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Ex Caserma Durando

Caserma Durando #24

In questi giorni è tornata alla ribalta la Caserma Durando di Mondovì. Tutto perchè John Aimo, presidente della sezione monregalese di Italia Nostra, ha denunciato alla Stampa la situazione di degrado in cui versa l’ex caserma. A Mondovì però conoscono tutti la situazione della Durando, tristemente nota anche per il ritrovamento, nel 2010, del cadavere di Romano Ferreri; la conosce soprattutto l’amministrazione comunale visto che il comune spende annualmente cifre importanti per la gestione e la messa in sicurezza del fabbricato. Le mie foto risalgono a qualche mese fa e probabilmente la situazione da quel giorno è cambiata: il divano che si trovava in una stanza del piano inferiore credo non ci sia più, bruciato in un incendio quasi sicuramente doloso. La situazione della caserma era già difficile: il tetto crollava, le scale erano senza protezione, i calcinacci cadevano un po’ ovunque. All’interno è tutto distrutto, devastato, e si vede chiaramente il risultato dell’incuria e dell’abbandono; non credo che la struttura (a differenza del vecchio ospedale) sia ormai più recuperabile e un discorso di demolizione (non oso immaginare i costi) sarebbe forse il più appropriato per il futuro di questo stabile. Non bastano un paio di cartelli e qualche lucchetto. Ed è un peccato che un pezzo di storia così importante debba essere distrutto per colpa della poca attenzione.

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Raduno dell’Epifania 2017

Raduno dell'Epifania #010

Quando questa mattina mi sono alzato e ho visto la colonnina di mercurio segnare 8 gradi sotto lo zero la tentazione di tornare sotto le coperte è stata davvero forte. Ma quest’anno non ho ancora avuto la possibilità di fotografare ed il raduno dell’Epifania di Mondovì, giunto alla 29esima edizione, era un’occasione troppo ghiotta per lasciarmela sfuggire. E poi volevo provare il fish-eye con le mongolfiere. Sono arrivato in Piazza Europa insieme ai primi partecipanti e sono quindi riuscito a fotografare le operazioni di gonfiaggio dei palloni: ho scattato un po’ di tutto (in totale 320 foto) e mi sono divertito molto con il mio occhio di pesce. Quest’anno la partecipazione è numerosa e colorata ed i soggetti interessanti sono davvero tantissimi: ovviamente su tutti spiccano la coppia di pinguini (dall’Inghilterra) e il coniglio (dalla lontana Svezia). Ho scelto 28 foto per spiegare al meglio quanto successo a Parco Europa (nome indovinato) questa mattina. Adesso torno per l’evento del pomeriggio. :-)

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BabboRun a Mondovì

BabboRun #039

Il giorno dell’immacolata concezione mi sono dedicato a fotografare la versione monregalese della BabboRun; l’anno scorso non ero riuscito a partecipare all’evento, ma quest’anno non potevo mancare. Quasi 1200 iscritti hanno colorato di rosso le strade di Mondovì, il colpo d’occhio è stato qualcosa di incredibile. Davvero spettacolare. Complice la stanchezza della levataccia mattutina e della colazione con il bollito (ma questa è un’altra storia) non sono riuscito ad esprimermi al meglio delle mie possibilità. Sempre che esista un meglio. Mi sono limitato ad una piatta documentazione dell’evento senza pensare a scattare qualcosa che possa definirsi di vera qualità. Ho scelto 45 foto da pubblicare sulla pagina facebook dell’evento mentre qui mi sono limitato ad una selezione degli scatti più rappresentativi. Buon Natale (ma è ancora presto).

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La Villa della Contessa

La villa della contessa #01

Sul promontorio che domina Costa Rei, nel comune di Muravera, si erge una villa abbandonata chiamata da tutti ‘La Villa della Contessa‘. Quando si è in questa zona della Sardegna, celebre per le sue spiagge e per il clima, difficilmente passa per la testa di avventurarsi in un luogo abbandonato. Ma era settembre, pioveva, e andare in spiaggia non era fra le opzioni consentite. Ho deciso quindi (mio malgrado) di dedicarmi all’esplorazione Urbex. La Villa della Contessa è abbandonata da tantissimi anni, decenni direi. E’ completamente distrutta, i muri interni sono state buttati giù, i graffiti (alcuni anche di pessimo gusto) sono ormai su tutti le pareti e lo scorrere del tempo si nota anche dalla tipologia delle scritte: la morte di Kurt Cobain deve aver lasciato un segno molto importante da queste parti. La vegetazione ha completamente invaso il giardino e le aree circostanti: per entrare nella casa è necessario farsi largo tra edera, arbusti e rovi. Dentro non è rimasto quasi nulla, la vasca in ghisa è stata riempita di mattoni e calcinacci; nel tempo qualcuno si deve essere parecchio divertito con la mazza. Chissà con quale gusto poi. La pavimentazione del porticato ricorda la moda degli anni ’70 e della idea originale di abitazione non è rimasto quasi più nulla: si riconosce il bagno per via degli attacchi idraulici e poco altro. La vista sulla Costa è però ancora qualcosa di incredibile e lascia spazio all’immaginazione. Sulle pareti si legge una scritta: “Lasciare libero il paesaggio”. E forse questo è l’insegnamento più importante che ci lascia la Villa della Contessa.

