La fotografia è racconto, certo. Nessuno può negarlo. È linguaggio, emozione, memoria. Una buona immagine deve dire qualcosa, lasciare un segno, far pensare. Ma sarebbe un errore credere che tutto si esaurisca lì. La fotografia vive anche di mezzo tecnico, e il mezzo tecnico non è un nemico della creatività: è il suo veicolo. Senza mezzo non esiste fotografia.
Questo scatto non racconta una storia, non vuole commuovere il web o denunciare qualcosa. È solo una statuina di pietra, un putto, una figura infantile usata nell’arredo da giardino, ma è perfetta per spiegare quanto la tecnica possa diventare parte integrante del linguaggio. La precisione del dettaglio, la morbidezza dello sfuocato, la tridimensionalità del soggetto separato dallo sfondo: tutto parla di visione e di controllo. Non è ossessione da malati di pixel. Il Canon RF 85mm f/1.2 a tuttaapertura diventa componente essenziale della scrittura. Certo, mi rendo conto che, mentre la fotografavo, non pensavo a nulla di tutto questo. Mi piaceva e basta.
Non tutto deve raccontare per avere senso. Anche Van Gogh, nella sua serie dedicata ai girasoli, non cercava chissà quale messaggio nascosto: cercava la pittura stessa. Il colore, la luce, la materia della pennellata erano il suo modo di parlare al mondo. Allo stesso modo, una fotografia può nascere per puro piacere tecnico: per la perfezione di una messa a fuoco, per uno sfuocato cremoso, per la luce che modella la forma. Non c’è nulla di sbagliato in questo. È ancora linguaggio, un linguaggio che non sente la necessità di urlare.
