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Ex poligono di tiro [Carrù]

Ex Poligono #01

Ho scoperto l’ex poligono di tiro di Carrù dopo aver ammirato alcune foto di un amico. Ho quindi deciso di provare a scattare qualcosa anche io; lo so, sono un maledetto ladro di locations ma non ho resistito alla tentazione: adoro i luoghi storici. Non mi dilungo nelle descrizioni, il mio amico conosce molto meglio il posto, lo viveva da bambino, e quindi ho deciso di prendere in prestito anche le sue parole. Ladro due volte. Io ho scelto il colore, lui ha preferito frequenze monocromatiche; ho voluto evitare il confronto per non incappare in pessime figure. E direi che è stata una scelta saggia.

Ex Poligono #02Ex Poligono #03Ex Poligono #04Ex Poligono #05

L’ex poligono di tiro militare del comune di Carrù sorge vicino alla casa dei miei genitori. L’area è di circa 8000 MQ ed è composta da un piccolo stabile che fungeva da ingresso e accoglienza per i giovani che, in periodo fascista, si addestravano all’uso delle armi da fuoco. Nel campo da tiro sono presenti delle strutture verticali in cemento armato ricoperte in parte di legno che venivano utilizzate come obiettivo, come bersaglio. Dopo la guerra il poligono è stato abbandonato e la palazzina è in stato di abbandono: le strutture di cemento armato sono state invase da piante e arbusti (la natura si è ripresa il suo spazio). Nell’ultimo periodo (inizio 2016) si è ripulita la zona per una riqualificazione e la struttura ha rivisto la luce. Da bambino io abitavo al di là della circonvallazione e spesso osservavo il poligono e sognavo avventure intorno a quelle strutture che mi sembravano moderni dolmen.

L’abominevole ecomostro delle nevi

Ecomostro #17

Saint Grèè è una piccola frazione di Viola, in provincia di Cuneo. E’ molto conosciuta perché negli anni settanta ebbe un rapido sviluppo economico e urbanistico; grazie alle abbondanti nevicate divenne un’importante e rinomata metà turistica. Vennerò costruiti alberghi, residence e impianti di risalita. Purtroppo negli anni le precipitazioni nevose diminuirono e si verificò un progressivo abbandono delle strutture che dal 1997 risultano abbandonate. Fra queste strutture la più conosciuta è certamente la Porta della neve.

Al suo interno racchiudeva il cinema/teatro, la sala giochi, il supermercato, la palestra, il bar dotato di piscina interna, esterna e grandissimo solarium, la farmacia, il ristorante, la pizzeria, diverse boutique, un negozio di fotografia, il noleggio attrezzature sportive, un punto di pronto soccorso, la scuola sci, un ristorante dedicato agli sciatori, accessibile direttamente dalle piste da sci, le sedi di due sci club ed una grandissima hall adatta ad organizzare spettacoli di diversa natura e serate di cabaret. In questa struttura negli anni si esibirono famosi artisti fra cui Fiordaliso, Nick Kemen, Ivana Spagna, Den Harrow, Ornella Muti, Gegia, l’illusionista El Drago, Carlo Cori, il mago Forest, le ragazze Fast Food di “Drive In”, noto programma ideato da Antonio Ricci. Nel 1981 fu addirittura sede dei mondiali di sci Alpino.

Ecomostro #10Ecomostro #11Ecomostro #18

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La Göba, ex discoteca a Niella Tanaro

La Göba #01

La Göba, a Niella Tanaro, è il classico esempio di discoteca andata in rovina. Enorme, diverse sale da ballo, tre piani più due, un’insegna gigantesca, pizzeria, un clima un po’ da balera. Almeno questa è l’idea a luci spente. Non ho ben capito come potesse funzionare all’epoca: i soliti beneinformati mi dicono fosse un luogo di enorme successo. Io sinceramente stento a crederci. Non ho ben capito perché la struttura è organizzata in modo strano: ho visto due piste da ballo, una più moderna e l’altra dedicata al classico (e il disegno sulla parete con i due anziani che ballano non lascia spazio a molte interpretazioni). Un ristorante tipico ed una pizzeria con forno a legna. Un guardaroba all’entrata e forse due ingressi separati. E poi uno stranissimo sottotetto e un ancora più strano seminterrato con, mi sembra di aver capito, un paio di lunghissimi campi per il gioco delle bocce; date le dimensioni avrebbero potuto anche giocarci a pallone elastico (solo qualche problema di altezza).

La Göba #02La Göba #03

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The Sreet (Urban Exploration)

The Sreet

Noi siamo ‘The Sreet‘. E siamo un gruppo di Urbex Photographer davvero determinati. Determinati e cattivi. Tanto cattivi. E noi non abbiamo amici ma solo nemici. Acerrimi nemici. Siamo cattivi (l’ho già detto?). Tanto cattivi. Ma belli. Terribilmente belli. Dannatamente belli. E ci intrufoliamo nei luoghi dell’abbandono per documentare lo schifo, il degrado e la rovina. Il degrado di questa società moderna che noi osteggiamo con rabbia e determinazione. Perché noi siamo cattivi e non abbiamo paura di niente e di nessuno.

