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La città che sale

La città che sale #01

La scultura “La città che sale” di Gaspare Marziano ha vinto, nel 2014, la 18° edizione di Scultura da Vivere che aveva come tema di indagine “Crisi/Sviluppo”. È stata inaugurata presso il parco “La Pinetina”, in zona corso Gramsci a Cuneo, il 19 settembre scorso.

La scultura si caratterizza per un forte impatto visivo e concettuale e si compone di cinque figure sdraiate in posizione prona sovrastate da un muro in cemento armato di circa sei metri per due che rappresenta il concetto di “crisi”, concetto al quale ogni fruitore più dare la lettura ad esso più vicina, essa sia economica, esistenziale, personale o collettiva. (Fondazione Peano)

Da quel giorno sono iniziate, soprattutto sui social network, le polemiche. In molti ritengono che l’opera non sia adatta ad un parco per bambini. Guardando le immagini su Internet non sono riuscito a farmi un’idea precisa e quindi ho deciso di fare un passo in Corso Gramsci per rendermi conto di persona. Devo ammettere che l’impatto è decisamente forte e nel parco, in un angolo, si disperde un po’; bella è comunque ancora un’altra cosa. E’ sicuramente molto significativa, l’idea della crisi traspira e si vede in modo netto e chiaro. Anche troppo. Non sono un grande esperto d’arte moderna (ma nemmeno classica) e preferisco documentare con le immagini. Ho scelto una giornata uggiosa, un po’ triste, perché il sole si sarebbe male adattato ad una scultura dedicata alla “Crisi”. Ho aperto il diaframma al massimo, ho enfatizzato il grigio del cemento ed evidenziato i dettagli. E credo di essere riuscito a cogliere l’anima della scultura di Gaspare Marziano.

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Hexa Grace by Victor Vasarely

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Il principato di Montecarlo si trova a breve distanza da Imperia. E’ sempre stata una delle gite classiche, il sabato sera prima della partita del Munego piuttosto che la domenica sulla splendida spiaggia del Larvotto. Fra le meraviglie di Monaco, quella che sempre ha suscitato in me emozioni ed ammirazione è sicuramente mosaico disegnato da Victor Vasarely. Ho passato ore a tentare di capire il significato di questa gigantesca opera senza mai trovare una collocazione precisa al genio del pittore ungherese. Riguardando i suo quadri in molti vedranno delle semplici composizioni geometriche: il genio di Vasarely va oltre, troppi dimenticano il tempo e la visione annebbiata dall’uso della computer grafica. Ho ammirato di recente il Vasarely’s Hexa Grace e come sempre non sono riuscito ad andare oltre: mi sono fermato e ho pensato. Non ho mai voluto fotografare il mosaico di Vasarely, ho sempre pensato di non essere pronto ad imprigionare certe emozioni; forse però adesso è giunto il momento di fermare l’attimo.

Ho scritto questo post nell’ottobre del 2006. Sabato scorso ho deciso, dopo quasi 10 anni, che l’ora era giunta. L’Hexa Grace – La ciel, la mer, la terre – realizzata nel 1979 dalla Fondazione Vasarely Aix-en-Provence è un’opera meravigliosa di Victor Vasarely. Intorno si snoda il Fairmont Monte Carlo (che io chiamo ancora Loews), uno tra i più esclusivi hotel a Monte Carlo e tra i più grandi in Europa: 602 stanze e suite, due ristoranti, bar e lounge, 18 sale convegni, una piscina esterna riscaldata tutto l’anno. Le foto non sono niente di straordinario, ho sbagliato l’ora (meglio l’alba) e non mi sono accorto che aspettando avrei perso anche gli ultimi raggi di sole. Poco male, importante era andare lì e fotografare. E sono tornato per qualche minuto nel passato.

Cretto di Burri

Cretto di Burri

Il cretto di Burri è il nome con cui è conosciuto il “Grande Cretto”, un’opera artistica di land art realizzata da Alberto Burri tra il 1984 ed il 1989 nella città vecchia di Gibellina, andata completamente distrutta dal terremoto del 1968. […] Burri progettò un gigantesco monumento della morte che ripercorre le vie e vicoli della vecchia città: esso infatti sorge nello stesso luogo dove una volta vi erano le macerie, attualmente cementificate dall’opera di Burri. Dall’alto l’opera appare come una serie di fratture di cemento sul terreno, il cui valore artistico risiede nel congelamento della memoria storica di un paese. Il cretto ha una superficie di circa 8000 metri quadrati, facendone una delle opere d’arte contemporanea più estese al mondo. (Wikipedia)

Devo ammettere che ero molto curioso di visitare il Cretto di Alberto Burri: sia dal punto di vista storico che dal punto di vista fotografico. Sono rimasto deluso. L’opera dell’artista umbro in realtà mi ha meravigliato: è fantasmagorica, enorme, impressionante. Pensare che sotto quel cemento esisteva un paese fa pensare, intristisce. Deludente è il trattamento che la Sicilia ha riservato al Cretto. Intorno è il nulla più assoluto: vegetazione incolta, strade dissestate, un orrido parcheggio, nessun cartello, nessuna indicazione, nessuna storia. Niente. Niente. Solo l’opera monumentale di Burri. E poi basta, anzi, cartacce, erba, sporco, escrementi, due palazzi semidistrutti, un prato incolto. Sembra che qualcosa si stia muovendo, che esista l’intenzione di rendere giustizia al Cretto. Sono passati solo trent’anni d’altronde. E sarebbe ora.

