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Lesia [Countdown]

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Fuochi D’Artificio (Vele D’Epoca 2016)

Fuochi D'Artificio (Vele D'epoca 2016) #01Fuochi D'Artificio (Vele D'epoca 2016) #02

Non avevo mai fotografato i fuochi d’artificio, a dire il vero non ci avevo mai nemmeno pensato. Certo, sono belli, emanano sempre un qualche fascino: purtroppo non rientrano nella mia personalissima classifica delle cose da fotografare. Ma sabato sera ho avuto l’occasione: fuochi d’artificio delle Vele d’Epoca 2016, posizione strategica, attrezzatura pronta (ma quella è sempre pronta). Ho colto la palla al balzo, ho abbandonato la famiglia e gli amici al ristorante e sono andato a cercare la posizione migliore per fotografare. Treppiede, esposizione lunga, diaframma chiuso. Ho cercato di scattare nei primissimi minuti per evitare l’effetto cortina fumogena; avrei voluto anche includere qualche altro elemento oltre ai fuochi d’artificio ma essendo sul mare non mi è stato davvero possibile (ma ho tentato). Ho scattato 23 foto e ho scelto queste due per un semplice motivo: il riflesso colorato sul mare.

The Fisherman

The Fisherman

Green between the lines

Green between the lines

Devo ammettere che il faro del molo lungo di Oneglia esercita sul sottoscritto una forte attrazione. Ma più probabilmente è l’idea stessa del faro, l’idea dell’ultimo baluardo, dell’ancora di salvezza ad emanare quell’aura che da sempre affascina l’uomo. Questa foto risale a quasi due anni fa (20 Aprile 2014), l’avevo segnata in viola (nel mio processo Lightroom il colore Viola indica una foto meritevole di attenzione) per inserirla in queste pagine, ma poi altre cose hanno preso il sopravvento. E non mi ricordavo un cielo così cupo ed arrogante; ricordo però molto bene il freddo ed il vento gelido, clima insolito per un pomeriggio di fine aprile ad Imperia. Di questa foto mi piacciono molto le linee diagonali che vanno ad incrociarsi in direzioni opposte: le estremità del cielo nuvoloso e le linee geometriche del molo. Ed il verde del faro (leggermente saturato) a risaltare nella battaglia.

Ex Italcementi

Ex Italcementi #01

Ad Imperia esiste da sempre. Almeno da quando io posso ricordare. È la fabbrica Ex Italcementi come tutti la chiamano qui. Ci ho abitato molto vicino per 15 anni ed era un luogo proibito: per noi bambini era il male assoluto, non potevamo nemmeno avvicinarci. E’ stata chiusa ad inizio anni ’70, dopo un periodo a scartamento ridotto. In rete non ho trovato molte notizie, il vuoto assoluto. Sono anni che si parla di una riqualificazione ma ovviamente mancano sempre i fondi (per le cose importanti quelli mancano sempre) e rinvio dopo rinvio sono passati quasi 10 lustri. Domenica ho deciso di farci un giro. La mia curiosità UrbeX ha preso il sopravvento.

Ex Italcementi #02Ex Italcementi #14

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Samurai Ultras Imperia

Bandiera Nerazzurra

Questo è un articolo che ho scritto nel 2004, in epoca pre-blog, per il sito photographers.it. E’ un reportage, la storia di una partita di calcio di provincia vista dalla parte della tifoseria di casa. I toni sono un po’ epici e sicuramente eccessivi ma l’idea di fondo era proprio quella dell’esaltazione. Sono foto scattate con la storica Canon EOS 300D e con il 28-135 che solo a pensarci adesso mi vengono i brividi; diciamo che con il tempo mi sono un po’ imborghesito. La qualità è pessima (nella pubblicazione originale le immagini erano molto piccole) però mi dispiaceva perdere questa memoria storica e quindi ho deciso di riproporla a distanza di 12 anni (un’eternità). E’ come scrivere una pagina di un diario andando a ritroso nel tempo, è un esercizio di memoria, di ricordi. Ho leggermente modificato il testo e migliorato, per quanto possibile, le foto. Perdonatemi.

Samurai  2004 #01Samurai  2004 #02

Questo piccolo percorso, questa breve storia, sono dedicati ad un giorno particolare: al giorno in cui la tifoseria di una squadra di calcio di provincia ha dimostrato ancora una volta di essere grande, al giorno in cui ha dimostrato a tutti che la passione non ha spiegazione, ma soprattutto sono dedicati al giorno della vittoria perfetta. Forse i Samurai Ultras Imperia non hanno bisogno di essere incensati, ma permettetemi lo stesso di farlo: perché è giusto, perché è vero, perché solo chi sa cos’è la passione può capirlo.

