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Taillante e Colle dell’Agnello

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Taillante e Colle Dell’Agnello 2016 è il nome di un workshop di fotografia naturalista, tenuto dal bravissimo Luca Gino, al quale ho partecipato il 28 Agosto scorso. Siamo partiti in mattinata da Pontechianale con destinazione Pan di Zucchero: l’idea era quella di fotografare la Taillante al Tramonto. Prima tappa il lago del Pic d’Asti per qualche scatto con il polarizzatore e per prendere conoscenza del gruppo. Quindi partenza per il colle dell’Agnello e salita sino al Col Vieux, dove abbiamo preparato il campo base (campo base é una parola molto grossa, ma mi piace perchè fa tanto escursionismo estremo), per poi partire alla volta del lago Foreant, seconda tappa della nostra escursione. L’acqua era fredda, praticamente ghiacciata, ma al nostro fianco un gruppo di ardimentosi ha comunque provato un velocissimo tuffo. Il loro coraggio mi ha quasi commosso. Dopo qualche scatto di prova con i filtri, purtroppo il sole era troppo alto, siamo tornati al campo base (che distava circa un’ora di cammino) per prepararci al tramonto. Siamo saliti un po’ in quota e la dea bendata del meteo è arrivata in nostro aiuto sotto forma di nuvole coreografiche. Che servono sempre. Ho scattato con il 16-35, polarizzatore e tempi di scatto lunghi. Devo ammettere che la Taillante al tramonto emana un certo fascino. Ho scattato singole, doppie e triple esposizioni per riuscire a cogliere al meglio tutti tipi di luminositá, sono salito più in alto, ho scattato anche contro luce ma quasi sempre con treppiede, a 16mm e diaframma chiuso (e per il sottoscritto è una raritá). E queste sono le mie cinque foto preferite.

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Situato in fondo alla Valle Varaita, sul confine tra Italia e Francia, il Colle dell’Agnello che con i suoi 2744 metri è uno dei valichi alpini più alti d’Europa, sarà la meta di questa giornata fotografica in alta quota.

L’ambiente montano che circonda il colle, con montagne estremamente fotogeniche come la Taillante (3197 m.) che con la sua caratteristica forma a lastroni è sicuramente la più interessante della zona, Il Pan di Zucchero (3208 m.) e il Pic d’Asti (3219 m.) e poco più in la il Monviso. Uno scenario unico, completato da limpidi laghetti con i loro riflessi e trasparenze, il lago del Pic d’Asti e il lago Foreant, e da un terreno incredibilmente ricco di primi piani e spunti fotografici, lastroni che sbucano ovunque ed una flora alpina ricchissima.Lo scenario ideale per un fotografo, ed un parco giochi favoloso per il fotografo paesaggista.

Sunset [Taillante]

Sunset [Taillante]

Paraloup

Paraloup #01

Giovedì scorso mi sono dedicato ad una veloce escursione a Paraloup. Paraloup è una piccola borgata (non saprei in che altro modo definirla) sopra Rittana. E’ una passeggiata semplice, quasi completamente su asfalto: dal Chiot Rosa sino al rifugio ci vogliono poco più di 20 minuti. Potrei tediarvi con una noiosa e minuziosa descrizione della zona e del percorso, ma non sono bravo a parlare di montagna. Preferisco utilizzare le parole di Lorena, pubblicate sul portale Nakture. Lei è molto più brava e romantica del sottoscritto. Le foto invece sono mie: sono foto turistiche, scattate nell’ora peggiore (nel primo pomeriggio) e senza la dovuta preparazione. Non sono immagini da concorso, ma credo comunque che rendano l’idea della bellezza e della tranquillità del posto. Buon viaggio.

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La sensazione arrivati qua è di immensa pace, non so se è solo perché la giornata che ho scelto non era molto affollata o se è veramente il luogo con questa salita fino allo stupendo punto panoramico dell’Alpe di Rittana che porta con sé una sensazione di un luogo perfetto, come ho letto in alcuni testi che ne parlano.

Si sale da Gaiola in auto verso Rittana, poi seguendo le indicazioni fino a Chiot Rosa dove si lascia la macchina e si parte zaino in spalla verso Paraloup, il cui nome vuol dire secondo la tradizione popolare locale “difesa dai lupi”, attraverso una comoda rotabile in circa venti minuti si raggiunge il gruppo di case che è stato una delle culle della resistenza partigiana. Proprio qui infatti è nata la Banda Italia Libera, in cui combatterono anche nomi conosciuti come Duccio Galiberti, Nuto Revelli e Livio Bianco.

Alcuni anni fa la fondazione Nuto Revelli ha iniziato un progetto che dal 25 aprile 2007 al 2010 ha portato al recupero della Borgata, grazie all’abile lavoro di alcuni architetti non sono state toccate le rovine delle vecchie baite ma si è ricostruito inserendo delle nuove strutture in legno con il minimo impatto. Tra le case è stato aperto anche un piccolo rifugio dalle cui finestre si può godere un’impareggiabile vista sulla Bisalta e sui monti circostanti.

