Ieri mattina ho trovato nella cassetta delle lettere il primo numero di Wired. Non voglio dilungarmi in recensioni approfondite, voglio semplicemente evidenziare le mie impressioni iniziali. Il primo impatto è sicuramente positivo; lo stile della rivista rispecchia lo standard Condè Nast, quindi decisamente di qualità. Complimenti. La copertina è splendida, il personaggio scelto per iniziare importante. Rita Levi Montalcini è una di quelle persone che riescono sempre a mettere tutti d’accordo: il direttore ha preferito non rischiare e ha puntato sul sicuro. Anche il colore della copertina (argento) è una scelta precisa: adatto al personaggio in vetrina e di spicco in edicola. Non ho ancora letto tutti gli articoli e le rubriche, ma direi che la strada intrapresa è quella giusta: l’offerta è variegata e tutti gli argomenti sono affrontati in modo intelligente. Mi piace molto l’idea di curiosità, di interesse del particolare che ho notato in tutti i servizi che ho letto. Non mi piace invece l’idea di rimandare la parte finale degli articoli (alcuni) nelle pagine finali della rivista. E’ una pratica che ho sempre odiato e che purtroppo Wired ripropone. Ma è una delle poche pecche di una rivista davvero ben fatta. Questo però era solo il primo numero, un numero particolare e curato con un’attenzione particolare. La vera prova del fuoco saranno le prossime tre uscite; solo allora potremo esprimere un giudizio definitivo. E adesso, scusate, ma vado a leggere di David Fischer… :)
Apocalypto è un film di Mel Gibson. Narra la vicenda di Zampa di Giaguaro, un selvaggio (perdonatemi il termine) dell’epoca Maya. Siamo agli inizi del 1500 e il film si conclude con l’arrivo in Messico dei vascelli Spagnoli. La storia non è molto complicata: il protagonista viene catturato dai cattivi, rischia di morire, si salva per il rotto della cuffia, fugge, fugge ancora, si ribella, sconfigge i nemici e libera la moglie ed il figlio. Qualcosa di già visto insomma. Mel Gibson ha cercato di ripetere il successo del suo film precedente, ‘La passione di Cristo’, senza però riuscirci: il film è stato un ‘quasi’ flop, soprattutto negli Stati Uniti. Certamente è un film vibrante, violento anche, che cattura lo sguardo dello spettatore (anche il mio) e tenta di spiegare la storia della civiltà Maya, con un occhio di riguardo al periodo del declino. E’ bellissima la scena finale con l’arrivo dei conquistadores spagnoli: tanto combattere e fuggire non è servito a nulla. Zampa di Giaguaro ancora non lo sa, ma noi davanti al video abbiamo presente cosa sta per succedere: questo pensiero che Mel Gibson ci inserisce nella mente è l’idea più bella del film. Film che comunque consiglio di guardare perché ambientato davvero bene, con una storia forse scontata ma comunque interessante. Sufficienza piena.
Ne ho sentito parlare davvero tanto di questo “Io sono Leggenda” e finalmente, preso dalla “necessità fisica” di vederlo, ho noleggiato il DVD e mi sono tuffato in queste due ore di fantascienza frutto della mente di Richard Matheson: anno 1954. Non ho letto il libro. In tutto il film (o quasi) c’è un solo attore: Will Smith. E’ lui che raccoglie tutti gli sguardi, è lui l’unico protagonista assoluto. Il tutto diventa quindi molto introspettivo, la vita del dottor Robert Neville è sotto la lente d’ingradimento, non c’è altro: lui e la sua solitudine, lui e la sua lotta. E il film mi è piaciuto, davvero tanto. Francis Lawrence (il regista) ha costruito una scenografia convincente, ha scelto un grandissimo attore e ha prodotto un fantahorror di alto profilo. L’hanno visto tutti questo film, ma se così non fosse, vi consiglio di vederlo.
Ok, il mio nuovo iPhone 3G mi piace. Da venerdì scorso non ho perso di vista un secondo il mio melafonino e ho provato davvero tutte le applicazioni. Dopo tre giorni di duro lavoro posso definire il mio nuovo giocattolo davvero superlativo. Dal punto di vista estetico non ha paragoni, è senza dubbio il miglior oggetto del momento. Amici e conoscenti al quale ho fatto vedere come funziona l’iPhone (e che non lo conoscevano se non per sentito dire) sono rimasti semplicemente a boccaaperta (a proposito: buon viaggio Gianfranco). Io invece rimango strabiliato tutte le volte che scopro una nuova funzione: come muovere le icone, come scrivere le lettere accentate, come modificare le parole… Tutto funziona bene e a velocità incredibile, tutto è integrato, tutto parla perfettamente con il mio iMac: la sincronizzazione è puntuale e davvero precisa. Non sbaglia un colpo. La navigazione in internet è la migliore che abbia mai visto su un dispositivo portatile, così come la visualizzazione delle foto. La tastiera touch screen comincia ad entrare nelle mie corde: nel giro di una settimana sarà veloce come sulla tastiera del computer. Posso definirlo quasi perfetto. Perché quasi? Perché ci sono anche le dolenti note, anzi, la dolente nota. Risoluzione fotografica e MMS non mi riguardano: certo, se avesse una fotocamera decente sarebbe davvero qualcosa di sensazionale. Il vero problema è sicuramente la batteria: dura poco, troppo poco. E non è possibile sostituirla. Sono arrivato a consumare tutte le riserve in sei ore: usando mail, safari, ipod, iphoto e tutte le applicazioni senza un attimo (o quasi) di sosta, è vero. Ma la batteria dura davvero troppo poco.
