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La Villa della Contessa

La villa della contessa #01

Sul promontorio che domina Costa Rei, nel comune di Muravera, si erge una villa abbandonata chiamata da tutti ‘La Villa della Contessa‘. Quando si è in questa zona della Sardegna, celebre per le sue spiagge e per il clima, difficilmente passa per la testa di avventurarsi in un luogo abbandonato. Ma era settembre, pioveva, e andare in spiaggia non era fra le opzioni consentite. Ho deciso quindi (mio malgrado) di dedicarmi all’esplorazione Urbex. La Villa della Contessa è abbandonata da tantissimi anni, decenni direi. E’ completamente distrutta, i muri interni sono state buttati giù, i graffiti (alcuni anche di pessimo gusto) sono ormai su tutti le pareti e lo scorrere del tempo si nota anche dalla tipologia delle scritte: la morte di Kurt Cobain deve aver lasciato un segno molto importante da queste parti. La vegetazione ha completamente invaso il giardino e le aree circostanti: per entrare nella casa è necessario farsi largo tra edera, arbusti e rovi. Dentro non è rimasto quasi nulla, la vasca in ghisa è stata riempita di mattoni e calcinacci; nel tempo qualcuno si deve essere parecchio divertito con la mazza. Chissà con quale gusto poi. La pavimentazione del porticato ricorda la moda degli anni ’70 e della idea originale di abitazione non è rimasto quasi più nulla: si riconosce il bagno per via degli attacchi idraulici e poco altro. La vista sulla Costa è però ancora qualcosa di incredibile e lascia spazio all’immaginazione. Sulle pareti si legge una scritta: “Lasciare libero il paesaggio”. E forse questo è l’insegnamento più importante che ci lascia la Villa della Contessa.

La villa della contessa #07La villa della contessa #04

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Torre di Porto Giunco

Torre di Porto Giunco #01

La spiaggia di Porto Giunco, a Villasimius, è dominata dall’omonima Torre. Durante la giornata avevo notato delle figure umane prendere il sole sugli scogli circostanti la torre; ho quindi studiato la situazione e cercato di capire quale fosse la strada più breve per salire in cima. A metà pomeriggio non ho resistito e sono partito all’attacco della vetta. Pensavo fosse semplice, ma invece l’impresa si è rivelata più complicata e faticosa, soprattutto faticosa, del previsto. Arrivato in cima però avuto l’onore di ammirare un panorama strepitoso: la posizione della Torre è ovviamente strategica e dal promontorio si riesce ad osservare praticamente tutta la costa. Avvicinarsi alla Torre è severamente vietato ed infatti io sono rimasto molto molto lontano ed ho fotografato quasi esclusivamente con il grandangolo. Ho superato il limite solo per qualche secondo, giuro! :)

Torre di Porto Giunco #03Torre di Porto Giunco #02

La torre di Porto Giunco è una torre di avvistamento spagnola che si trova sul versante est del promontorio di capo Carbonara, nel territorio di Villasimius. È raggiungibile a piedi dalla caletta di porto Giunco seguendo un sentiero che si snoda nella macchia mediterranea che ricopre il promontorio, oppure in auto dal versante di Capo Carbonara. La torre si trova ad una altezza di circa 50 metri sul livello del mare e dalla sua posizione domina la sottostante spiaggia di porto Giunco e lo stagno di Notteri. La torre alta circa 9 metri è di forma tronco-conica e fu edificata probabilmente nel 1578. Il materiale da costruzione utilizzato è il granito locale. La struttura originaria aveva una volta a cupola. La cima della torre è raggiungibile tramite una scala a chiocciola interna. La torre viene classificata fra le torri senzillas, cioè quelle di media grandezza.

Tramonto a Piscadeddus

Tramonto su Piscadeddus

I love Carloforte

I love CarloForteLittle Green Lighthouse (Fish-Eye)

Carloforte è uno dei quei posti per il quale avevo perso le speranze. Uno di quei luoghi un po’ di nicchia dove ti piacerebbe andare ma sai benissimo che non avranno mai la precedenza, la priorità. Ed invece, incredibile, sono riuscito: chi l’avrebbe mai detto? Era nelle mie fantasie da quando, da bambino, scoprii che in Sardegna esisteva un’isola sul quale si parlava il dialetto genovese. Perchè mai? Non vi racconto l’intera storia delle migrazioni, sarebbe noioso e ridondante. Ho passato a Carloforte un’intera giornata e ricordo distintamente un paio di cose: la vittoria del Toro sulla Roma (era il 25 Settembre scorso) e l’arrivo a Portoscuso in traghetto. Più precisamente l’attimo in cui ho realizzato di aver preso (non per colpa nostra) il traghetto sbagliato e di non essere nel porto di Calasetta dove avevamo lasciato la macchina. Bellissimi momenti. Ho scelto 7 foto per spiegare Carloforte (anche un fish-eye), ma la mia preferita è sicuramente la prima: la facciata del palazzo abbandonato con la scritta I Love Carloforte. Perchè è minimale e rappresenta in modo perfetto l’amore dei tabarchini per la loro città.

