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VBC Mondovì – Pool Libertas Cantù 3-1

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La pallavolo è uno sport meraviglioso, ma difficilissimo da fotografare. La miscela fra velocità della palla e buio del palazzetto rende il compito del fotografo davvero arduo (ed in questo caso si può dire eccome che l’attrezzatura conta tantissimo). La palla dovrebbe essere ferma, ben definita e questo implica una velocità di scatto notevole che può variare da 1/500 in caso di palla lenta sino ad 1/1250 (ed oltre) in caso di schiacciata; considerando che la luminosità all’interno del PalaManera è scarsina, ho dovuto fotografare a tutta apertura (ovviamente) e con ISO altissimi (3200/6400). Mi sono piazzato dietro la linea di fondocampo e in prossimità della rete: data la poca, anzi nulla, esperienza nel settore ho cercato di non strafare e di dedicarmi quasi esclusivamente al gioco sottorete cercando di trovare i colpi migliori. Il risultato è sicuramente monotono e noioso, ma questo passa il convento; per migliorare ci sarà tempo. Ho selezionato 142 foto e ho deciso di pubblicarne 10 (ma avrebbero potuto essere di più); per essere la prima volta non è andata male, anche se in alcuni casi la grana è davvero evidente. Ma almeno la palla è ferma. ;-)

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Ci metto la faccia

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Oggi si celebra la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. E’ un giorno importante. Sabato 22 ottobre ho collaborato con l’associazione MondoDiDonna: abbiamo allestito un gazebo e fotografo tutti coloro che hanno voluto partecipare all’iniziativa, che hanno deciso di metterci la faccia per combattere la violenza sulle donne (ma in realtà contro qualsiasi tipo di violenza). Abbiamo trascorso due piacevolissime ore e ne sono usciti una serie di ritratti molto interessanti e, ovviamente dato il contesto, molto simili fra di loro. Ho desaturato leggermente, dato risalto al rosso della sciarpa e contrastato (come richiesto dall’organizzazione). Ho scelto 18 foto e ho dato precedenza alle donne. Gli ultimi in due in basso sono i fotografi (Fabio Saglio ed il sottoscritto); nel mio caso è la prima foto che pubblico scattata da altri.

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Io ci metto la faccia #63Io ci metto la faccia #67Io ci metto la faccia #07Io ci metto la faccia #71 (Sono io)

“CI METTO LA FACCIA”, grazie alla collaborazione tra MONDOdíDONNA e Mondoviphoto, scende in piazza. Si tratta di una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. La campagna fotografica é aperta a donne e uomini che ci vogliono mettere la faccia. Vi aspettiamo sabato 15 e 22 ottobre, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17 sotto il gazebo davanti al Bar Comino. I minorenni devono essere accompagnati dai genitori.

Ci metto la faccia

Incubo Alluvione

Madonnina #01

In queste ore la situazione meteo della provincia di Cuneo (e di tutto il Nord Italia) è terribile. Fiume esondati, strade chiuse, ponti chiuse, scuole evacuate. E da queste parti si rivive l’incubo alluvione che dall’ormai lontano 1994 torna in mente ogni qualvolta scende un acquazzone. Per sentirmi un po’ You Reporter ho fatto un salto in centro a Mondovì e sono andato sul Ponte della Madonnina. Non ho rischiato molto, la situazione è apparentemente tranquilla. Il fiume Ellero però fa davvero impressione e si rimane impotenti ad osservare la forza devastante della natura. Speriamo smetta di piovere e che la situazione si normalizzi al più presto.

Madonnina #02Madonnina #04Madonnina #03

Rakikò e Grigolon

Rakikò e Grigolon #01Rakikò e Grigolon #02

Il Rakikò è l’amaro tipico di Mondovì. E’ stato inventato nel 1895 da Francesco Comino e il suo nome deriva dalle parole Radici, China e Comino: ma questo lo sanno in pochi. Il Grigolon invece è un locale di Mondovì, è inserito nella guida dei locali storici italiani e ha da poco compiuto 100 anni. Sono collegati fra di loro da un filo indissolubile, da una storia incredibile e romantica; fra queste mura, che profumano di storia, Francesco Comino sperimentò la sua ricetta ed Ettore Alessandri scrisse la filastrocca, che potete ammirare in originale appesa alle pareti del Grigolon, che è tuttora stampata sull’etichetta posteriore della bottiglia (in origine era addirittura sull’etichetta anteriore). Sabato scorso ho avuto l’onore di ascoltare la signora Barbara, erede della famiglia Grigolon, raccontare la sua storia. E’ una storia bellissima, intrisa di passione e lavoro, che continua ancora oggi, tutti i giorni. Ho scattato queste foto per ricordare un momento, per immortalare la bottiglia storica del Rakikò. Non sono niente di straordinario, ma raccontano una storia importante e centenaria. Non voglio farmi mancare niente e quindi vi lascio una ricetta di mia invenzione, l’Angry Rak :). Io adoro gli aperitivi con un certo retrogusto amaro ed il Rakikò si presta benissimo per questo tipo di cocktails. Per il vermouth preferisco optare per il ‘Punt e Mes‘, che ha quella parte di china che rende ancora più aspro il tutto. E poi c’è l’Angostura, il bitter più amaro di sempre. Si prepara rigorosamente nel tumbler basso. E mi raccomando: bevete responsabilmente. :D