Non è sicuramente il miglior libro di Nick Hornby (che rimane Alta Fedeltà), ma probabilmente non è nemmeno il peggiore. Certamente ‘Tutto per una ragazza’ è un libro particolare, strano. Tutto raccontato in prima persona: una scelta stilistica che rende il libro avvincente, che permette al lettore di identificarsi con il protagonista; un protagonista molto vero, molto bambino, anche divertente nella sua umanità. Sono riuscito a leggerlo in poche ore nonostante le 274 pagine: e questo è sempre un ottimo segnale. Di questo libro mi rimarranno sicuramente impressi i dialoghi fra i protagonisti Alicia e Sam: sono la costante della storia e riescono ad essere naturali, credibili e interessanti nella loro semplicità. E questo il bello di Hornby: la caratterizzazione dei personaggi. Talmente belli che sembrano uscire dalle pagine del libro e vivere di vita propria; io considero Rob Fleming un mio amico di vecchia data. Un libro da leggere.
Ho ricevuto ieri il bellissimo Nokia 3310. Purtroppo solo in prova per 15 giorni, poi dovrò restituirlo al mittente. La prima sensazione che ho avuto aprendo la confezione è stata quella di solidità: il cellulare della casa finlandese sembra davvero un mattone; tutto questo nonostante il peso davvero irrisorio, solo 133 grammi batteria inclusa. Lo schermo, in bianco e nero ma con con una dimensione di 84×48, è davvero ottimo e permette una visione eccellente; fantastica la possibilità di cambiare lo sfondo. Si scaricano agevolmente da internet. La durata della batteria è sconvolgente, 260 ore in stand-by, ottimo anche l’audio, rotondo e preciso, bellissimi e coinvolgenti i tre giochi in dotazione; impazzirete per Snake II. Ma il vero punto di forza del Nokia 3310 è sicuramente la funzione T9. E’ complessa da spiegare, specialmente a chi non l’ha mai utilizzata: comprendere il funzionamento non è immediato ma appena presa confidenza con le potenzialità del dizionario la velocità di scrittura (detta appunto “scrittura veloce”) aumenta drasticamente. Una meraviglia per gli smanettoni degli SMS. Il Nokia 3310 è un piccolo gioiello, peccato poterlo utilizzare solo 15 giorni.
Un po’ tutti abbiamo desiderato di possedere un telecomando con il quale poter andare “avanti nel tempo” e magari evitare litigi, malattie e… preliminari nel momento!?!!!! Questo è ciò che accade a Michael che, diviso tra casa e lavoro, non ha tempo da dedicare alla sua famiglia… e quello di cui ha bisogno è proprio un telecomando con il quale si può andare avanti e indietro nel tempo rivivendo così alcuni momenti della sua vita. Purtroppo sconterà sulla sua pelle anche i contro di questo strumento surreale… Il film ha un buon ritmo e anche le parti che potrebbe apparire un po’ lente danno la possibilità di far pensare lo spettatore che può così gustare maggiormente quello che sta succedendo. In un periodo dove è difficile trovare delle commedie valide ho trovato particolarmente gradevole ed originale questo film che merita sicuramente di essere visto. Alcune curiosità: il capo di Michael è il bagnino di Baywatch Mitch (ovvero David Hasselhoff), l’insegnante di nuoto del figlio è l’hobbit Sam de “Il Signore degli Anelli” mentre il padre di Michael è il mitico Fonzie di Happy Days.