Corsaro NeroRoad to...Iolanda M

Little Green LighthouseUnknow

Setting Fires

Setting Fires

A fisherman standing on the beach

A fisherman standing on the beach

Porceddu

Porceddu #01Porceddu #02

Il porceddu (o Porcheddu) è il piatto tipico più celebre della Sardegna. E una vacanza sull’isola senza gustare il maialino Sardo è come visitare Torino e non andare in pellegrinaggio a Superga. Io volevo però il vero Porcheddu: e allora siamo andati a casa di Alessandro, a Suelli, e abbiamo assistito al sacro rito. Fotografare la cottura del maialino si è rivelato più difficile del previsto: ambiente in ombra, luci scarse, spiedo che gira, fuoco sullo sfondo; il peggio che può capitare. Ma grazie al prodigioso 50 F/1.2 utilizzato a tuttaapertura sono riuscito a limitare i danni. Ho scattato un po’ di foto ma quello che mi preme sottolineare è… ma quanto è buono il porceddu? Voglio ringraziare Alessandro, i suoi amici e la sua famiglia per la meravigliosa accoglienza: ricorderò tante cose della Sardegna, alcune le dimenticherò, ma il maialino Sardo sicuro che non lo scorderò mai. ;-)

Porceddu #03Porceddu #04Porceddu #05

Alessandro ha una piccola azienda online di prodotti tipici sardi: Gustos e Sapores. Fateci un giro, la qualità è davvero alta. Lo dico per esperienza diretta, soprattutto sul mirto. E ne ho bevuto parecchio. :)

Giara di Gesturi

Giara di Gesturi #06

Le giare sono tavolati basaltici tipici del Sarcidano e della Marmilla situati nella parte centro meridionale della Sardegna. La più conosciuta è sicuramente la Giara di Gesturi, celebre per ospitare gli ultimi cavalli selvatici d’Europa. Sino al tardo medioevo tutto il territorio dell’isola era abitato da mandrie di cavalli allo stato brado; oggi purtroppo sono rimasti pochi esemplari che vivono liberi nella Giara di Gesturi. Il nostro intento era quello di riuscire a salutarli (e fotografarli) e con una bambina di due anni non è stata un’impresa facile. Purtroppo ci siamo limitati a percorrere solo il primo tratto del lunghissimo percorso escursionistico, ma la dea bendata è arrivata in nostro soccorso: i famosi cavallini della Giara hanno deciso di aspettarci. Tutto il percorso è semplice, pianeggiante e lo spettacolo naturale fornito dalla vegetazione è qualcosa di incredibile. Io personalmente sono rimasto molto colpito dai Paulis: non saprei come definirli, si tratta di enormi depressioni del terreno che lasciano senza parole. Ho scattato diverse foto, sempre con il grandangolo ed il polarizzatore. Purtroppo il sole del primo pomeriggio non mi ha aiutato molto, anzi, ma questo è il massimo che sono riuscito a fare. Mi piacerebbe riuscire a passare qualche giorno in zona e fotografare all’alba e al tramonto; ma credo che per il momento dovrò accontentarmi.

Giara di Gesturi #01Giara di Gesturi #02

La giara di Gesturi, detta anche in lingua sarda sa jara manna, è la più grande delle giare. Si estende per 45 km² ripartiti nei comuni di Gesturi, Tuili, Setzu e Genoni. È costituita da un’immensa colata di lava basaltica eruttata circa 2.7 milioni di anni fa dai crateri dei vulcani (oramai spenti) di Zepparedda (609 m) e di Zeppara Manna (580 m). Il territorio è caratterizzato per il suolo particolarmente sassoso, ricoperto da sugherete e da macchia mediterranea, disseminato di piccoli specchi d’acqua raccolti in caratteristiche depressioni, chiamate paulis, che nei periodi invernali si riempiono d’acqua e in primavera sono coperte da una flora molto colorata, costituita da specie endemiche: esse sono utilizzate per abbeverarsi dagli ultimi cavalli selvaggi d’Europa: i cavallini della giara. Molto particolari sono anche gli alberi a bandiera, querce da sughero che il forte e continuo maestrale obbliga ad una crescita obliqua (verso est).

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