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Certo non ci si arrampica tra le pietre e le rocce delle montagne cuneesi in questa escursione, ma sicuramente è uno dei posti che mi rimarrà più nel cuore per le sensazione che ho provato salendo e leggendo prima alcuni testi su questi luoghi. Ecco cosa si scrive nel libro i Sentieri della libertà: “Per Paraloup è stata coniata l’evocativa definizione di Pompei dei partigiani. Nella Borgata un gruppo di case usate solo d’estate dai pastori d’Alpeggio, il 20 settembre 1943 salirono i primi partigiani del Piemonte e probabilmente d’Italia”.

Un luogo pieno di storia da vedere assolutamente anche per capire queste vite “lente” descritte nei libri di Nuto Revelli e conoscere meglio un pezzo importante della nostra storia come quello della Resistenza partigiana. Per chi volesse leggere qual cosina in più prima di salire fino all’Alpe inserisco un allegato a questo articolo con alcune notizia storiche trovato sul web.

Non è un itinerario ideale per una gita con dei bambini piccoli per il sentiero ripido che arriva all’Alpe, ma si può comunque organizzare una visita a Paraloup perché la distanza dal parcheggio è solo 30 minuti. Consigliatissimo per un bel pic-nic fermarsi anche nella bella area attrezzata di Chiot Rosa con tavoli all’aperto, barbecue e un piccolo punto ristoro o direttamente salire al rifugio che fa servizio bar/ristorante o anche pernottare in una delle baite ristrutturate.

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Riserva dello Zingaro in pittura

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Ancora due foto della Riserva dello Zingaro. Le ultime due. Probabilmente le mie preferite. La prima è un bianconero molto contrastato che ho scattato dalla spiaggia; la seconda è l’ultima foto della giornata con il treppiede all’uscita dalla riserva. Mi piacciono per i colori e per i non colori (arrivati dal foto-ritocco) che rendono le due immagini decisamente suggestive e, scusate l’esagerazione, anche un po’ poetiche, quasi pittoriche. Ascoltavo qualche giorno fa un’intervista a Gianni Berengo Gardin e in punto preciso critica questa tipologia di foto (riporto più sotto le sue parole) che lui definisce fotografia d’arte. Per l’anno prossimo spero di mettere un po’ da parte questa tipologia di fotografia ‘inutile‘ per dedicarmi maggiormente alla fotografia di documentazione, di reportage.

Io non sono un artista. Non ci tengo assolutamente a passare per artista. Oggi i giovani fanno le cosiddette fotografia d’arte che a me non interessano perché copiano quello che hanno fatto i pittori con 50-100 anni di ritardo. A me interessa la foto di documentazione perché il vero DNA della fotografia è la documentazione. (Gianni Berengo Gardin)
Trekking

trekking

Questa non è certo per quel che si dice una foto eccezionale. Ma per il sottoscritto è particolare ed è legata a qualcosa di importante: è l’immagine copertina (casuale) della primissima versione del mio sito, in epoca pre-blog. Ho deciso di lasciare anche il titolo originale nonostante non credo sia adatto alla foto. Ma è solo un ricordo e voglio conservarlo intatto; in realtà la foto è un po’ cambiata rispetto alla prima stesura e forse è anche meglio così. :)

Zion/Road

Zion/Road

Non sono mai stato un grande ammiratore delle foto storte, anzi, ma in questo particolare caso credo possa esserci un perché. La prospettiva in questa immagine inganna: la parete di roccia in primo piano è dritta mentre la strada in basso e la montagna sullo sfondo sono palesemente in pendenza. L’asfalto nell’angolo destro, con la tipica linea gialla, assume però un significato interessante proprio grazie al fatto di essere innaturale, riesce a far capire cosa vede chi percorre la bellissima strada che attraversa il Zion National Park. E per questo posso promuovere questa foto nonostante non sia perfettamente dritta.

Alberto e la neve

Alberto e la neve

Ciaspolating in ValCasotto

Ciaspolating in Valcasotto

Sono tornato sulla montagna. Era quasi un anno che non utilizzavo le ciaspole per una bella escursione nella neve fresca. Per ripartire ho scelto qualcosa di veramente elementare: 300 metri di dislivello, dal castello di Valcasotto alla stazione sciistica di Garessio 2000. Avrebbe dovuto essere una gita molto semplice, ma in realtà l’andata (soprattutto) è stata più dura del previsto: la neve era tantissima e ciaspolare in queste condizioni diventa davvero faticoso. Ma è stato bello, non fosse per la neve che mi entrava nelle scarpe. Necessità procurarsi al più presto un bel paio di ghette. :) Tornati al castello di Valcasotto (bello, non l’avevo mai visto) ci siamo concessi anche un assaggio di formaggi grazie alla formaggeria di Beppino Occelli. Davvero apprezzabile: Robiola di Mondovì, Raschera e Testun (il mio preferito, stagionato nelle foglie di castagna). Nel frattempo, visto il vuoto semantico, ho deciso di coniare un termine nuovo, innovativo, moderno: da oggi camminare nella neve fresca con le racchetta da neve (ciaspole) si definisce (come si evince dal titolo) CIASPOLATING. Ringrazio di cuore Samantha per essersi prestata come modella.