Un cielo plumbeo ci accompagna in questa giornata di inizio primavera. C’è un cancello davanti a noi e dietro quelle sbarre si intuisce la presenza di qualcosa di interessante, forse un piccolo tesoro nascosto. Sappiamo che da qualche parte, lì intorno, si nasconde la Chiesa dei Fiori, ed è lei che ci ha portati fin qui. Mentre valutiamo come superare l’ostacolo, una signora passa lentamente sulla strada senza degnarci di uno sguardo. Meglio così. Non stiamo facendo nulla di male, solo assecondando una curiosità.
La porta è aperta. Entriamo. E boom: un colpo d’occhio che non ti aspetti. L’interno è un tripudio di decorazioni, ghirlande, angioletti, colonne tortili, frasi scolpite e fiori ovunque. Un mix tra presepe napoletano e matrimonio vintage, ma fatto con evidente dedizione. Il soffitto è tutto dipinto, pieno di motivi floreali, grappoli d’uva e piccoli cherubini che sbucano da ogni angolo.
Le panche in legno sono ancora lì, allineate come se ci si aspettasse una messa da un momento all’altro, anche se l’unico canto udibile è quello degli uccelli che salutano l’arrivo imminente della primavera. La Chiesa dei Fiori sta per raggiungere il secolo d’età. Una cappella privata, costruita nel 1927 con amore e decorata con ancora più amore. Magari un po’ sopra le righe, ma sincera. Oggi è tutto lasciato a sé stesso. Eppure, in mezzo al degrado e alla polvere, questo luogo conserva un suo fascino: eccentrico, malinconico, sorprendente. Un piccolo angolo fuori dal tempo, nel cuore delle Marche, dove la bellezza sboccia ancora, anche se un po’ impolverata.














