Ermal Meta accende Mondovì

Al Museo della Stampa, uno spazio raccolto con luci da grande evento

POSTED ON 18 Set 2026 IN Concert     TAGS: singer-songwriter     POSITION: mondovì (cn) 

Ermal Meta /06 - Fotografia di Samuele Silva

Al Museo Civico della Stampa di Mondovì non avrei mai immaginato di trovare un’atmosfera così adatta a un concerto. È un posto particolare, diverso dagli spazi in cui siamo abituati ad ascoltare musica dal vivo. Un piccolo scrigno che merita di essere vissuto anche in questa veste. Durante la serata Ermal Meta ha fatto un’osservazione che mi è rimasta in testa: sei all’aperto, ma hai la sensazione di essere dentro un club. Ed è proprio così. C’è quella vicinanza tra il palco e il pubblico che dà una sensazione di vicinanza. Non è una location da grandi numeri, naturalmente, ma è bella, affascinante e davvero perfetta per un concerto.

Per Ermal Meta, però, mi aspettavo qualche presenza in più. Il pubblico c’era, ma considerando l’artista e quante sue canzoni conosciamo un po’ tutti, pensavo che Mondovì e il territorio, dal Monregalese al Cuneese, avrebbero risposto di più. Parlo proprio di partecipazione: un’occasione così, in un posto del genere, secondo me meritava un pubblico più numeroso.

Sono arrivato un po’ prima. La policy prevedeva le prime tre canzoni sotto il palco e poi la possibilità di fotografare da lontano. È il tempo che hai a disposizione per trovare le immagini più ravvicinate: devi prendere confidenza con il palco, capire come si muove l’artista e seguire quello che succede, perché tre canzoni passano in fretta. Ho scattato tutto con il 70-200, che in queste situazioni per me va più che bene. Sotto il palco mi ha permesso di seguire Ermal e cercare le immagini più strette, concentrandomi su di lui, sulle espressioni e sui momenti del concerto.

La vera sorpresa, dal mio punto di vista, sono state le luci. In uno spazio così piccolo non mi aspettavo un’illuminazione tanto bella. È una delle prime cose che ho notato e, fotograficamente, ha fatto una differenza enorme. Quando fotografi un concerto, la luce è una parte fondamentale della foto. Cambia il modo in cui riesci a isolare il cantante, quello che si vede dietro di lui, l’atmosfera che riesci a raccontare. Puoi avere una bella espressione, un bel gesto, ma è spesso la luce a dare forza a tutto il resto. Qui c’erano luci da grande concerto, e ritrovarle in un ambiente così raccolto è stato davvero positivo.

La parte interessante è continuata anche dopo le prime tre canzoni. Allontanandomi ho potuto lasciare più spazio al palco e alle luci. Sono fotografie diverse, in cui conta anche tutto quello che sta intorno all’artista. E con un’illuminazione del genere valeva davvero la pena cercarle. Il fatto che non ci fosse la calca dei grandi eventi, da questo punto di vista, mi ha aiutato. Potevo muovermi con molta più libertà, cambiare posizione e cercare un punto di ripresa diverso. Così sono riuscito a portare a casa immagini interessanti anche da lontano, dando alle luci lo spazio che meritavano nell’inquadratura. È questo che mi è piaciuto di più, fotograficamente: poter lavorare sia sulla vicinanza, nelle prime tre canzoni, sia sull’atmosfera del concerto negli scatti successivi. Il posto, le distanze e le luci mi hanno dato più possibilità di quelle che mi aspettavo.

Sono andato via verso metà concerto, ma tra una foto e l’altra ho cantato anch’io. Perché va bene cercare lo scatto, ma certe canzoni ti distraggono, sei sempre con l’occhio nel mirino, ma devi anche cantare.

Ricorda di disobbedire perché è vietato morire.
– Ermal Meta

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