Io credo in Sergio Pellisier

Schegge di ToroLa vittoria di Napoli è stata intensa ed incredibile. Il Toro ha giocato discretamente, ha subito e mi è sembrato davvero sul punto di crollare in serie B. Ho pensato, per troppi minuti, che potesse essere finita. Poi sono arrivati due capolavori, due gol incredibili e bellissimi che permetteranno a questa storica e gloriosa squadra di lottare sino all’ultimo secondo. Se non ricordo male il gol di Rosina è il primo su punizione del capitano in serie A: momento più che opportuno per sfatare il tabù. E adesso ci sono 180 minuti di passione e sofferenza. Io spero che si riducano a 90. Domenica a Torino arriva il Genoa: i grifoni sono stanchi e felici. Hanno festeggiato il ritorno in Europa e niente e nessuno può impensierire il loro quinto posto. Credo che la voglia e la necessità di vincere del Toro possa fare la differenza soprattutto in questo caldo finale di stagione. Se i granata dovessero vincere bisognerà aspettare il risultato di Verona: in caso di parità il Chievo è salvo ma il Bologna rischia molto. In caso di vittoria del Bologna è il Chievo a rischiare (insieme al Toro). Ma se i clivensi dovessero ottenere la vittoria (sempre che all’Olimpico il risultato sia quello auspicato) sarebbero salvi, matematicamente, insieme al Toro. E io ci credo. Perché nelle fila della squadra veronese c’è un ragazzo di Aosta, nato e cresciuto nelle giovanili del Toro. E’ un campione di provincia, un grande attaccante: si chiama Sergio Pellissier. E sono sicuro che vorrà vincere e segnare: per il Chievo, per se stesso e, forse, anche un po’ per la sua squadra del cuore. Forza Chievo e… Forza Toro, nel cuore e nell’anima.

Rimane una flebile speranza

Schegge di ToroLa partita di domenica scorsa mi ha lasciato una grande amarezza. Ho ammirato il Toro più bello della stagione, i primi 30 minuti sono stati qualcosa di pazzesco: un assalto. Il Toro era l’unica squadra in campo, veloce, ben disposta, pimpante. Ho contato davvero tante azioni pericolose, un gol annullato per fuorigioco millimetrico (mai che siano gli altri a lamentarsi), un rigore generoso (ma probabilmente il contatto c’è stato) e una presenza costante nella trequarti avversaria. Nella ripresa il Bologna ha cercato di uscire dal guscio, ha rischiato di rimanere in dieci, ha preso campo. Camolese ha quindi effettuato una sostituzione giusta, un centrocampista per un attaccante nel tentativo di bloccare gli ospiti in mezzo al campo. A dieci minuti dalla fine però è successo quello che non doveva succedere: Rolando Bianchi si è trovato solo davanti ad Antonioli, a dodici metri dalla porta. Ha stoppato il pallone, ha preso la mira e ha centrato il portiere. In quel momento ho pensato che quell’errore avrebbe potuto costarci molto caro, forse addirittura la permanenza in serie A. Non mi sbagliavo: il tempo di girare la testa e Di Vaio realizzava il rigore del pareggio. Un ultimo generoso assalto, una traversa della disperazione e poi basta. Un senso di vuoto, un’idea molto vicina alla retrocessione. Perché adesso è davvero durissima. Credo che solo con sette punti nelle restanti tre partite il Toro possa salvarsi; nella speranza che il Bologna non riesca a vincere con Lecce, Chievo e Catania. E il calendario dice davvero male. Bisogna riuscire nell’impresa: vincere la prima partita in trasferta e dovrà essere per forza la prossima, a Napoli. Difficile, ma rimane ancora una flebile speranza. Se penso che con una vittoria (magari 2 a 0 con gol di Rosina e Bianchi) il Toro avrebbe potuto avere 4 punti di vantaggio su Bologna e Lecce viene da mangiarsi le mani. Ma bisogna crederci ancora. Forza Toro, nel cuore e nell’anima.

