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Fuochi di San Michele

Fuochi di San Michele #01

Ieri sera ho provato a fotografare i fuochi d’artificio di San Michele, santo patrono di Cuneo. In realtà si è colta l’occasione di celebrare anche l’apertura della gigantesca Oktoberfest che da quest’anno allieta l’inizio autunno della Granda. Evento nell’evento insomma, due piccioni con un fava. Non sapendo molto del dove e del quando (un alone di mistero ha avvolto l’evento sino all’ultimo) mi sono ritrovato a fotografare decisamente troppo da vicino e con uno sfondo terribile (palazzi brutti e lampioni incredibilmente accesi). Non che le possibilità fossero poi così varie. Ho scelto mio malgrado di isolare i fuochi d’artificio per rappresentarli in modo astratto, senza riferimenti. Sono 13 e sono tutte molto simili, un po’ come fiori elettronici notturni: è la prima idea che mi è venuta in mente. Nessun ritocco, solo crop e maschera di contrasto. Quasi SOOC.

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Consonno, il paese dei Balocchi

Consonno #28

Consonno, per il sottoscritto, é un sogno che si realizza. Diventata celebre negli anni ’60 come la Las Vegas italiana, ad oggi é in tutto e per tutto una città fantasma. Abbandonata da tutti e distrutta da molti, é solo un vago ricordo di quello che fu. Ma io volevo andarci, la storia di questo piccolo borgo ha sempre esercitato sul sottoscritto un fascino irresistibile. Non credo sia necessario scrivere l’ennesimo racconto sulle vicissitudini di questo paese della Brianza e non credo nemmeno di essere la persona adatta per raccontare le gesta del celebre conte Mario Bagno. L’intero paese adesso è in vendita per solo 12 milioni di euro, e potrei quasi farci un pensiero. Sono arrivato a Consonno all’alba di un giovedì qualsiasi di fine estate: purtroppo quasi autunno. In paese non si arriva: una sbarra blocca il passaggio in macchina. Una novità recente secondo la temeraria ciclista che ho incontrato lungo la strada.

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Per arrivare al paese si deve andare a piedi, circa 1100 metri. La strada é ripida, rovinata e piena di buche, il primo impatto è devastante: sta albeggiando, c’é un silenzio irreale, nell’abbandono più completo si nota subito la torre del minareto. Maestosa e bellissima. Poi un silos in metallo completamente arruginito e tutto un susseguirsi di costruzioni in rovina fra le quali si intravedono i resti del Grand Hotel Plaza, il famoso albergo di lusso in cui soggiornarono i personaggi più celebri dell’epoca (il mitico Pippo Baudo su tutti). Sulla sinistra una pagoda dai chiari caratteri orientali e più avanti qualcosa che somiglia tantissimo ad una pista da ballo. In piedi é rimasto poco o niente. Dopo una lunga passeggiata (bellissimi e moderni i lampioni) si arriva al mio oggetto del desiderio: il minareto. L’avevo visto in mille foto, ma dal vivo è ancora più grandioso ed importante. Come in tutte le storie tristi che si rispettino appena ho iniziato a fotografare è arrivata, immancabile, la pioggia. Era prevista. Forte, fortissima, un classico temporale di fine estate. E sono stato costretto a scappare (1100 metri sotto la pioggia battente e senza ombrello). Ma non mi sono arreso, ho aspettato pazientemente e appena il sole ha fatto capolino sono tornato. E ho trovato gente: gli amici di Consonno che allestivano e preparavano il bar De la Spinada, più un paio di curiosi.

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Ho fotografo tutto alternando diverse volte gli obbiettivi (fish-eye, grandangolo e 50ne) e credo che a breve sarò costretto a procurarmi un secondo corpo macchina. Ho scattato 330 foto e ne ho scelte addirittura 29 (un record per queste pagine) che credo diano una rappresentazione ottimale della distruzione attuale. Mi sono dedicato soprattutto al minareto, sono entrato dentro, ho percorso il corridoio centrale e sono rimasto stupito dalla bellezza di alcuni graffiti (e dalla bruttezza di altri). Mi sono arrampicato sulla torre (paura vera), e dall’alto ho ammirato Consonno in tutta la sua splendida devastazione. E sono rimasto senza parole, senza fiato. Pochi posti al mondo riescono a rappresentare così perfettamente il modo di agire dell’essere umano. Spero di essere riuscito a cogliere la magia di Consonno e quella idea di abbandono magico che circonda il paese; puntava ad essere La Las Vegas italiana, ma purtroppo è diventata solo la mecca della fotografia Urbex.