L’arte della persuasione. E’ questa la materia da cui muove il film, tratto dall’omonimo romanzo di Christopher Buckley e diretto dall’esordiente Jason Reitman (autore di cortometraggi e spot, figlio dell’Ivan regista di “Ghostbusters”). Nick Naylor è vicepresidente dell’Accademia di Studi sul Tabacco (associazione creata e amministrata direttamente dalle maggiori produttrici di sigarette che sono ritenuti responsabili di 1.200 decessi al giorno); Nick si definisce un MDM, ossia un mercante di morte che attua un “controllo demografico”. La strada sembra spianata: “Le sigarette sono fiche, facili e danno assuefazione. Praticamente il lavoro è già fatto”, gli dice il capo. E se non bastasse ci sono le influenze politiche degne di una grande lobby, una squadra composta dai migliori studi legali e ricercatori scientifici “disposti a negare anche la legge di gravità”. Ma in epoca di sensibilizzazione alla salute, relative crociate anti-fumo e calo dei consumi in seguito pure ai divieti, il suo ruolo di avvocato del diavolo è quello di arginare i danni all’industria della nicotina. Questo necessita di abilità dialettica supportata da una “moralità flessibile” adatta a “mantenere i segreti e distorcere la realtà” o forse sarebbe meglio dire “filtrare la realtà”. Naylor è un guerriero nato. Chiunque abbia davanti deve uscire sconfitto nella conversazione. Con un cinismo pari solo alla sua dialettica i suoi ragionamenti lineari convincono e coinvolgono il grande pubblico. E’ sua la frase: “La morte ci toglie clienti. Noi vogliamo il cliente vivo e fumatore”, e per ottenere questo è disposto perfino a concedere 50 milioni di dollari per la pubblicità contro il tabacco. Ma se nel libro egli è un personaggio integralmente negativo, qui viene mostrato umano al punto di farsi ingannare da una giornalista, suscitare l’affetto del proprio figliolo, e in definitiva risultare un simpatico farabutto. Un vero mattatore col sorriso e l’energia di Aaron Eckhart, in un’opera dinamica, acuta (buona parte dei dialoghi viene direttamente dal libro), provocatoria. E non si vede neanche una sigaretta accesa. Buon film sia nell’originalità che nella scorrevolezza.
Lee Blanchard e Bucky Bleichert sono poliziotti nella Los Angeles del 1947. Ex pugili in categorie differenti si incontrano e si scontrano sul ring e nella vita, dove condividono sentimenti per una donna e un’ossessione. La prima è la bionda e raffinata Kay (Scarlett Johansson), compagna di Blanchard, la seconda è Betty Ann Short (Mia Kirshner), la Dahlia Nera, prostituta perduta perché assassinata e orribilmente mutilata. La ricerca dell’assassino condurrà i due investigatori lontano da qualsiasi forma di moderazione emotiva e professionale. Ombre del passato e amori illeciti dal sapore necrofilo finiranno per consumarli e per determinarne la sorte, opposta come il ghiaccio e il fuoco. Noir creato dalla penna di James Ellroy e trasposto in opera cinematografica dall’intoccabile Brian De Palma, che mantiene tutta la sua eleganza proponendo un film raffinato e compresso in centoventi minuti, restituendo l’affresco di un’epoca, quella del dopoguerra, ed i ritratti degli uomini e delle donne che lo hanno vissuto.
I punti di forza ci sono, e non mancano di incantare: la Los Angeles fine anni quaranta ricostruita in Bulgaria; la straordinaria Dahlia, fragile e vulnerabile, Scarlett Johansson, perfetta nei seducenti panni di Kay Lake, l’interpretazione di Aaron Eckhart, farabutto e gentiluomo che toglie ogni speranza al più giovane e immaturo Josh Hartnett. Consiglio la visione ad un pubblico che ama gustarsi la fotografia e dallo sbadiglio difficile. Non rende giustizia al film il finale troppo velocizzato e frettoloso, spiegato in due semplici battute.
Hollywood non ha potuto resistere, all’idea di mettere in scena la vita al massimo della modella figlia d’arte che decide di stravolgere tutte le regole diventando una spietata cacciatrice di taglie. Basterebbero queste poche coordinate per avvalorare una volta di più la tesi che spesso la realtà supera la fantasia. Domino, ed è subito film! Se mai ce ne fosse stato bisogno, a spettacolarizzare ulteriormente il tutto ci ha pensato il regista Tony Scott (fratello minore del più conosciuto ed ormai affermato Ridley), uno che di blockbuster se ne intende, “Top Gun” su tutti. Il film presenta un buon avvio ma successivamente stenta un pochino a decollare. Tanta, forse anche troppa, carne al fuoco; un’impronta dell’autore un po’ troppo pubblicitaria, colpa degli strascichi di inizio carriera del regista? Si, infatti Tony Scott, autore di “Spy Game” e “Nemico Pubblico”, viene proprio dal mondo delle pubblicità e dei videoclip. Ottimo l’uso della musica che ci coinvolge maggiormente nell’azione e ci addentra meglio nella psicologia dei vari personaggi. Non è da far passare in secondo piano un cast di alto livello, dove troviamo Mickey Rourke, sempre a suo agio nel classico ruolo del duro dal cuore d’oro. Christopher Walken, Lucy Liu, Jacqueline Bisset restano un pò sacrificati, mentre tutto il peso ruota intorno ad una Keira Knightley forse non ancora maturissima per una parte certo non facile: non l’aiutano i banali dialoghi, è vero, ma dall’interprete di “Orgoglio e pregiudizio” ci si aspettava qualcosa in più. Non se la cavano male, per l’autoironia, Ian Ziering e Brian Austin Green, due ritrovati protagonisti di “Beverly Hills 90210″ che interpretano se stessi costretti per restare a galla all’ennesimo reality di turno, triste fenomeno di successo da noi come Oltreoceano. Domino è un film sicuramente da vedere!!!
Pagina successiva »
WP Cumulus Flash tag cloud by Roy Tanck and Luke Morton requires Flash Player 9 or better.