silva

Il fuoco può essere un nemico spietato. Quando prende il sopravvento, distrugge mobili, oggetti e ricordi, lasciando stanze che si fa fatica a riconoscere. E quando durante un’esplorazione ti trovi davanti una casa bruciata, la prima cosa che pensi è: chissà cosa è successo qui.

Nel mondo urbex capita di trovare case abbandonate proprio a causa di un incendio. Prima erano abitate, poi il fuoco le ha rese inagibili e nessuno è più tornato a sistemarle. In altri casi succede il contrario: la casa viene abbandonata e l’incendio arriva dopo. Magari qualcuno entra per trovare riparo e accende un fuoco per scaldarsi, ma senza informazioni precise è difficile capire cosa sia successo davvero. Ci sono anche i vandali che accendono il fuoco per divertimento, ma è un altro discorso ancora.

A Villa Fiamma il fuoco è arrivato quando la casa era già abbandonata. L’ho chiamata così perché l’incendio ha cambiato completamente l’aspetto di alcune stanze e il modo in cui si vive l’esplorazione. I danni si vedono soprattutto al piano superiore. Ci sono pareti completamente nere, soffitti bruciati e oggetti rovinati dal calore. Non so da dove siano partite le fiamme, ma hanno coinvolto diverse stanze. La villa è vicina al centro abitato: forse qualcuno si è accorto del fumo e ha dato l’allarme in tempo, prima che bruciasse tutto. È un’ipotesi, anche perché una parte della casa è ancora abbastanza conservata da far capire quanto fosse bella.

E di cose da guardare ce ne sono parecchie. C’è un lampadario particolare che attira subito l’attenzione, una stanza con un vestito appeso al muro, i quadri segnati dall’incendio. Poi c’è la scala che porta giù, con quella corda che rende l’insieme ancora più strano. Sono dettagli che ti fanno fermare, anche solo per cercare di capire cosa hai davanti. La cucina ha il soffitto completamente annerito. Nella sala ci sono ancora i divani rossi in pelle, sotto un altro soffitto segnato dall’incendio. Il rosso si nota subito in mezzo a tutto quel nero. Intorno ci sono quadri rovinati, finestre devastate e un tavolo rotto. Viene da immaginare le fiamme arrivare fino alle finestre, anche se oggi è difficile distinguere i danni del fuoco da quelli provocati dal tempo o da chi è passato dopo.

Dentro una casa così, comunque, non sei mai del tutto tranquillo. Guardi le stanze, ma intanto controlli anche quello che hai sopra la testa. Ti chiedi se il soffitto reggerà, quanto siano stati danneggiati i solai, se sia il caso di andare avanti. Il fuoco può aver compromesso la struttura, e il fatto che una stanza sia ancora in piedi non basta a rassicurarti. Poi c’è l’impressione che ti lascia vedere una casa ridotta in questo stato. Un conto è trovare polvere, intonaco caduto e mobili vecchi. Un altro è vedere tutto bruciato. Ti viene subito da pensare alla paura, a qualcuno che cerca di scappare e di mettersi in salvo. In questa villa, però, l’incendio è avvenuto dopo l’abbandono, quindi non sappiamo se ci fosse qualcuno. È una sensazione che il posto trasmette, non un fatto che possiamo raccontare come certo.

Le case bruciate mi fanno sempre questo effetto: da una parte dispiace, perché il fuoco cancella tanti dettagli che avrebbero potuto raccontare qualcosa di chi ci abitava. Dall’altra, per chi ama esplorare e fotografare l’abbandono, sono luoghi che colpiscono molto. A Villa Fiamma basta vedere quei divani rossi, il vestito appeso e i quadri anneriti per capire cosa intendo.

È una villa ancora bella, anche con tutte le sue stanze rovinate. Ma mentre la esplori continui a chiederti come fosse prima dell’incendio e quanto sia andato perso. E in alcuni punti, davanti a quelle pareti completamente nere, fai davvero fatica a immaginarlo.

Nota: trovare tra tutte queste cose una rivista con l’inserto Impariamo a fotografare mi ha fatto sorridere. Proprio lì, mentre giravo per casa con la macchina fotografica in mano. Forse una coincidenza, forse un messaggio che il destino ha lasciato lì per me.

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