Voices of Caos

Voci da teatro, bassi da discoteca e ballerine tra luci e fumo

POSTED ON 12 Set 2026 IN Concert     TAGS: techno     POSITION: mondovì (cn) 

Voices of Caos /17 - Fotografia di Samuele Silva

Un DJ, un coro lirico e la musica classica che incontra la techno. È l’idea di Voices of CAOS, lo spettacolo che ieri sera ASCO ha portato ai Giardini di Villa Nasi, a Mondovì, e che sono andato a fotografare. Lui si chiama Alessandro Xiueref, è un DJ e produttore originario di Ascoli Piceno e nei suoi spettacoli si mette anche a dirigere. E già il nome mi piace: ASCO sono le prime quattro lettere di Ascoli, che messe in un altro ordine diventano CAOS. Un anagramma, semplice e divertente. La stessa voglia di mescolare le cose si ritrova sul palco, dove mette insieme le voci liriche, la musica classica e i bassi da discoteca. Intorno ci sono ballerine, luci, fumo e parecchie cose da guardare.

Mescolare classica ed elettronica non è un’idea nuovissima, però piace e ieri sera funzionava bene. C’erano il coro, una cantante (con un paio di occhiali molto in voga ultimamente e che sembrano usciti da un episodio di Star Trek), le ballerine e anche un oboe: cose che dentro un concerto techno magari non ti aspetti e che ti fanno seguire anche quello che succede sul palco. Il ritmo era sempre intenso, con diversi pezzi conosciuti e una dedica a Ornella Vanoni con Sant’allegria, tornata da qualche tempo a girare anche in versione dance. Secondo me il bello di queste serate è proprio che persone con gusti diversi possono trovare qualcosa che le prende. Io il concerto me lo sono goduto, anche se nel frattempo avevo l’occhio nel mirino.

Fotografare uno spettacolo così, però, non è facile. Il DJ resta alla sua postazione, mentre intorno succede di tutto: devi cogliere un’espressione, un gesto, capire quando entrano le ballerine ed essere pronto. Mi sono messo diverse volte in mezzo al pubblico, perché da lì la scena mi piaceva di più. Riuscivo a leggere meglio tutto l’insieme, con il fumo, le luci e le persone davanti a fare da quinta: davano alle foto proprio quell’idea di confusione, di caos, che ci stava bene. Ho lavorato quasi sempre con il 70-200, rinunciando a qualche scatto da sotto il palco e a qualche inquadratura più larga. È una scelta che faccio spesso ai concerti: preferisco spostarmi, anche allontanarmi, per cercare una foto che mi interessi di più. Ho usato anche un paio di filtri per provare qualcosa di diverso. Trovare immagini particolari non era scontato, ma alla fine qualcosa è venuto fuori e le foto, devo dire, le trovo interessanti.

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