Manca la grinta, manca la cattiveria

Schegge di ToroDurante la partita con il Milan ho notato un po’ di cose. E per la prima volta (giuro) mi sono davvero incazzato. I rossoneri sono nettamente superiori al Toro, hanno un maggior tasso tecnico, diversi fuoriclasse, grande carisma, giocavano in casa. Corrono di più, e già questo mi preoccupa e mi infastidisce: soprattutto se consideriamo l’età dei vari Beckham, Inzaghi, Maldini, Ambrosini, Zambrotta. Ma la cosa che mi distrugge e preoccupa è vedere i giocatori del Milan picchiare e quelli del Toro guardare gli avversari da lontano. Questo proprio è incomprensibile. Proprio in settimana Galliani si era lamentano dei modi rudi dei difensori avversari: ecco, i difensori del Toro hanno preferito smentire l’amministratore delegato del Milan; hanno osservato Kakà e compagni avanzare palla al piede e si sono ben guardati dall’intervenire. Rubin ha aspettato scientificamente Beckham, non ha commesso un fallo: se al posto di Matteo avesse giocato Policano, il bel David, dopo un paio di interventi decisi di Rambo, si sarebbe prima spostato a sinistra e poi sarebbe uscito dal campo dolorante. Forse in barella. Parliamo di Pato: dopo il giochetto con Dellafiore sulla fascia sinistra, se fossi stato al posto del difensore italo-argentino, avrei aspettato Pato al varco pronto a fargli sentire un po’ i tacchetti, magari a palla lontana, giusto per mettere in chiaro che al secondo numero del genere la partita del brasiliano sarebbe potuta terminare in malo modo. Un mio allenatore era solito dare un consiglio ai suoi ragazzi: se vi scappa un giocatore avversario a centrocampo, non fermatelo per la maglietta. In quel caso il giallo è sistematico. E’ sempre meglio un intervento in scivolata, deciso, nel tentativo di prendere la palla. Il giallo arriva lo stesso (forse) ma l’avversario, alla prossima occasione, eviterà di partire palla al piede e comunque si guarderà bene alle spalle. Proprio come Diana su Kakà, nel secondo tempo. A questa squadra purtroppo manca un leader, un giocatore con le palle quadrate che sappia trascinare i compagni. Un capitano con la C maiuscola. Questo leader non è Alessandro Rosina, e purtroppo non potrà mai esserlo. Dalla disfatta di San Siro salvo esclusivamente due giocatori, due giocatori che hanno mostrato temperamento e un pizzico di cattiveria: Bianchi e Natali. Il primo ha lottato su tutti i palloni, il secondo ha fatto intendere di avere dignità e cattiveria quando nel secondo tempo non ha avuto nessuna esitazione ad entrare come un carro armato su Kakà. Mi aspetto che siano loro due (come durante la partita con il Catania) a trascinare questa squadra senza dignità verso la salvezza. Forza Toro, nel cuore e nell’anima.