3 cl di Vermouth Rosso
3 cl di Rakikò
3 cl di Succo d’Arancia
5 gocce di Angostura
Ghiaccio
Scorza di limone e fettina di arancia

Amelia

Amelia

Questa foto della bellissima Amelia è stata scattata durante il workshop di ritratto che abbiamo organizzato (come MondovìPhoto) domenica 6 novembre (cioè praticamente oggi). Ho partecipato in modo un po’ borderline per una serie di motivi, fra cui non ultimo un certo senso di superiorità del quale un po’ mi vergogno: è vero che gli argomenti della giornata mi erano abbastanza noti, ma c’è sempre da imparare ed io dovrei saperlo bene. Mi tengo questo personale commento come promemoria per il futuro. E’ stata una domenica molto positiva, interessante e faticosa. Voglio ringraziare un po’ di persone e questo è il luogo adatto. La più importante è Lorena, non me ne vogliano gli altri ma merita il primo posto; perché se non ci fosse lei tutto intorno a noi ci sarebbe una sorta di triste deserto dei Gobi. Le ho dato un aiuto, per certi versi anche importante, ma il vero deus ex machina di tutto è lei. Grazie Grazie Grazie. Poi voglio esprimere la mia gratitudine a Marco Mosca ed Enrico Basili, i due fotografi che pazientemente ci hanno supportato e sopportato, alle bellissime e bravissime Veronica e Amelia che hanno posato per noi, a Marita Rulfo, la nostra make-up Artist, a Marcos Luxury Store che ci ha fornito gli abiti per le modelle, a Max Rinero di Magic Foto e alla Pentax che hanno organizzato il set fotografico in studio, a Loredana che ci ha permesso di scattare nel bellissimo giardino del Lori’s Inn e infine voglio ringraziare tutti i partecipanti al workshop: spero sia stata una giornata positiva e che siano tornati a casa con qualcosa in più, almeno dal punto di vista umano. La foto di Amelia è stata scattata con il 50 f/1.2, utilizzato ovviamente a tutta apertura, in priorità di diaframmi sfruttando la luce naturale di Mondovì Piazza e l’aiuto di un pannello riflettente.

Il padre della sposa

Il padre della sposa

Cappella Mondovicino

Cappella Mondovicino

Avevo in archivio un altro pokestop e non lo sapevo. Distratto. Questa è quella che Pokemon Go definisce erroneamente Cappella Mondovicino. Per i puristi del monregalese è una specie di attentato al cuore della storia e alla tradizione. Certo, lo so, non è il massimo definire questa piccola e antica cappella con il nome del modernissimo outlet, ma è il prezzo che dobbiamo pagare al progresso digitale. E’ giusto? Probabilmente no. Ma non credo si possa fermare questo processo di modernizzazione che stiamo vivendo tutti i giorni sulla nostra pelle; è necessario (ma non obbligatorio) seguire la corrente ed imparare a nuotare il più velocemente possibile. Io ci provo (e faccio fatica).

Pilone nei boschi (Pokestop)

Pilone nei Boschi

In quest’ultimo periodo il mondo sembra impazzire per Pokemon Go. Su facebook e sui giornali non si parla d’altro. Sono tutti a caccia di Pikachu e dei suoi amici: e l’ironia del popolo dei social network si è scatenata. Io non sono fra coloro che criticano, anzi, trovo l’utilizzo della realtà aumentata decisamente geniale e credo che nel futuro prossimo saranno molte le applicazioni che utilizzeranno questo tipo di tecnologia. In realtà è una tesi che sostengo da tempo. Ma quello che trovo interessante e stimolante di Pokemon Go è l’utilizzo dei Pokestop in modo istruttivo e decisamente reale. I Pokestop sono molto importanti: per chi non conosce la meccanica del gioco posso dire che sono dei luoghi in cui trovare risorse per continuare a giocare; generalmente sono situati in luoghi di particolare interesse storico, geografico, toponomastico. A Mondovì, a pochi passi da dove lavoro, ho scoperto l’esistenza di un pilone religioso proprio grazie al gioco: non l’avevo mai notato prima, nascosto dalla natura selvaggia ed in totale stato di abbandono. E questo pomeriggio ho deciso di fermarmi e fare qualche foto (a mezzogiorno, chiedo venia). E’ un gioco, divertente per alcuni, stupido per altri: ma può anche insegnare qualcosa. Ed è una questione da non sottovalutare.