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Incubo Alluvione

Madonnina #01

In queste ore la situazione meteo della provincia di Cuneo (e di tutto il Nord Italia) è terribile. Fiume esondati, strade chiuse, ponti chiuse, scuole evacuate. E da queste parti si rivive l’incubo alluvione che dall’ormai lontano 1994 torna in mente ogni qualvolta scende un acquazzone. Per sentirmi un po’ You Reporter ho fatto un salto in centro a Mondovì e sono andato sul Ponte della Madonnina. Non ho rischiato molto, la situazione è apparentemente tranquilla. Il fiume Ellero però fa davvero impressione e si rimane impotenti ad osservare la forza devastante della natura. Speriamo smetta di piovere e che la situazione si normalizzi al più presto.

Madonnina #02Madonnina #04Madonnina #03

I love Carloforte

I love CarloForteLittle Green Lighthouse (Fish-Eye)

Carloforte è uno dei quei posti per il quale avevo perso le speranze. Uno di quei luoghi un po’ di nicchia dove ti piacerebbe andare ma sai benissimo che non avranno mai la precedenza, la priorità. Ed invece, incredibile, sono riuscito: chi l’avrebbe mai detto? Era nelle mie fantasie da quando, da bambino, scoprii che in Sardegna esisteva un’isola sul quale si parlava il dialetto genovese. Perchè mai? Non vi racconto l’intera storia delle migrazioni, sarebbe noioso e ridondante. Ho passato a Carloforte un’intera giornata e ricordo distintamente un paio di cose: la vittoria del Toro sulla Roma (era il 25 Settembre scorso) e l’arrivo a Portoscuso in traghetto. Più precisamente l’attimo in cui ho realizzato di aver preso (non per colpa nostra) il traghetto sbagliato e di non essere nel porto di Calasetta dove avevamo lasciato la macchina. Bellissimi momenti. Ho scelto 7 foto per spiegare Carloforte (anche un fish-eye), ma la mia preferita è sicuramente la prima: la facciata del palazzo abbandonato con la scritta I Love Carloforte. Perchè è minimale e rappresenta in modo perfetto l’amore dei tabarchini per la loro città.

Corsaro NeroRoad to...Iolanda M

Little Green LighthouseUnknow

Porceddu

Porceddu #01Porceddu #02

Il porceddu (o Porcheddu) è il piatto tipico più celebre della Sardegna. E una vacanza sull’isola senza gustare il maialino Sardo è come visitare Torino e non andare in pellegrinaggio a Superga. Io volevo però il vero Porcheddu: e allora siamo andati a casa di Alessandro, a Suelli, e abbiamo assistito al sacro rito. Fotografare la cottura del maialino si è rivelato più difficile del previsto: ambiente in ombra, luci scarse, spiedo che gira, fuoco sullo sfondo; il peggio che può capitare. Ma grazie al prodigioso 50 F/1.2 utilizzato a tuttaapertura sono riuscito a limitare i danni. Ho scattato un po’ di foto ma quello che mi preme sottolineare è… ma quanto è buono il porceddu? Voglio ringraziare Alessandro, i suoi amici e la sua famiglia per la meravigliosa accoglienza: ricorderò tante cose della Sardegna, alcune le dimenticherò, ma il maialino Sardo sicuro che non lo scorderò mai. ;-)

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Alessandro ha una piccola azienda online di prodotti tipici sardi: Gustos e Sapores. Fateci un giro, la qualità è davvero alta. Lo dico per esperienza diretta, soprattutto sul mirto. E ne ho bevuto parecchio. :)

Zafferano di Cuneo

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Ho sempre pensato che la fotografia non debba essere fine a se stessa, ma che debba avere un’utilità, un fine: deve documentare e credo che raccontare un prodotto del territorio sia quanto di più interessante possa uscire da una macchina fotografica. Ho deciso di dedicare un po’ del mio tempo fotografico allo Zafferano di Cuneo, cosa che mai avrei pensato. Credevo, chissà poi perché, che il cosiddetto oro rosso fosse un prodotto tipico dei paesi caldi, magari dell’Asia. E invece lo Zafferano nasce anche nel mediterraneo e ho scoperto che a Cuneo esiste un’azienda che fa della qualità un marchio di fabbrica. La raccolta si concentra in 20 giorni all’anno, fra settembre e novembre (dipende dal clima): si inizia con il buio, bocciolo per bocciolo, a mano, in piedi oppure seduti sul seggiolino di un bizzarro trabiccolo a tre ruote. Il tempo è tiranno: quando il fiore sboccia è già troppo tardi per essere raccolto in quanto la qualità dei pistilli decade molto rapidamente. Terminato il lavoro di selezione si passa in laboratorio: si aprono manualmente i boccioli, si staccano i tre preziosi stimmi rossi, si procede con l’essicazione ed infine con il confezionamento, rigorosamente a mano. Tutto questo per ottenere un prodotto di altissimo pregio che possa esaltare i piatti dell’alta cucina. Per il sottoscritto è stata un’esperienza nuova, istruttiva e decisamente insolita. Le foto sono in perfetto stile reportage, ho cercato di catturare parte della raccolta e di evidenziare i dettagli della bottega. Adesso mi rimane la parte più interessante: assaggiare il risotto allo Zafferano di Cuneo. Ma della degustazione non vedrete nessuna foto, è un’esperienza intima: il fotografo, in certe occasioni, deve mettersi da parte, riporre la macchina fotografica e concedersi il lusso di una pausa.

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