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Quello che nessuno è riuscito a comprare e mai nessuno riuscirà a comprare è lo spirito di Consonno. (Giovanni Zardoni)

Fuochi D’Artificio (Vele D’Epoca 2016)

Fuochi D'Artificio (Vele D'epoca 2016) #01Fuochi D'Artificio (Vele D'epoca 2016) #02

Non avevo mai fotografato i fuochi d’artificio, a dire il vero non ci avevo mai nemmeno pensato. Certo, sono belli, emanano sempre un qualche fascino: purtroppo non rientrano nella mia personalissima classifica delle cose da fotografare. Ma sabato sera ho avuto l’occasione: fuochi d’artificio delle Vele d’Epoca 2016, posizione strategica, attrezzatura pronta (ma quella è sempre pronta). Ho colto la palla al balzo, ho abbandonato la famiglia e gli amici al ristorante e sono andato a cercare la posizione migliore per fotografare. Treppiede, esposizione lunga, diaframma chiuso. Ho cercato di scattare nei primissimi minuti per evitare l’effetto cortina fumogena; avrei voluto anche includere qualche altro elemento oltre ai fuochi d’artificio ma essendo sul mare non mi è stato davvero possibile (ma ho tentato). Ho scattato 23 foto e ho scelto queste due per un semplice motivo: il riflesso colorato sul mare.

L’abominevole ecomostro delle nevi

Ecomostro #17

Saint Grèè è una piccola frazione di Viola, in provincia di Cuneo. E’ molto conosciuta perché negli anni settanta ebbe un rapido sviluppo economico e urbanistico; grazie alle abbondanti nevicate divenne un’importante e rinomata metà turistica. Vennerò costruiti alberghi, residence e impianti di risalita. Purtroppo negli anni le precipitazioni nevose diminuirono e si verificò un progressivo abbandono delle strutture che dal 1997 risultano abbandonate. Fra queste strutture la più conosciuta è certamente la Porta della neve.

Al suo interno racchiudeva il cinema/teatro, la sala giochi, il supermercato, la palestra, il bar dotato di piscina interna, esterna e grandissimo solarium, la farmacia, il ristorante, la pizzeria, diverse boutique, un negozio di fotografia, il noleggio attrezzature sportive, un punto di pronto soccorso, la scuola sci, un ristorante dedicato agli sciatori, accessibile direttamente dalle piste da sci, le sedi di due sci club ed una grandissima hall adatta ad organizzare spettacoli di diversa natura e serate di cabaret. In questa struttura negli anni si esibirono famosi artisti fra cui Fiordaliso, Nick Kemen, Ivana Spagna, Den Harrow, Ornella Muti, Gegia, l’illusionista El Drago, Carlo Cori, il mago Forest, le ragazze Fast Food di “Drive In”, noto programma ideato da Antonio Ricci. Nel 1981 fu addirittura sede dei mondiali di sci Alpino.

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Illuminata Street Food Truck Edition

MordiParma

In questi giorni a Cuneo si celebra l’Illuminata. Una manifestazione che definire grandiosa è probabilmente riduttivo. Io però ho trovato molto più interessante (e gustoso) l’evento che si è consumato (è proprio il caso di dirlo) in piazza Foto Boario, la celebrazione del cibo di strada: Illuminata Street Food Truck Edition. Ho assaggiato un po’ di tutto: farinata ligure (purtroppo savonese, quindi senza cipolline), patatine all’americana, arrosticini, gustoso con gamberoni, cannoli siciliani, crostone delle dolomiti, carne argentina, carne alla griglia, hamburger di tutti i tipi (potrei continuare per almeno altre quattro righe) e tanta tanta tanta tanta ottima birra (buona la birra). E ho scoperto che il cibo di strada può diventare arte: mai come in questo caso. Mi sono cimentato anche in un reportage fotografico molto divertente e ho scelto 6 foto per la pubblicazione. Tutte da gustare.;-)

La piazza Foro Boario di #Cuneo sarà invasa pacificamente dai sapori di tutta Italia e non solo: 25 cucine su ruota, selezionate per bellezza e qualità del prodotto.
Un’esplosione di #gusto e di simpatia, accompagnata da un ricco calendario di #concerti e #musica live che si svolgeranno nella piazza, da #laboratori per i più #giovani e da un’area bimbi/ragazzi a cura di Kinder +Sport

I love beerAttesa

Pizza PigGustoso con GamberoniFarinata Ligure

I Love Toret (in Sanremo)

