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Cadute dalle nuvole

Cadute dalle nuvole #01Cadute dalle nuvole #02

Impasse è il nuovo spettacolo di Cadute dalle nuvole, al secolo Simona Gallo e Rachele Rabbino. Io non sono un esperto del settore ma, da profano, lo definirei uno spettacolo circense. Le due ragazze riescono a tenere il pubblico con il fiato sospeso (e con lo sguardo all’insù) per quasi 40 minuti utilizzando le tecniche del trapezio doppio, del cerchio e delle corde multiple, il tutto condito con danza e musica d’atmosfera. E per il sottoscritto che non è mai riuscito a salire nemmeno sulla pertica (ma al quadro svedese ero sotto zero) è qualcosa al limite della magia bianca. Emozionanti e bravissime. Ma parliamo anche un po’ di fotografia, siamo qui per questo no? Le condizioni di luce erano al limite delle potenzialità del sensore (e umane): buio completo e soggetti in continuo movimento, sfondo grigio cemento. Si fa presto a dire che la macchina non conta ma oggi, senza un’attrezzatura decente, non avrei cavato un ragno dal buco. Ho scattato fra 3200 e 6400 ISO (benedetto sia il sensore della 6D), ovviamente a tutta apertura. Ho scelto la conversione in silver perchè quando le immagini sono rumorose credo che la resa monocromatica sia nettamente superiore: il rumore lascia sempre un’aurea particolare, di vissuto, di sofferenza, di bianco antico. E credo che per questa tipologia di foto possa calzare a pennello. Inoltre i colori intorno non erano proprio straordinari (un capannone industriale) e nella conversione non si è perso niente di importante. E più guardo le foto e più non capiscono come riescano a non cadere dalle nuvole. Mah…

Cadute dalle nuvole #03Cadute dalle nuvole #04Cadute dalle nuvole #05

Cadute dalle nuvole #06Cadute dalle nuvole #07

…Abbiamo toccato con i piedi per terra un giorno d’inverno quando, mangiando la solita minestra, abbiamo capito che in realtà, per Cadere Dalle Nuvole, bisogna stare a testa in giù…

La casa

La casa

Una giornata uggiosa

Una giornata uggiosa #01

Mi hanno detto che alle foto non servono le parole. Forse è vero, forse no. Io credo dipenda dal tipo di immagine: a me piace raccontare e spiegare, a chi osserva i miei scatti, il perché e magari anche il percome (e anche il perquando). Non è obbligatorio certo, ma comunque aiuta a capire e comprendere. Ho scattato queste tre foto sabato scorso, nel breve volgere di dieci minuti mentre aspettavo che le pizze fossero pronte. Sono doppie esposizioni (quindi treppiede), era l’unico escamotage per ottenere una resa così equilibrata fra cielo e terra. E mi ricordano una bellissima canzone di Lucio Battisti.

Ma che colore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa
Ma che colore ha una giornata uggiosa
ma che sapore ha una vita mal spesa

Una giornata uggiosa #02Una giornata uggiosa #03

Alice rides the sunset

Alice ride the sunset #01Alice ride the sunset #02

Queste due foto non sono recentissime, le ho scattate nell’agosto dello scorso anno. Poi complice la poca voglia, le ferie che sarebbero arrivate da lì a poco e soprattutto il tempo tiranno, le ho lasciate nel cassetto di lightroom. Mi piacciono davvero tanto, mi emozionano e ho deciso di pubblicarle a distanza di 9 mesi. Molte volte mi capita di trovare la parola emozione collegata alla fotografia. Spesso e volentieri si legge che una foto deve emozionare; non sempre è vero, ma è un semplice discorso di logica. Quello che mi domando io è CHI deve emozionare una foto. Perché le immagini devono emozionare chi le guarda ma in realtà quasi sempre emozionano solo chi le ha scattate e, in rari casi, il soggetto fotografato. E solitamente è per il ricordo del momento e mai per la bellezza oppure per il significato della foto stessa. Mi emoziona. Ma chi emoziona? Io credo sia un termine abusato e, troppe volte, usato a sproposito. Io, invece, posso affermare con certezza che questa foto mi emoziona. Me e soltanto me, e non pretendo che possa emozionare anche Voi, osservatori quasi casuali. Perché al sottoscritto ricorda un momento di crescita, di gioco, di divertimento. E sono momenti belli, ma solo miei. E il ricordo mi emoziona.

