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Leonardo (in luce McCurry)

Leonardo (in luce McCurry)

In quest’ultimo periodo si parla sovente di McCurry e si discute di luce McCurry. Oggi pomeriggio, con l’aiuto del bravissimo Paolo Viglione, siamo andati alla ricerca della famosa luce. Che poi con il termine luce si intende in realtà una serie di fattori: colori, posizione, sfondo, soggetto; cose all’apparenza semplici, ma che in realtà non lo sono, e che permettono alle foto di McCurry di bucare lo schermo e colpire l’osservatore. E io spero di essere riuscito a combinare in modo ottimale questi fattori; non è semplice come sembra ma nemmeno difficile come si potrebbe credere (che detto così non vuol dire nulla). Ci vogliono occhio fotografico e una buona dose di esperienza. E un’arancia, che può sempre servire; e se proprio non serve ci si può fare una spremuta (ma questa la possono capire solo i partecipanti al workshop, perdonatemi la divagazione). La foto di Leonardo è del sottoscritto e non di Steve McCurry. Lo si capisce del turbante raffazzonato: lui non avrebbe mai commesso un errore del genere. Noi non abbiamo avuto modo e tempo di comprarne uno decente. Il ritocco in post è minimo, proprio come vuole Steve; passando con il mouse sopra l’immagine dovrebbe apparire la versione SOOC. In poche ore ho imparato una serie di nozioni sul ritratto (e sulla fotografia in generale) decisamente importanti ed interessanti. In linea teorica probabilmente semplici, in realtà decisamente complicate. Adesso spero di riuscire a metterle in pratica.

Il cielo su Figline

Il cielo su Figline

Forse rischio di diventare noioso (probabilmente lo sono già) ma le nuvole nel cielo riescono a trasformare una foto piatta in qualcosa di interessante. Un po’ di contrasto, saturazione, dettaglio et voilà, il cielo perfetto è servito. E questo è il cielo su Figline Valdarno alle otto della sera. Passando con il mouse sulla foto potrete osservare la foto originale, senza fotoritocco. Per riuscire a lavorare solo sul cielo ho dovuto selezionare la parte ‘nera’ della montagna: questo si nota (poco spero) al limite del bordo.

Bisalta [clouds]

Bisalta [clouds]

Devo ammettere che sono molto infastidito dai pali della luce (e relativi cavi). Spesso e volentieri mi sono trovato a combatterli, a schivarli, ad evitarli. Eppure sono sempre lì, proprio nel mezzo del panorama che mi piacerebbe fotografare; e sono dappertutto anche nei luoghi più impensati, dove la natura è praticamente incontaminata, anche quando la prima impronta umana dista decine di miglia. Non c’è l’acqua, non c’è la vita, non c’è la flora, non c’è la fauna, sei nel deserto, nel posto più sperduto del mondo: ma non ci sono speranze, i fottutissimi pali della luce sono nel centro della foto perfetta. E ho deciso di combatterli a modo mio, usando Photoshop e la meravigliosa arma del timbro clone. Perché io intendo la fotografia come una via di mezzo, un giusto mix, fra scena reale e personale visione artistica. E nella mia visione artistica i pali della luce (e relativi cavi) non hanno proprio cittadinanza.

Marlene Kuntz

Marlene Kuntz

Fotografare un concerto è sempre un’impresa difficile. Il problema maggiore è la scarsa luminosità (escludo la possibilità di utilizzare il flash ovviamente): bisogna lavorare ad ISO altissimi e a tutta apertura con i problemi che ne derivano. Domenica scorsa ho deciso di cimentarmi nell’arduo compito durante il concerto dei Marlene Kuntz a Cuneo; sono arrivato con buon anticipo e mi sono piazzato proprio sotto il palco, appena dietro le transenne. La luce era concentrata quasi esclusivamente sul cantante (Cristiano Godano) e ho quindi deciso di farlo diventare il protagonista della serata. Ne sono usciti una serie di ritratti interessanti anche se (ovviamente) un po’ monotoni. Le difficoltà di illuminazione mi hanno costretto a scattare a 3200/6400 ISO ma devo ammettere che il sensore full frame della 5D Mark II ha superato brillantemente la prova. Ho fotografato solo i primi 20 minuti, poi mi sono spostato verso l’esterno e ho deciso di godermi la musica.