Non portare via niente, non rompere niente, non disturbare nessuno. Lascia solo impronte nella polvere.

Come na barca ‘nt in bòsch

Come na barca #01

Come na barca ‘nt in bòsch è un detto tipico piemontese. Della provincia di Asti, per amore della precisione (dalla regia mi suggeriscono che a Cuneo si usa un’altra espressione, ma la trovo meno pittoresca). Questo il significato secondo Hoepli Editore:

Trovarsi in una situazione disagevole, difficile, in cui non si riesce ad agire con la consueta scioltezza. Anche agire o comportarsi in maniera goffa e impacciata, o ridicola, oppure malaccorta, rovinosa e così via.

I piemontesi lo dicono di chi si trova sempre un po’ fuori posto. Mi sembra chiaro, il posto della barca non è certo il bosco. Siamo sulla strada che collega Mondovì a Vicoforte, un piccola deviazione a destra ed ecco spuntare dal nulla, in mezzo al prato, questa barca. Non ho idea chi possa averla lasciata qui, ma sicuramente è passato tanto tanto tempo: è in avanzato stato di decomposizione. Ho aspettato una giornata un po’ cupa, uggiosa, volevo che le foto fossero tristi e un po’ solitarie. Poi in realtà tutto questo verde brillante ha smorzato un po’ le mie intenzioni malinconiche. Mi ricorda un po’ l’arca di Noè, in secca, in attesa del diluvio universale (anche se non è lunga 137 metri). Ma credo che non sia ancora pronta a salpare: non pioverà così tanto.

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Ex Ospedale di Mondovì

Ex Ospedale Mondovì #01

L’ospedale Regina Montis Regalis di Mondovì è stato inaugurato il 4 aprile 2009 alla presenza di Mercedes Bresso, allora presidente della regione Piemonte. Ad oggi sono trascorsi 2582 giorni da quella data, e non sono pochi. Quel giorno si è fatto un passo avanti, una svolta importante per la città: il passaggio dall’antico al moderno, dal vecchio al nuovo. E il vecchio Ospedale di Santa Croce? Niente, dimenticato, lasciato morire: vuoto, bellissimo, inutilizzato. E’ un palazzo enorme: è stato progettato dal celebre architetto ed ingegnere monregalese Francesco Gallo (1738-61) e si trova a Piazza, una delle zona più belle di Mondovì. La provincia ne è entrata in possesso nel 2010 e, secondo gli accordi originari, nel vecchio nosocomio avrebbero dovuto essere trasferite una parte delle scuole della città. Almeno sulla carta. E invece? Niente di tutto questo, nulla, zero assoluto. Una delle tante storie italiane di degrado e abbandono. In pieno centro storico di Mondovì. Non è l’unica.

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Grand Hotel Radium

Radium #01

Il Grand Hotel Radium si trova nella parte alta di Lurisia. Un po’ isolato, solitario, triste. Dall’esterno si intuisce un passato glorioso, una vita vissuta intensamente. E’ stato costruito durante la seconda guerra mondiale, nel 1942, e il suo nome è un tributo all’elemento chimico scoperto da Madame Curie, perché all’epoca si pensava che il radio avesse proprietà miracolose. E qui a Lurisia si produceva l’acqua più radioattiva d’Italia. Un vanto non da poco. Le terme erano fra le più frequentate dell’intero stivale. Poi il lento ed inesorabile declino, sino alla chiusura negli anni ’80. Da allora è rimasto lì, cupo e silenzioso. Mastodontico. » Read the rest of this entry «

Ex OSI-GHIA

Ex Osi-Ghia #01

Quando sabato scorso sono arrivato nella sede della Toolbox Coworking (dove si celebrava il WordCamp) ho subito capito che la zona era molto particolare: tutto intorno era un insieme di magazzini abbandonati, vetrate rotte, porte arrugginite, graffiti. Uno scenario tipico dell’abbandono. Ho perlustrato un po’ la situazione e ho notato che il capannone più grosso aveva la porta spalancata. Tentazione fortissima. Ho resistito e sono tornato a seguire il WordCamp. Ho chiesto qualche informazione ma non sono riuscito ad ottenere molto: mi hanno parlato di una retata della polizia di qualche giorno prima ma niente di più. Più tardi ho scoperto che si trattava dell’ex OSI-GHIA, un’area industriale di 52mila metri quadri utilizzata, a partire dagli anni ’50, prima dalla Carrozzeria Ghia e successivamente dagli stabilimenti della OSI – Officine Stampaggi Industriali. » Read the rest of this entry «