I love Toret (in Sanremo) #01

Cosa sono i Toret? Sono delle fontane pubbliche, dal tipico colore verde bottiglia, caratterizzate da una testa di toro (appunto toret, piccolo toro) da cui sgorga l’acqua. Sono uno dei simboli di Torino e sono sparse per tutta la città: il censimento parla di circa 800 Toret. Sono tutte raccolte nella capitale sabauda (e dintorni) tranne due. Infatti due di queste fontanelle sono a Sanremo, rispettivamente in piazza dei Dolori e in via Francesco Corradi. Perché a Sanremo ci sono due Toret? Non lo so, è un mistero che non sono ancora riuscito a svelare. Nel settembre 2012 è nato un bellissimo progetto: I love Toret, che si ripropone la valorizzazione e la salvaguardia di questo bellissimo cimelio storico (i primi risalgono alla seconda metà dell’ottocento). Sul sito si possono anche adottare; io davvero non potevo rimanere insensibile alla situazione del Toret di Via Francesco Corradi (che vedete nelle foto) e ne sono diventato padre adottivo. Il colore non è il classico verde bottiglia (ma forse non lo è mai stato) e la ruggine inizia a diventare padrona della ghisa. Inoltre, attorno al basamento, c’è questo strano pentagramma (credo un’aggiunta recente) che ricorda che Sanremo è anche e soprattutto musica; una piccola licenza poetica che si può concedere alla città del teatro Ariston. Mi piace che nella mia Liguria ci sia questo simbolo di Torino, una sorta di gemellaggio. Sarebbe davvero bello ed importante se questo piccolo angolo di Piemonte non venisse disperso per l’incuria e il disinteresse. Noi ci crediamo.

I love Toret (in Sanremo) #02I love Toret (in Sanremo) #03I love Toret (in Sanremo) #04

Anche se ha le corna, non è un buon motivo per tradirlo. Soprattutto dopo anni di dissetante carriera.

La Göba, ex discoteca a Niella Tanaro

La Göba #01

La Göba, a Niella Tanaro, è il classico esempio di discoteca andata in rovina. Enorme, diverse sale da ballo, tre piani più due, un’insegna gigantesca, pizzeria, un clima un po’ da balera. Almeno questa è l’idea a luci spente. Non ho ben capito come potesse funzionare all’epoca: i soliti beneinformati mi dicono fosse un luogo di enorme successo. Io sinceramente stento a crederci. Non ho ben capito perché la struttura è organizzata in modo strano: ho visto due piste da ballo, una più moderna e l’altra dedicata al classico (e il disegno sulla parete con i due anziani che ballano non lascia spazio a molte interpretazioni). Un ristorante tipico ed una pizzeria con forno a legna. Un guardaroba all’entrata e forse due ingressi separati. E poi uno stranissimo sottotetto e un ancora più strano seminterrato con, mi sembra di aver capito, un paio di lunghissimi campi per il gioco delle bocce; date le dimensioni avrebbero potuto anche giocarci a pallone elastico (solo qualche problema di altezza).

La Göba #02La Göba #03

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Come na barca ‘nt in bòsch

Come na barca #01

Come na barca ‘nt in bòsch è un detto tipico piemontese. Della provincia di Asti, per amore della precisione (dalla regia mi suggeriscono che a Cuneo si usa un’altra espressione, ma la trovo meno pittoresca). Questo il significato secondo Hoepli Editore:

Trovarsi in una situazione disagevole, difficile, in cui non si riesce ad agire con la consueta scioltezza. Anche agire o comportarsi in maniera goffa e impacciata, o ridicola, oppure malaccorta, rovinosa e così via.

I piemontesi lo dicono di chi si trova sempre un po’ fuori posto. Mi sembra chiaro, il posto della barca non è certo il bosco. Siamo sulla strada che collega Mondovì a Vicoforte, un piccola deviazione a destra ed ecco spuntare dal nulla, in mezzo al prato, questa barca. Non ho idea chi possa averla lasciata qui, ma sicuramente è passato tanto tanto tempo: è in avanzato stato di decomposizione. Ho aspettato una giornata un po’ cupa, uggiosa, volevo che le foto fossero tristi e un po’ solitarie. Poi in realtà tutto questo verde brillante ha smorzato un po’ le mie intenzioni malinconiche. Mi ricorda un po’ l’arca di Noè, in secca, in attesa del diluvio universale (anche se non è lunga 137 metri). Ma credo che non sia ancora pronta a salpare: non pioverà così tanto.

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