Cannon overlooking the sea

Canon overlooking the Sea

Mi piace rimbalzare fra mare e montagna, ma d’altronde sono con il cuore ad Imperia e con la mente a Cuneo. Questa foto risale all’inizio di marzo: siamo sul molo lungo di Oneglia, il vento è fortissimo, il cielo nuvoloso e cupo di fine inverno. A Imperia ci sono questi cannoni, ci sono da sempre: ricordo le mie foto di bambino a calvacioni sulla punta oppure in piedi, in equilibrio. Sinceramente non ricordo i cannoni sul molo lungo e penso che questo (spero di non sbagliarmi) sia arrivato da poco. E’ già sfregiato, come nella peggiore tradizione italiana, ma credo voglia rappresentare la resistenza strenua, la difesa della costa dagli invasori. E mi piaceva il suo modo di guardare il mare, di guardare l’orizzonte, la sua fierezza di combattente. Anacronistica.

Il cielo su Beinette

Il cielo su Beinette

Per la serie ‘Il fotografo della Domenica‘ ecco una foto semplice e lineare che punta solo ed esclusivamente sulla forza della natura. Il cielo è un elemento importante e fondamentale in qualsiasi foto di panorama: è il cielo che una rende una foto bella e sono le nuvole a renderla bellissima. Ieri pomeriggio il panorama era così, artistico e colorato, in una sola parola: perfetto. Ho provato la versione monocromatica e il cielo su Beinette mi piace anche senza colori.

Calata Cuneo

Calata Cuneo

Calata Cuneo è la banchina del Porto di Oneglia (Imperia). Deve il suo nome a Giovanni Battista Cuneo, giornalista, politico e patriota italiano, grande amico e collaboratore di Garibaldi che nacque proprio ad Oneglia nel 1809. Ma io credo che in pochi sappiano il perché di quel nome. E penso anche che Calata Cuneo abbia una magia, un qualcosa di bellissimo, che Imperia è riuscita a nascondere per anni, impedendone l’accesso con cancelli e divieti. Ricordo quando da piccolo correvo sotto i portici e potevo solo osservare da lontano i pescherecci e le gru. Solo negli ultimi lustri ci si è accorti di quanto possa essere ‘turistica’ la banchina: sono sparite le imposizioni e la gente ha potuto riprendersi il porto. Questa foto è scattata dal molo lungo, nella zona dedicata alle piccole imbarcazioni da pesca: è una parte del molo quasi nascosta, silenziosa, che sembra ascoltare, e non capire, il brusio e il rumore della banchina che si trova a pochi metri di distanza, oltre l’acqua. Due mondi completamente diversi ma che fanno parte di una stessa anima.

Torre VRV

Torre VRV

Il temporale era finito da poco quando sono salito sul tetto per osservare l’orizzonte. L’aria era assolutamente nitida e si potevano vedere le Alpi in tutta la loro bellezza. Le nuvole erano ancora minacciose. Ho notato quella sorta di torre in lontananza e ho inquadrato la scena con il 70-200: mi sono accorto, quasi istintivamente, della perfetta composizione a 200mm. Eliminando l’edificio, e fotografando solo la torre e le unità di climatizzazione (VRV) sul tetto, la scenografia diventava semplice e lineare. Ho provato un paio di scatti prima di riuscire a trovare una linea orizzontale perfetta che escludesse il resto del mondo. Ho contrastato ed enfatizzato le nuvole per ottenere un’atmosfera drammatica. Un’immagine minimale, rilassante, che mi riporta in pace con me stesso. E in questo caso il mouseover è dedicato alla versione monocromatica. ;-)