Samurai  2004 #05Samurai  2004 #04Samurai  2004 #03

Tutto è pronto, ci si vede due ore prima della partita nell’antistadio. Subito problemi con la polizia. Ma dopo mille perquisizioni, fra le proteste, entrano gli striscioni ed i fumogeni. La Curva Nord è stracolma, tutti insieme. Con un solo ed unico obbiettivo: spingere la palla in rete!!! La partita entra nel vivo, il coro “IMPERIA!!! IMPERIA!!!” è incessante. Le bandiere e le sciarpe sventolano, alcuni tifosi non guardano nemmeno la partita. Al coro “TUTTA LA CURVA” sembra che anche le transenne e i gradoni della NORD partecipino al grido di battaglia.

Samurai  2004 #09Samurai  2004 #08

Fra un canto e quello successivo non c’è un attimo di sosta e tutti, ma proprio tutti, cercano di spingere “i ragazzi” verso la porta avversaria. Il tifo e la passione dei supporters nerazzurri coinvolgono anche i giocatori in campo che cercano di interpretare al meglio lo spirito dei proprio tifosi. IMPERIA!!! IMPERIA!!! IMPERIA!!! Lo stadio Nino Ciccione sembra esplodere. Dopo una dura battaglia la partita volge al termine, si alzano i vessilli, si sventolano le bandiere, si festeggia, ci si abbraccia. Perché? Perché l’Imperia ha vinto, ma del resto, con un tifo così potevano esserci dubbi???

Samurai  2004 #07Samurai  2004 #06

Pregnant

Photograph Pregnant #01 by Samuele Silva on 500px

Il 7 settembre sta per concludersi. In teoria, ma in questi casi si parla sempre di teoria, è il giorno fatidico. Non sarà così. E’ comunque questione di giorni, forse di ore. E colgo l’occasione per pubblicare le foto che abbiamo scattato a fine luglio, all’alba, ad Imperia. Lo scenario è la splendida Galeazza: nelle foto Michela e, un po’ nascosta, Alice. E’ iniziato il vero conto alla rovescia. Manca poco, pochissimo.

Pregnant #02Pregnant #03Pregnant #04

My vision of nature

My vision of nature

Questo articolo è stato pubblicato qualche tempo fa sul blog di ‘Dietor Cuor di Stevia. E’ il mio piccolo contributo per il mondo fotografico: molto semplice, quasi lapalissiano per certi versi. E’ già stato criticato ampiamente quindi non infierite. Spero possa piacere e magari tornare utile.

Il concetto di natura è molto variopinto. Il termine natura deriva dal latino, è il participio futuro del verbo nasci e significa ‘ciò che sta per nascere‘. Nella versione moderna è l’insieme di tutti gli essere viventi e inanimati, ma l’idea che abbiamo di natura cambia da persona a persona. La stragrande maggioranza di noi associa il termine al colore verde: un prato, una foresta, classicamente la giungla amazzonica. Per il sottoscritto il colore della natura è l’azzurro, come il mare e come il cielo. Io sono nato in Liguria, a pochi metri dalla sabbia e ho vissuto la mia ‘giovinezza’ ammirando le onde che si infrangevano sugli scogli. E quando penso a fotografare la natura il mio pensiero si rivolge quasi istintivamente al mio mare: il mio luogo di culto è la spiaggia di Oneglia, una spiaggia difficile, dura, rocciosa, malinconica, erosa dal tempo, dalle onde e dal vento. Ma è la mia spiaggia, il mio paradiso; ho scattato migliaia (si, migliaia) di foto lungo questo litorale e mai una volta sono rimasto deluso dalla meraviglia che mi circondava. Quest’immagine risale all’Aprile del 2012, il vento era fortissimo e il mare un po’ nervoso, la classica giornata invernale di inizio primavera. Sono sceso sulla spiaggia deciso a trovare una foto decente della piccola burrasca. Non è stato facile. Non è mai facile.

Per scattare foto naturalistiche/panorami bisognerebbe seguire una serie di accorgimenti base.