Camolese, vittoria e speranze

Schegge di ToroAlla prima partita in casa Mister Camolese ha centrato il bersaglio grosso. Vittoria e tre punti pesantissimi visto il risultato del Bologna; perchè il Toro deve giocoforza fare gara sui Felsinei e, forse, sul Chievo, che dista quattro punti ma che ha un calendario decisamente impegnativo (Roma, Inter, Genoa, Napoli e … Bologna). Non certo più impegnativo dei granata che dovranno affrontare nell’ordine Milan, Siena, Fiorentina, Bologna, Napoli, Genoa e Roma. Dopo la partita con il Catania sono moderatamente ottimista: ho visto qualcosa di importante e positivo. La voglia di rischiare e di vincere; con Rosina (io non l’ho visto così male, anzi…) e Abate ad illuminare due centravanti veri mi sembra che la squadra sia decisamente più pericolosa; non ho visto trame di gioco sfavillanti ma una costante pericolosità e un Bianchi finalmente assistito e convinto. Certo Stellone e Ventola sono qualcosa di assolutamente inguardabile (portare D’Onofrio in panchina?) ma almeno tengono in apprensione i difensori avversari. Anche la difesa sembra indirizzata nella direzione giusta (se escludiamo l’errore di Sereni in occasione del gol di Martinez): Natali è un baluardo difficilmente superabile, Franceschini è tornato il difensore ammirato a sprazzi nella prima stagione granata; considerando Dellafiore in panchina la difesa mi sembra davvero il punto forte di questa squadra. L’unica nota dolente è forse il centrocampo nel quale ho visto un Barone in netto peggioramento e un Dzemaili più ispirato nel gioco difensivo che in quello offensivo: manca davvero un giocatore di qualità e cervello da mettere al suo fianco. Vedremo cosa riuscirà ad inventare Camolese nelle prossime partite. Intanto domenica andiamo a Milano: impresa disperata ma non impossibile. Io proverei a giocare con Gasbarroni e Rosina alle spalle di Bianchi e Saumel in mezzo. La speranza è l’ultima a morire e un punto a Milano sarebbe davvero importantissimo. E siamo sempre alla ricerca della prima vittoria esterna. Forza Toro, nel cuore e nell’anima.

Finalmente il collettivo

Schegge di ToroFinalmente è arrivata la vittoria. Una vittoria sofferta, ma ottenuta con la voglia di vincere e con la grinta; proprio come piace ai tifosi del Toro. Novellino ha mischiato ancora la carte proponedo nuovamente Dzemaili nel ruolo di trequartista, rilanciando Bianchi e Saumel e lasciando inizialmente in panchina Rosina; Gasbarroni in campo dal primo minuto. La svolta si è avuta nel secondo tempo con l’ingresso del capitano, di Ventola e di Stellone: questi tre hanno rilanciato le azioni granata e dalla collaborazione fra il fantasista di Belvedere Marittimo e il master della spizzata (questa volta involontaria) è nata la rete decisiva di DellaFiore. Questa potrebbe suonare come una critica alle scelte iniziali di Novellino ma io penso (e non solo io) che le partite si vincano anche con la panchina: inserire nel momento opportuno giocatori validi e motivati (come nel nostro caso) può cambiare il corso di qualsiasi incontro. Nella partita con l’Udinese mi sono piaciute diverse cose. La difesa è stata praticamente perfetta, Natali è un gladiatore e Pisano un valido scudiero; con Dellafiore formano un ottimo trio di centrali difensivi. Anche Sereni sembra tornato ai livelli dello scorso campionato, sarà merito di Gandini? Se fosse così bisognerebbe fare un monumento al nostro preparatore dei portieri. A centrocampo ho visto un Corini molto ordinato, forse ha ragione Novellino quando dice che il Genio risulterà fondamentale nelle prossime 13 partite; mi sono piaciuti molto anche Abate (quanto parte è inarrestabile) e Saumel (sempre affidabile). Nel finale ho visto quella concentrazione e quella grinta che in altre occasioni era mancata: ho ammirato Rosina giocare con la palla incollata ai piedi e mi sono esaltato quando Ventola ha rincorso e steso da dietro un avversario lanciato verso la nostra area di rigore (con conseguente ammonizione). Ho visto una squadra che gioca come un collettivo vero (forse la prima volta quest’anno): in questo ed in altre piccole cose comincio a vedere il lavoro di Novellino (e di Artico, il preparatore atletico). Adesso Cagliari e poi il Derby. Forza Toro, nel cuore e nell’anima.