Il Grande Cretto, opera di potenza straordinaria, è la monumentale raffigurazione di un lutto al momento impraticabile per la portata delle conseguenze, il cemento nasconde e allude alla frammentazione sottostante, tenuta insieme dalla rete metallica che, grazie alla rigidità, garantisce una coesione tra i pezzi che altrimenti resterebbero sparsi. (Silvia Grasso)
Zibba & Almalibre

Zibba & Almalibre #01

Ieri sera ho dichiarato aperta la stagione dei concerti all’aperto. Zibba & Almalibre, ospiti del birrificio Baladin a Cuneo, non hanno tradito le mie aspettative: un bellissimo concerto, con un folto pubblico e vibrazioni molto forti. Conoscevo pochissime canzoni dell’artista Varazzese (fra le altre ‘Senza di te’ vincitrice del premio della critica all’ultimo festival di Sanremo) ma la sua voce ed il suo sound mi hanno impressionato positivamente: davvero molto bravo, un animale da palco che ha stregato ed affascinato il pubblico. Un paio di aspetti negativi, a dire il vero, sono riuscito a trovarli: la piattezza delle luci (ma ad un palco semplice ed improvvisato è difficile chiedere oltre) e le sigarette; Zibba avrà fumato un intero pacchetto durante il concerto e non ho trovato la cosa per niente apprezzabile. Le foto senza nicotina in mano sono rarissime. Il più fotogenico del gruppo è sicuramente il bassista, Stefano Cecchi, al quale ho dedicato almeno metà degli scatti. Barba, tatuaggi ed aria disincantata sono un must al quale, dal punto di vista fotografico, è impossibile resistere.

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Silver Control

Silver Control

Ataturk

Photograph Ataturk by Samuele Silva on 500px

Ataturk è l’eroe nazionale turco. E questo è il suo mausoleo. Una struttura incredibile, enorme, fantastica, monumentale, squadrata, pulita, perfetta, lineare, minimalista; che rende bene l’idea di quanto il popolo turco possa amare il suo eroe. Sentire la guida raccontare, con le lacrime agli occhi, la storia di questo incredibile personaggio storico mi ha emozionato. Mustafa Kemal Atatürk era 50 anni avanti rispetto al resto del mondo, basta dare un’occhiata rapida alle sue idee per capire la sua grandezza. Ho scattato questa foto durante la visita mattutina al suo mausoleo: mattino presto di un giorno infrasettimanale. Solo il nostro gruppo, nel freddo, e le guardie. Sono salito sugli scalini che portano alla cripta, ho aspettato che il piazzale fosse vuoto e ho scattato a f/8. E questa è una delle foto che preferisco del viaggio in Turchia: mi lascia un senso di pace e grandiosità.

Astrup Fearnley Museet

Astrup Fearnley Museet

Il nome Reeeenzo Piano è sempre sinonimo di grandi strutture. E il museo d’arte moderna di Oslo non sfugge a questa regola. E’ un’opera suggestiva ma molto difficile da fotografare; è circondata dall’acqua e coperta di vetro ma quello che colpisce sono le sue finestre arancioni. Tutte uguali, tutte chiuse, tutte molto vicine, tutte perfettamente allineate (e ci mancherebbe altro). Ho girato intorno all’Astrup Fearnley Museet almeno venti minuti senza riuscire a trovare niente di particolarmente originale. Ero ossessionato dalle finestre arancioni, ma riuscire a ripetere la perfetta simmetria in foto è impresa ardua e complicata. Mi sono arreso presto e ho cercato di immaginare punti di osservazione diversi dal solito e ho guardato verso l’alto: e guardare verso l’alto in fotografia non tradisce quasi mai.

Monica in the Vigeland Sculpture Park

Monica in the Vigeland Sculpture Park by Samuele Silva on 500px.com

Fra le tante foto che ho scattato al Vigeland Park questa è sicuramente la mia preferita e probabilmente la migliore. Mi piace essenzialmente per la composizione molto bilanciata: al primo sguardo si evidenziano subito due linee oblique che partono dall’obelisco e si dirigono verso i bordi della foto. Nella parte sinistra c’è Monica (con la sua ombra) che si allontana scendendo gli scalini, nella parte destra le statue che vengono incontro all’osservatore sino a sfuocare (ho scattato in priorità di diaframmi a f/2.8, atipico per una foto del genere ma volevo appunto lasciare il primo piano completamente fuori fuoco). E poi c’è l’attesa. Per riuscire a scattare questa foto ho dovuto aspettare diversi minuti (e non avevo molto tempo) sperando che un soggetto interessante scendesse in solitaria le scale; ho avuto fortuna perché Monica non guardava verso di me ed i suoi pantaloni rossi sono perfetti in questa foto composta da solo due colori: il grigio della pietra e l’azzurro del cielo. Good Job Samuele (cit. Massimo Bassano).