C’era una volta il Castello di Beinette

Castello di Beinette #01Castello di Beinette #02

Un pò più in alto rispetto alla piazza del paese, accanto alla chiesa, in cima alla salita, ecco il Castello di Beinette. L’accesso, da sempre proibito, avvolgeva il castello in un alone di mistero: fin da bambina mi ero chiesta come fosse all’interno e chi lo abitasse. Fantasmi? Pipistrelli? Vampiri? No, in realtà intorno alla seconda metà del 1800 era stata la residenza estiva dei marchesi di Rudinì, che venivano in Piemonte con la figlia Alessandra e il suo cagnolino Chatain (come racconta il libro ‘Alessandra di Rudinì’ di Gigi Moncalvo). Una ragazza disinibita lei, che era stata sorpresa a cavalcare nuda nel parco del castello e che aveva ospitato proprio qui il suo amato Gabriele D’Annunzio. Ma forse questa è solo una leggenda. Come quell’altra che narra che nei sotterranei del castello ci fosse l’accesso a un tunnel segreto, lungo chilometri, usato come via di fuga, verso la Certosa di Pesio, in tempo di guerra. È così che, guardando il castello, seppure ormai fatiscente, la mia fantasia aveva galoppato per anni. Poi sabato scorso, grazie ad un amico, ho avuto la possibilità di visitarlo. Intanto va precisato che l’ingresso principale dà sul cortile della cartiera e non in cima alla salita della chiesa come molti pensano. L’ottantenne sig. Castellino, proprietario dell’immobile da circa 30 anni, ci ha aperto il castello e la seconda porta, decorata di vetri colorati a piombo, benché non del tutto intatta, ci ha comunque sorpresi.

Castello di Beinette #09Castello di Beinette #06

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Bisalta [clouds]

Bisalta [clouds]

Devo ammettere che sono molto infastidito dai pali della luce (e relativi cavi). Spesso e volentieri mi sono trovato a combatterli, a schivarli, ad evitarli. Eppure sono sempre lì, proprio nel mezzo del panorama che mi piacerebbe fotografare; e sono dappertutto anche nei luoghi più impensati, dove la natura è praticamente incontaminata, anche quando la prima impronta umana dista decine di miglia. Non c’è l’acqua, non c’è la vita, non c’è la flora, non c’è la fauna, sei nel deserto, nel posto più sperduto del mondo: ma non ci sono speranze, i fottutissimi pali della luce sono nel centro della foto perfetta. E ho deciso di combatterli a modo mio, usando Photoshop e la meravigliosa arma del timbro clone. Perché io intendo la fotografia come una via di mezzo, un giusto mix, fra scena reale e personale visione artistica. E nella mia visione artistica i pali della luce (e relativi cavi) non hanno proprio cittadinanza.

Sunny Stripes

Sunny Stripes

E’ il classico clima mutevole della Primavera. Sole e caldo, ma anche vento e nuvole. Pioggia talvolta. Le piantine di mais cominciano a crescere e si inizia a pensare alla falciatura delle messi. E’ bello camminare su queste strade di campagna, sentire il sibilo del vento (mai troppo) mischiarsi al rumore lontano e lamentoso delle mucche. Un cane abbaia in lontananza. Fa caldo ma non troppo, anzi, la protezione fornita dalla maglia è assai gradita. C’è odore di Estate.

Verso la montagna

Verso la montagna