Un punto per il morale

Schegge di ToroFinalmente una piccola soddisfazione. Un Toro arcigno e difensivo è riuscito a compiere un’impresa che mancava alla squadra granata da tantissimo tempo: uscire imbattuta dal confronto con l’inter a San Siro. Un risultato incredibile se confrontiamo il ruolino di marcia delle due squadre; per il Toro è il quarto punto in trasferta in 11 partite. Dopo il confronto di domenica il Toro ha qualche certezza in più. Novellino ha finalmente schierato una squadra convincente negli interpreti e nel modulo. Un 4-5-1 funzionale alle caratteristiche dei giocatori a disposizione; Rosina schierato dietro una punta di stazza può azionare il turbo senza problemi di sorta soprattutto se supportato da due esterni che seguono l’azione e sanno saltare l’uomo. L’arrivo di Gasbarroni, un talentuoso giocatore di fascia mancina, può essere ragionato proprio in quest’ottica: due giocatori veloci sulle fasce e Rosina a suggerire dietro Rolando Bianchi. Il risultato di Milano ovviamente non deve trarre in inganno: un colpo di fortuna può capitare (certo l’espulsione di Cruz era sacrosanta). Però è servito per prendere fiducia, è servito a rilanciare giocatori importanti (Rosina, Bianchi, Dzemaili e Abate) che non sono ancora riusciti a rendere secondo le loro possibilità. Domenica arriva il Chievo e questo Toro deve dimostrare di aver voltato pagina, di aver capito che le potenzialità ci sono e sono ancora inespresse. E adesso tutte le partite sono fondamentali; sarà importante ottenere punti in trasferta e la trasferta di Milano è indicativa. Questa squadra può giocare bene contro qualsiasi avversario. Con il Chievo sono fondamentali vittoria e grande prestazione. Per continuare a crederci. Forza Toro, nel cuore e nell’anima.

Vaffanculo anche a NOI

Schegge di ToroIeri sera ho visto l’ennesima prova imbarazzante del Toro. Non abbiamo giocato male, buon possesso palla, qualche verticalizzazione, ottime chiusure difensive; ma per vincere le partite bisogna giocare a tirare in porta altrimenti diventa impossibile, anche contro l’ultima della classe, anche contro la difesa più perforata della serie A. E il Toro ieri ha tirato due volte: nel primo tempo un colpo di testa di Bianchi, nel secondo tempo il palo di Dzemaili. Quello che non capisco è come sia possibile che questa squadra, composta anche da ottimi elementi, peggiori giorno dopo giorno. All’inizio del campionato non giocava così male. La cura Novellino, sono passati 50 giorni dal suo ritorno, non ha prodotto nessun risultato in termini di schemi, di gioco. Ma durante la settimana giocano a carte oppure cercano di ‘lavorare e migliorare’ come dicono in tutte le interviste? Ho visto qualità ed impegno solamente in Rosina ed Ogbonna. Amoruso è un cadavere, Bianchi un paracarro, Abate gioco solamente lanciando la palla avanti. Gli altri fanno il compitino ma in serie A non basta. Il titolo del post è il coro più bello che abbia mai sentito:

Vaffanculo anche a NOI, che tifiamo per voi, vaffanculo anche a NOI…

E speriamo che gli innesti che arriveranno entro questa settimana servano per rilanciare questa squadra, questo Torello, che mi sembra in clamorosa difficoltà. Forza Toro, nel cuore e nell’anima. SEMPRE.

