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I love Carloforte

I love CarloForteLittle Green Lighthouse (Fish-Eye)

Carloforte è uno dei quei posti per il quale avevo perso le speranze. Uno di quei luoghi un po’ di nicchia dove ti piacerebbe andare ma sai benissimo che non avranno mai la precedenza, la priorità. Ed invece, incredibile, sono riuscito: chi l’avrebbe mai detto? Era nelle mie fantasie da quando, da bambino, scoprii che in Sardegna esisteva un’isola sul quale si parlava il dialetto genovese. Perchè mai? Non vi racconto l’intera storia delle migrazioni, sarebbe noioso e ridondante. Ho passato a Carloforte un’intera giornata e ricordo distintamente un paio di cose: la vittoria del Toro sulla Roma (era il 25 Settembre scorso) e l’arrivo a Portoscuso in traghetto. Più precisamente l’attimo in cui ho realizzato di aver preso (non per colpa nostra) il traghetto sbagliato e di non essere nel porto di Calasetta dove avevamo lasciato la macchina. Bellissimi momenti. Ho scelto 7 foto per spiegare Carloforte (anche un fish-eye), ma la mia preferita è sicuramente la prima: la facciata del palazzo abbandonato con la scritta I Love Carloforte. Perchè è minimale e rappresenta in modo perfetto l’amore dei tabarchini per la loro città.

Corsaro NeroRoad to...Iolanda M

Little Green LighthouseUnknow

Green between the lines

Green between the lines

Devo ammettere che il faro del molo lungo di Oneglia esercita sul sottoscritto una forte attrazione. Ma più probabilmente è l’idea stessa del faro, l’idea dell’ultimo baluardo, dell’ancora di salvezza ad emanare quell’aura che da sempre affascina l’uomo. Questa foto risale a quasi due anni fa (20 Aprile 2014), l’avevo segnata in viola (nel mio processo Lightroom il colore Viola indica una foto meritevole di attenzione) per inserirla in queste pagine, ma poi altre cose hanno preso il sopravvento. E non mi ricordavo un cielo così cupo ed arrogante; ricordo però molto bene il freddo ed il vento gelido, clima insolito per un pomeriggio di fine aprile ad Imperia. Di questa foto mi piacciono molto le linee diagonali che vanno ad incrociarsi in direzioni opposte: le estremità del cielo nuvoloso e le linee geometriche del molo. Ed il verde del faro (leggermente saturato) a risaltare nella battaglia.

Gibraltar

Gibraltar

Gibilterra ha sempre esercitato, sin dai tempi delle scuole, un certo fascino sul sottoscritto: il confine del mondo conosciuto. Nessuno osava superare le celebri Colonne d’Ercole. Nessuno prima dell’intuizione del genovese Cristoforo Colombo. E quando quest’estate mi sono ritrovato nel sud della Spagna non sono riuscito a resistere: volevo osservare il Jebel Musa e la costa Africana dalla Rocca di Gibilterra. La zona è definita pomposamente ‘Europa Point‘. In realtà non c’è molto: un faro bianco con la classica striscia centrale rossa, un grande parcheggio (deserto), un bar, un santuario, una moschea e tanto tanto vento. Volevo scattare una foto ‘ricordo’ che potesse celebrare i miei ricordi scolastici e stimolare la mia immaginazione ma non sono riuscito a trovare niente di interessante. Deluso stavo per lasciare Europa Point quando ho visto una piccola sporgenza con un punto panoramico. Mi sono avventurato fra le rocce e ho trovato la foto che cercavo: il faro di Gibilterra, le colonne d’Ercole e l’Africa (sullo sfondo). Era qui il confine del mondo conosciuto.

The green lighthouse

The green lighthouse

Al termine del nuovo molo lungo di Imperia c’è un faro. E’ normale. E il faro esercita sempre un fascino particolare. E’ solo in mezzo al mare, illumina la notte, è fiero del suo compito. Mi sono avvicinato circospetto perché volevo un punto di osservazione diverso. Sono riuscito a trovarlo abbassandomi quasi al livello del terreno e puntando vero l’alto, verso il cielo: ho cercato una composizione perfettamente simmetrica. E mi piaceva questo cemento verde. E’ la mia prima foto (che pubblico) scattata con il polarizzatore circolare, e non sarà l’ultima.

The lighthouse between wind and salt

Faro - 01Faro - 02

Il vento è fortissimo, il mare decisamente mosso. Le nuvole che provengono da Nord non promettono niente di buono: una tempesta è in arrivo. L’aria è decisamente salmastra, il sale si attacca alle mani, ai vestiti. E’ una domenica di fine ottobre ad Imperia, non fa freddo, il nuovo molo lungo è praticamente deserto. C’è un ragazzo sullo skate, Tonino controlla le sue aragoste. Dal faro non c’è nessuno, quasi nessuno. Le pietre sono bagnate perché le onde s’infrangono forte sugli scogli e schiumano oltre le protezioni. Devo correre per evitare l’acqua, mi sento il sale addosso. Il vento mi colpisce da tutte le direzioni, alzo il bavero della giacca e scatto.

Non te lo dico. E’ una sorpresa.

Non te lo dico. E' una sorpresa.

“Allora, che te ne pare?” Chiese lui con un piccolo sorriso, ma lo sguardo euforico di soddisfazione.

Lei, distinguendo il faro in lontananza, respirò a pieni polmoni e sorrise anche lei di un piccolo sorriso. Sapeva bene che lui aveva un debole per i fari e tutto l’immaginario romantico correlato. Ma poi quale immaginario, capirai, stare rinchiuso dentro una torre. “Macché rinchiuso! Piuttosto, sai come passerei il tempo lì dentro?” Morbidamente emerse dai ricordi la prima volta che lui le parlò delle sue passioni. “Con tanti libri!” “Ah beh!” aveva replicato lei, sorridendo di un piccolo sorriso e stropicciandosi delicatamente le mani, intirizzite dalla passeggiata di inizio autunno.
Ah beh!” Esclamò anche allora, attraversando con lo sguardo il prato verde e l’acqua argentea e il molo deserto e il cielo nuvoloso e il faro verde.

“Mi piace questo posto.” E sorrisero insieme di un sorriso più grande.

Foto di/Photo by Samuele Silva – Parole di Sara Taricani.

Sul molo

Sul molo

Un folto pubblico assiste ed applaude il passaggio delle Vele D’Epoca.

Faro (Connemara)

Faro (Connemara)