Innanzitutto si deve scegliere il momento opportuno: il sole è un nostro alleato e mai un nemico da affrontare. L’ideale è quasi sempre l’alba. L’alba permette di fotografare con la luce perfetta, con il cielo limpido e talvolta porta effetti atmosferici interessanti. Il grosso difetto dell’alba è che tendenzialmente arriva troppo presto (soprattutto in estate) e costringe a levatacce assurde. In caso di fotografi dormiglioni esiste anche la possibilità del tramonto: prima che il sole scenda dietro all’orizzonte (anche diverse ore prima) ma anche qualche minuto dopo. In questo caso il tempismo è decisivo e sarebbe opportuno conoscere bene il luogo che si vuole riprendere: basta sbagliare la posizione e la fotografia più bella della nostra vita (si, forse sto esagerando) potrebbe sfuggire davanti ai nostri occhi.

E poi c’è la questione dell’attrezzatura. Si può riuscire a scattare una meravigliosa foto landscape anche con una compatta, ma certamente l’utilizzo di sensori e obbiettivi di qualità facilita il nostro compito. Nel caso specifico il grandangolare, quindi un obbiettivo con un’ampia apertura focale, è fondamentale: parliamo di robe come 14mm (addirittura eccessivo), ma tutte le misure che vanno dal 16 al 35 possono essere utilizzate con ottimi risultati. Ovviamente il mio riferimento sono le reflex 35mm: se la dimensione del sensore è inferiore, cambieranno i parametri e la focale dovrà essere ridimensionata.
Abbiamo la luce giusta e l’obbiettivo giusto. Questo è un ottimo punto di partenza, non ci sono scuse. Un altro paio di accorgimenti: in una foto naturalistica l’immagine deve essere a fuoco. Ci sono varianti creative, ma se la nostra foto è corretta da questo punto di vista nessuno potrà criticarci. Per ottenere ciò è necessario chiudere il diaframma, non esistono altre possibilità. E quando intendo diaframma chiuso parlo di almeno f/8, meglio ancora f/11. Non ho scelto due aperture a caso: praticamente tutti gli obbiettivi hanno la resa migliore proprio vicino a questi due parametri. Si potrebbe chiudere ulteriormente (f/16 oppure f/22) ma avremmo una perdita di qualità e sorgerebbe anche un ulteriore problema: dando per scontato che stiamo scattando a iso 100 (per evitare il rumore) l’esposimetro potrebbe richiederci un tempo di scatto molto lento e scendendo sotto certi limiti (personali) il rischio di foto mossa diventerebbe alto; ecco che entra in azione il miglior amico del fotografo: il treppiede. Il treppiede ci permette di scattare con tempi di scatto più bassi e questo garantisce la possibilità di chiudere il diaframma e di ottenere foto perfettamente nitide. Bisogna sempre portare un cavalletto, meglio se stabile e solido, insieme alla propria attrezzatura.

Per ottenere ottime foto naturalistiche c’è anche un ultimo aspetto da valutare: l’utilizzo dei filtri. L’arrivo del digitale ha permesso di sostituire in post-produzione una grande quantità di filtri che ormai sono inutili, ma due non possono essere sostituiti. Il filtro polarizzatore è un must have : elimina i riflessi e garantisce una maggiore saturazione dei colori. Non esiste fotografo che non utilizzi un polarizzatore (quando serve). E poi in ultimo, ma non certo meno importante, il filtro Neutral Density. A cosa serve? In poche parole permette di ridurre la quantità di luce che passa attraverso l’obbiettivo e di conseguenza di diminuire la velocità di scatto. Avete presente le foto in cui l’acqua in movimento prende quella forma lattiginosa e biancastra? Ecco, sono ottenute con tempi di scatto lentissimi grazie ad un filtro ND.

Ma torniamo alla foto in alto. L’ora era quella giusta, le 6 del pomeriggio. Non ho scelto l’alba perché faccio parte della categoria ‘dormiglioni‘. Ho impostato la macchina foto in priorità di diaframmi scegliendo f/8, focale 24mm e un tempo veloce per fermare gli schizzi delle onde sugli scogli. C’era ancora molto sole (nonostante le nuvole) e questo mi ha permesso di fotografare a 1/320. L’orizzonte è dritto (nella foto naturalistica l’orizzonte deve essere sempre dritto) e quasi perfettamente (non ha senso, ma si usa molto, in fotografia, il quasi perfettamente) nel centro dell’immagine: questa non è mai una buona cosa, perché per regola il fotogramma andrebbe diviso in tre parti (1/3 e 2/3). In questo caso però mi piaceva (è un mio vizio) dare uguale importanza a cielo, mare e terra. Ho dovuto aspettare molti schizzi e diverso tempo per riuscire a catturare l’onda giusta (l’onda perfetta per citare Bodhi) ma credo che questa foto rappresenti in modo impeccabile la mia visione, la mia idea di natura.