Novellino contro tutti

Schegge di ToroLa partita con la Roma mi ha lasciato molto amaro in bocca. Per tanti motivi. La sconfitta immeritata arrivata dopo un discreto secondo tempo dei granata è davvero una mazzata tremenda; la Roma aveva fatto davvero poco per conquistare la vittoria ma è riuscita ad ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. I demeriti del Toro però sono tanti nonostante il discreto secondo tempo. E io credo che la responsabilità di questa sconfitta sia da attribuire interamente all’allenatore. Penso che Novellino abbia perso il controllo. Lasciare Rosina, Natali, Sereni e Bianchi in panchina è un suicidio; certo se il Toro avesse vinto saremmo tutti qui ad esaltare le scelte del Mister ma purtroppo il Toro ha perso. Analizziamo un attimo le scelte di Novellino: in sostituzione dei quattro di cui sopra ha scelto nell’ordine Vailatti, Pratali, Calderoni e Bianchi. Io posso capire che con Abate, Dzemaili e due attaccanti, Rosina possa essere di troppo: ma quando Abate è infortunato e Dzemaili squalificato Rosina deve giocare: il brillante secondo tempo del capitano ad intermittenza è una prova decisiva. Rosina deve giocare. E soprattutto non può essere sostituito da Vailatti, davvero poca cosa per la serie A. Pratali è inguardabile e Colombo (che almeno corre, ma in serie A non basta) anche. Preferire questi due giocatori di categoria inferiore a Natali è un suicidio e se davvero Natali è andato in panchina per aver litigato con Novellino il nostro allenatore è un pazzo da mandare a casa immediatamente: Natali è il miglior difensore del Toro e deve giocare. Della rivalità Sereni-Calderoni non voglio nemmeno parlare: la differenza fra i due è abissale e se anche per Sereni vale il discorso fatto per Natali (dissapori con il tecnico) la situazione è davvero ingestibile. Andiamo all’attacco. Stellone è un giocatore splendido, forte di testa, ottimo in difesa, bravo tecnicamente ma assolutamente non adatto a giocare punta centrale: non tira mai, non è mai presente in area di rigore, non riesce mai ad arrivare per primo sul pallone nei sedici metri avversari. Non è pensabile che il Toro possa rinunciare a Bianchi. Non in questo momento non con queste alternative. Il mio terrore, la mia paura, è che Novellino voglia epurare mezza squadra (la parte migliore ovviamente) solo ed esclusivamente per problemi personali. In questo momento il Toro deve trovare un terzino destro e rilanciare Rosina: anche come seconda punta, magari spiegando al capitano che giocando come attaccante è preferibile che entri in area di rigore. Non voglio considerare nessun’altra opzione. E benvenuto Foschi: non penso che tu sia la soluzione ai problemi del Toro ma ti auguro, di cuore, buon lavoro. Forza Toro, nel cuore e nell’anima.

Sulla via del riscatto

Schegge di ToroLe prime sedici giornate di campionato (29 gol subiti) e i primi due turni di coppa Italia (3 gol subiti da Brescia e Livorno) hanno evidenziato, senza ombra di dubbio, il vero (principale) problema del Toro: la difesa. Novellino ha dovuto subire 5 gol all’esordio per capirlo. A quel punto via alla rivoluzione. Unico confermato Natali. Poi Di Loreto a destra, Pisano spostato in mezzo e Ogbonna terzino sinistro. I risultati hanno dato ragione a WAN: due vittorie senza subire reti, a Firenze in coppa e con il Napoli in campionato. Contro i partenopei ho visto un discreto Toro, niente di trascendentale, sia chiaro, ma tanto è bastato per battere un Napoli sembrato davvero poca cosa senza Lavezzi ed Hamsik. Nel Toro hanno disputato una buona partita i difensori centrali (Denis e Zalayeta non hanno mai visto il pallone), Abate e soprattutto Dzemaili: lo svizzero/macedone è davvero un grande giocatore. Io credo (spero più che altro) che la svolta della partita (e magari della stagione) sia arrivata alla mezz’ora del primo tempo: l’entrata in campo di Rosina ha cambiato gli equilibri del match. Da quel momento Blerim ha preso in mano le redini del centrocampo e il Napoli è sparito dal campo. Il gol è nato da una sua devastante azione sulla fascia sinistra, palla indietro a Rosina (perché nel calcio bisogna sempre cercare la linea di fondo), tiro di prima intenzione, palo interno! Ma sul pallone si è avventato, con una velocità ed una voglia pazzesca, Rolando Bianchi: la sua straripante esultanza dopo il gol è davvero densa di significato. Il ‘bomber’ non segnava da Udine (sesta giornata, gol valido ma non convalidato) e da Verona (terza giornata ma su calcio di rigore); se però cerchiamo un gol vero dobbiamo tornare indietro al primo turno nella larga vittoria contro il Lecce. Oppure a mercoledì scorso in coppa Italia. Grazie a questa vittoria (meritata) il Toro e Novellino possono guardare con fiducia al futuro: centrocampo e attacco sono ottimi, bisognerà trovare una sistemazione a Rosina (per forza) ma con Abate, Dzemaili, Barone, Zanetti, Saumel, Bianchi, Amoruso, Stellone, Diana e, ovviamente, Rosina le soluzioni e la qualità non mancano di certo. A questo punto penso che Novellino stia valutando la possibilità di schierare il talento di Belvedere Marittimo come seconda punta alle spalle di Bianchi (come per buona parte del secondo tempo domenica) in una sorta di 4-4-1-1 molto duttile; soprattutto nelle partite in trasferta. La prossima partita (a Marassi contro il Genoa, sabato 10 Gennaio: ci sarò!!) potrà dare indicazioni ulteriori. Dicevo che centrocampo e attacco sono ottimi (anche i portieri), quello che manca è la difesa: l’unico sicuro del posto è Natali. Sul mercato di gennaio bisognerà assolutamente trovare un esterno di fascia destra e un centrale veloce. Il primo è fondamentale, il secondo può anche essere una scommessa sul futuro in quanto Pisano garantisce affidabilità: con qualche partita sulle spalle e allenamenti specifici potrebbe anche diventare un ottimo interprete del ruolo. Rimango fiducioso, credo si possa fare un ottimo girone di ritorno. Forza Toro, nel cuore e nell’anima.

Un Toro che piace

Schegge di ToroAndiamo con ordine e partiamo subito dagli episodi contestati. Io ho visto due rigori, entrambi netti. Ho visto il rigore per il Milan e ho visto il tocco di mano di Kaladze. Ho visto anche che la punizione dal quale è nato il gol di Ronaldinho non c’era (e nessuna trasmissione sportiva ha mostrato le immagini del fallo) e ho visto che il giorgiano del Milan andava espulso per doppia ammonizione: all’inizio del secondo tempo una sua entrataccia su Dzemaili (che ha proseguito l’azione e tirato fuori) andava punita con il giallo. Alla fine dei conti abbiamo preso un credito (il fallo di Pratali è netto) ma meritato di pareggiare una partita giocata decisamente bene. Si, decisamente bene. Ho visto, per l’ennesima volta, un gran bel Toro. De Biasi sta inquadrando la situazione: ha impiegato otto partite a capire, meglio tardi che mai. Novellino lo scorso anno riuscì a quadrare il cerchio dopo 19 giornate. Rosina impiegato all’ala sinistra è un mio pallino da tempo e dopo la partita di ieri penso che in molti abbiano compreso l’utilità del nostra capitano sulla fascia mancina: con due centravanti classici le sue giocate possono risultare davvero devastanti. Quando rientrerà Abate (sembra molto prima del previsto) sulla corsia di destra potremmo davvero divertirci, anche perchè in mezzo al campo Dzemaili e Barone stanno crescendo di partita in partita e le alternative di certo non mancano. Sistemati centrocampo e difesa (Natali è una sicurezza) l’unico problema del Toro rimane l’attacco: il super acquisto Rolando Bianchi ha deluso molto in queste prime 13 giornate. Non solo per colpa sua, è chiaro, ma dal centravanti bergamasco ci si aspettava davvero qualcosa di più. Ma non abbiamo fretta, anche in questo specifico settore di campo le alternative non mancano. Adesso bisogna confermare le ultime buone prestazioni con le vittorie, in trasferta soprattutto: il calendario è difficile (Siena, Bologna e Genoa fuori, Fiorentina, Napoli e Roma in casa) ma questo Toro non ha nulla da invidiare a nessuno. Forza Toro, nel cuore e nell’anima.

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